{"id":1579,"date":"2025-07-14T00:01:00","date_gmt":"2025-07-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=1579"},"modified":"2025-07-11T07:56:59","modified_gmt":"2025-07-11T05:56:59","slug":"nel-cuore-della-costruzione-limbo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/07\/14\/nel-cuore-della-costruzione-limbo\/","title":{"rendered":"Nel cuore della costruzione, Limbo"},"content":{"rendered":"\n<p>Dicono che una casa non \u00e8 la stessa cosa di una famiglia. Non sappiamo mai che stiamo costruendo una famiglia finch\u00e9 qualcosa o qualcuno diventa parte del suolo che calpestiamo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sei anni fa decisi di adottare un gatto. Decisi di chiamarlo \u201cLimbo\u201d, dal poema di Antonin Artaud, <em>L\u2019ombelico dei limbi<\/em>. Limbo arriv\u00f2 senza avvisare che sarebbe rimasto; non avevo mai adottato nessuno, tanto meno un essere cos\u00ec piccolo e vulnerabile. Lo portai a casa come si portano le cose piccole: senza rumore, senza discorsi. Un gattino completamente bianco con un neo accanto al naso. Presto gli spuntarono macchie marroni e la coda si dipinse completamente di scuro. Era minuscolo, come un dubbio. Ardente di domande, come il poema.<\/p>\n\n\n\n<p>Pensavo di salvarlo, di portarlo in un luogo sicuro: la mia casa. Non mi fermai mai a pensare che fosse lui a costruirmi un un rifugio. Non ci furono progetti di costruzione, n\u00e9 fondamenta visibili. L\u2019opera inizi\u00f2 in silenzio: la prima volta che dormimmo nello stesso letto, rannicchiati. Il primo miagolio che mi costrinse a interrompere una giornata grigia, il primo salto sulle mie gambe mentre maledicevo il mondo, come se sapesse che l\u00ec, proprio l\u00ec, doveva stare per calmare il mio spirito.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni suo gesto era una pietra posata con cura, anche se era un turbine carico di energia. Ogni routine \u2013 quel modo in cui si sdraiava sempre all\u2019angolo del letto vicino ai miei piedi, o come mi faceva la guardia alla porta del bagno senza che glielo chiedessi \u2013 diventava una trave che sosteneva le mie giornate.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che abbiamo fatto insieme era pi\u00f9 che condividere uno spazio: abbiamo innalzato una struttura dal fondo del cuore, dove prima c\u2019erano solo pareti vuote. Giuro che allora non lo sapevo, ma stavo imparando il significato di convivere con un animaletto che non chiede nulla in cambio, semplicemente trasforma. Un gatto non ti chiede di guardarlo, ma quando lo fai, cambia il modo in cui vedi il mondo. Un gatto non si impone, ma la sua assenza pesa come se qualcosa dentro di te crollasse.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, il refugio che ha costruito \u00e8 rimasto. Anche con la sua partenza, l\u2019architettura persiste: la memoria come tetto, i ricordi come stanze aperte, l\u2019amore come la fondamenta pi\u00f9 profonda e resistente. A volte entro in quello spazio ad occhi chiusi, lo percorro senza toccare nulla. Tutto \u00e8 ancora l\u00ec: l\u2019angolo dove dormiva nei pomeriggi, l\u2019ombra del suo corpo dietro le vetrine, l\u2019abitudine di chiamarlo \u201cAmore mio\u201d quando arrivavo a casa e lui saltava dal letto per venirmi incontro annusandomi.<\/p>\n\n\n\n<p>Costruire non \u00e8 sempre fare, a volte \u00e8 semplicemente esserci. E lui c\u2019\u00e8 stato per sei anni e ventotto giorni. C\u2019\u00e8 stato mentre io cambiavo forma, tristezza, forza. C\u2019\u00e8 stato come resta ci\u00f2 che \u00e8 essenziale: senza rumore, senza fretta, senza promessa. E ora che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, mi fa male ammetterlo, ma davvero non c\u2019\u00e8 una rovina. C\u2019\u00e8 un\u2019opera compiuta. Una famiglia che non crolla, anche se manca chi lo abitava. Ora, uno spazio dentro di me porta il suo nome. Inconfondibile. Unico. Originale. Un edificio costruito con l\u2019amore pi\u00f9 puro e leale, come Limbo.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dicono che una casa non \u00e8 la stessa cosa di una famiglia. Non sappiamo mai che stiamo costruendo una famiglia finch\u00e9 qualcosa o qualcuno diventa parte del suolo che calpestiamo. Sei anni fa decisi di adottare un gatto. Decisi di chiamarlo \u201cLimbo\u201d, dal poema di Antonin Artaud, L\u2019ombelico dei limbi. Limbo arriv\u00f2 senza avvisare che sarebbe rimasto; non avevo mai adottato nessuno, tanto meno un essere cos\u00ec piccolo e vulnerabile. Lo portai a casa come si portano le cose piccole: