{"id":1583,"date":"2025-07-14T00:01:00","date_gmt":"2025-07-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=1583"},"modified":"2025-07-11T07:54:39","modified_gmt":"2025-07-11T05:54:39","slug":"costruire-per-levare-larchitettura-rupestre-medievale-nella-sicilia-sud-orientale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/07\/14\/costruire-per-levare-larchitettura-rupestre-medievale-nella-sicilia-sud-orientale\/","title":{"rendered":"\u201cCostruire per levare\u201d: l\u2019architettura rupestre medievale nella Sicilia sud-orientale"},"content":{"rendered":"\n<p>Nell\u2019ambito dell\u2019architettura di et\u00e0 bizantina e medievale, che riguarda in generale tutta l\u2019Italia meridionale e, nel nostro specifico, la Sicilia sud-orientale, si fa riferimento ad un particolare \u201cmodus struendi\u201d, definito come &#8220;<em>costruire per levare<\/em>&#8220;, e che descrive un approccio costruttivo che procede attraverso la rimozione della materia rocciosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Invece di costruire \u201cex novo\u201d, si preferisce scavare grotte naturali e cos\u00ec modellare escavazioni gi\u00e0 esistenti per creare spazi abitativi, luoghi di culto, magazzini e cisterne per la raccolta dell\u2019acqua. Questo nuovo approccio costruttivo, comunque gi\u00e0 noto in et\u00e0 preistorica (per la Sicilia sud-orientale basti l\u2019esempio noto di Pantalica con le sue necropoli e i suoi villaggi rupestri), implica un rapporto diretto dell\u2019attivit\u00e0 trasformativa dell\u2019uomo che si adatta a quello che \u00e8 l&#8217;ambiente naturale.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"226\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/aliaesterno-catacomba.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1587\"\/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>A tale riguardo due sono le fasi principali che caratterizzano l&#8217;architettura rupestre: la prima \u00e8 quella dello scavo, con la realizzazione di nuovi ambienti o con la trasformazione di precedenti aree cimiteriali di et\u00e0 tardo-romana per ricavare intere chiese e complessi monastici di stampo cenobitico; la seconda fase \u00e8 quella della modellazione : all\u2019interno delle grotte scavate vengono a crearsi cos\u00ec nuove forme, nuovi volumi, arricchiti da elementi architettonici, incisioni scultoree, pannelli e cicli pittorici.<\/p>\n\n\n\n<p>Vorrei qui presentare un \u201cexemplum\u201d che si trova nel territorio di Licodia Eubea, incastonato tra i Comuni di Licodia Eubea, Vizzini e Monterosso Almo, e vicino al lago Dirillo: il complesso rupestre dell\u2019Alia \u2013 Grotta dei Santi.<\/p>\n\n\n\n<p>La letteratura sull\u2019insediamento rupestre \u00e8 relativamente recente. Si deve alla meticolosa sagacia del grande archeologo siracusano Giuseppe Agnello, che per primo ne diede notizia nel 1940, se il complesso monumentale venne alla conoscenza del mondo scientifico. L\u2019Agnello not\u00f2 come il complesso rupestre dell\u2019Alia e tutto il territorio di Monterosso Almo fossero stati trascurati dagli studiosi precedenti, compreso il soprintendente Paolo Orsi, che visit\u00f2 e lavor\u00f2 pi\u00f9 volte nei paesi dell\u2019altipiano ibleo.<\/p>\n\n\n\n<p>N\u00e9 questo interesse vi fu da parte degli studiosi locali, come Vincenzo Cannizzo, ispettore onorario delle Antichit\u00e0 per il territorio di Licodia, che bene conoscevano la zona di loro pertinenza. Aldo Messina, autore di numerosi studi sul trogloditismo medievale in Sicilia e a Malta, torner\u00e0 ad interessarsi, a partire dai primi anni \u201970 del secolo scorso, del complesso rupestre dell\u2019Alia, inserendolo in quel fenomeno della riutilizzazione \u201c\u2026<em>di ambienti funerari come cripte destinate al culto<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Alia-Catacomba-con-sepolcri-a-baldacchino.-Veduta-dellinterno-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1586\" srcset=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Alia-Catacomba-con-sepolcri-a-baldacchino.-Veduta-dellinterno-768x1024.jpg 768w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Alia-Catacomba-con-sepolcri-a-baldacchino.-Veduta-dellinterno-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Alia-Catacomba-con-sepolcri-a-baldacchino.-Veduta-dellinterno-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Alia-Catacomba-con-sepolcri-a-baldacchino.-Veduta-dellinterno-413x550.jpg 413w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Alia-Catacomba-con-sepolcri-a-baldacchino.-Veduta-dellinterno.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Intorno alla met\u00e0 degli anni \u201980, l\u2019insediamento rupestre rientr\u00f2 nell\u2019ambito di un mio lavoro di ricerca i cui risultati andarono a confluire nella tesi di laurea \u201c<em>Monumenti di et\u00e0 tardo-romana e bizantina a Licodia Eubea<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il complesso venne analizzato nelle sue componenti topografica, storico-artistica, archivistica e religiosa, precisando le due distinte fasi che lo interessarono: quella tardo-antica con destinazione cimiteriale e quella del riutilizzo come eremitaggio rupestre di stampo cenobitico. Per la prima volta vennero fornite le planimetrie e le sezioni dei principali ingrottamenti della zona, un\u2019analisi dettagliata del pannello pittorico con la rappresentazione della \u201c<em>staur\u00f2sis<\/em>\u201d, nonch\u00e9 un ricco corredo fotografico.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2008, Aldo Messina torner\u00e0 a parlare della \u201cGrotta dei Santi\u201d nella sua \u201cSicilia rupestre\u201d, riportando una foto della \u201c<em>staur\u00f2sis<\/em>\u201d. Infine, sempre nel 2008, si interess\u00f2 del complesso rupestre l\u2019archeologa Elisa Bonacini nella sua pubblicazione \u201c<em>Il borgo cristiano di Licodia Eubea<\/em>\u201d. La studiosa catanese, servendosi degli studi passati e degli ultimi dati acquisiti da parte della Sovrintendenza archeologica di Catania, fornisce un quadro esaustivo su Licodia Eubea e il suo territorio in epoca tardo-antica.<\/p>\n\n\n\n<p>Il complesso rupestre dell\u2019Alia \u2013 Grotta dei Santi, presenta una continuit\u00e0 di vita di oltre un millennio: dall\u2019epoca tardo-antica al XV secolo, quando si pu\u00f2 ipotizzare il suo abbandono; non \u00e8 da escludere poi nella zona un precedente insediamento in et\u00e0 classica, non ancora accertato per\u00f2 da prove monumentali.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019abbandono deve essere stato causato, molto verosimilmente, da quel fenomeno di ripopolamento che interess\u00f2 i piccoli e grandi centri urbani, abbandonati in epoca tardo-antica e rinati durante e dopo la dominazione normanna dell\u2019Isola, in un clima di relativa stabilit\u00e0 politica ed economica.<\/p>\n\n\n\n<p>Riguardo la fase cimiteriale bisogna sottolineare la pluralit\u00e0 delle forme sepolcrali impiegate nell\u2019intero complesso: dall\u2019arcosolio monosomo e polisomo al sepolcro a sarcofago, dalla tomba sub-divo alla fossa terragna sino al sepolcro a baldacchino. La variet\u00e0 di tipologie sepolcrali denota, ancora una volta, le capacit\u00e0 tecniche dei \u201c<em>fossores<\/em>\u201d che seppero adattare le loro esigenze costruttive alla situazione geomorfologica del posto con estrema sensibilit\u00e0 e fantasia.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Alia-Oratorio-rupestre.-Staurosis-con-la-nicchia-sottostante-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1584\" srcset=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Alia-Oratorio-rupestre.-Staurosis-con-la-nicchia-sottostante-768x1024.jpg 768w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Alia-Oratorio-rupestre.-Staurosis-con-la-nicchia-sottostante-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Alia-Oratorio-rupestre.-Staurosis-con-la-nicchia-sottostante-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Alia-Oratorio-rupestre.-Staurosis-con-la-nicchia-sottostante-413x550.jpg 413w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Alia-Oratorio-rupestre.-Staurosis-con-la-nicchia-sottostante.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Altro dato importante: il luogo di culto, sorto dopo qualche tempo nella stessa area cimiteriale, ripropone la questione della riutilizzazione in epoca tardo-antica di presidi di et\u00e0 precedenti. L\u2019oratorio, come altre chiese rupestri dell\u2019altipiano ibleo, occupava un punto strategico di tutto l\u2019insediamento ed era sorto, non solo per favorire un processo di \u201ccolonizzazione\u201d o assicurarne la continuit\u00e0 nella zona, ma certamente per garantire agli abitanti della comunit\u00e0 rurale \u201c<em>un quadro amministrativo e religioso che garantisse la regolarit\u00e0 dei servizi divini e della liturgia sacramentale [\u2026], che rafforzasse il potere dei signori e accelerasse, nelle zone con larga presenza musulmana, le conversioni.<\/em>\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, la presenza di un monachesimo cenobitico nell\u2019area interessata \u2013 come in tutta la fascia sud-orientale del Mediterraneo \u2013 sottolinea il momento particolare di \u201csaldatura\u201d della tradizione culturale post-classica alla successiva presenza nell\u2019Isola di una tradizione culturale \u201ceuropea\u201d come quella normanna.<\/p>\n\n\n\n<p>Il complesso dell\u2019Alia rientra in quella tipologia insediativa diffusa nell\u2019altipiano ibleo con l\u2019edificio di culto posto nelle vicinanze e a servizio di abitati rupestri sparsi nella campagna e senza strutture di difesa. Si tratta di insediamenti costituiti da poche camere ipogeiche affiancate su creste di roccia isolate, dove sono state ricavate la casa e gli altri ambienti di servizio come il magazzino e la stalla. Il gruppo monumentale si pu\u00f2 riportare come zona d\u2019influenza e di legame culturale al vicino centro di Licodia, al quale sia l\u2019aspetto morfologico del terreno sia le tipologie funerarie adottate sembrano richiamare.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre P. Orsi proponeva per questi abitati trogloditici una datazione \u201cbizantina\u201d, attribuendoli alla dominazione bizantina che interess\u00f2 la Sicilia a partire dal V secolo, dai dati raccolti sembra pi\u00f9 esatto uno slittamento pi\u00f9 tardo, quando tutta l\u2019area fu interessata, a partire dal IX secolo, dalla colonizzazione berbera proveniente dalle coste del nord Africa.<\/p>\n\n\n\n<p>Pertanto, come giustamente ha sottolineato A. Messina, \u00e8 bene \u201c<em>collocare la fioritura del trogloditismo siciliano nell\u2019ambito della islamizzazione dell\u2019isola tra il IX e l\u2019XI secolo e a collegarla al trogloditismo della popolazione berbera venuta a colonizzare la Sicilia dalla montagna libico-tunisina<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La storia socio-economica della zona s\u2019innesta in quella pi\u00f9 generale di tutta l\u2019Isola nei secoli del Tardo-Impero e dell\u2019Alto Medioevo. Il quadro storico \u00e8 mutato rispetto a quello della Sicilia in et\u00e0 classica e nei primi secoli dell\u2019impero: assistiamo ad una crisi demografica che crea nuovi assetti sia nelle aree urbane che nelle campagne, dove sorgono ville, fattorie, centri rurali. Nel corso del VI secolo, assieme all\u2019abitazione in mattoni o blocchi di pietra calcare, viene adottato un altro tipo di aggregamento umano, meno comodo della casa costruita, ma in compenso pi\u00f9 sicuro: la grotta. I nuovi agglomerati, nascosti tra la vegetazione arboricola, sfruttarono, riadattandole, aree cimiteriali precedenti per soddisfare le mutate condizioni di vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Le grotte, poste vicino ai terreni arati e alle fonti d\u2019acqua, presentano una struttura elementare ma molto funzionale. Nelle loro vicinanze sorgono il luogo di culto, il \u201ctrapetum\u201d di uso comune, i depositi per l\u2019acqua. Il sistema economico riflette la mutata situazione storica: l\u2019agricoltura, basata dapprima sul latifondo, si converte gradualmente verso colture diversificate, mentre gli scambi commerciali \u2013 sempre con l\u2019Oriente bizantino \u2013 sembrano ridursi ulteriormente.<\/p>\n\n\n\n<p>Risulta ormai affermato in maniera definitiva il valore economico-sociale, oltre che religioso e artistico del fenomeno trogloditico, di questa particolare tecnica edilizia \u201cper sottrazione\u201d, che non risulta essere qualitativamente inferiore a quello \u201ccostruito\u201d, ma espressione di uno sviluppo parallelo e simile della rinata societ\u00e0 siciliana in epoca normanna.<\/p>\n\n\n\n<p>Purtroppo queste testimonianze di un variegato popolamento in epoca altomedievale nel territorio di Licodia Eubea, come in tutto l\u2019altipiano ibleo, risultano spesso abbandonate, o coperte dal tessuto urbano moderno, o devastate dai fenomeni sismici o dalla mano dell\u2019uomo che le ha private di qualsiasi manufatto, alterandone in molti casi anche la struttura. La mancanza poi di depositi archeologici all\u2019interno delle grotte ha reso difficoltoso un inquadramento cronologico certo.<\/p>\n\n\n\n<p>Una serie di interventi, da parte della Sovrintendenza archeologica di Catania e di concerto con l\u2019amministrazione comunale di Licodia Eubea, ha portato dapprima all\u2019istituzione del vincolo monumentale per tutto il complesso rupestre dell\u2019Alia e poi alla realizzazione di un parco archeologico tra il 2007-2009, che ha reso maggiormente fruibili le grotte della piccola catacomba e dell\u2019oratorio rupestre. La ripulitura di questi ambienti e l\u2019intervento di restauro del pannello pittorico, avvenuti tra il 2009 e il 2010, debbono ritenersi i punti di un pi\u00f9 vasto programma di ricerca e salvaguardia volto a riportare nella giusta luce non solo il complesso rupestre dell\u2019Alia, ma anche degli altri insediamenti abitativi lasciati, come altri, per lungo tempo nel pi\u00f9 completo abbandono.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell\u2019ambito dell\u2019architettura di et\u00e0 bizantina e medievale, che riguarda in generale tutta l\u2019Italia meridionale e, nel nostro specifico, la Sicilia sud-orientale, si fa riferimento ad un particolare \u201cmodus struendi\u201d, definito come &#8220;costruire per levare&#8220;, e che descrive un approccio costruttivo che procede attraverso la rimozione della materia rocciosa. Invece di costruire \u201cex novo\u201d, si preferisce scavare grotte naturali e cos\u00ec modellare escavazioni gi\u00e0 esistenti per creare spazi abitativi, luoghi di culto, magazzini e cisterne per la raccolta dell\u2019acqua. 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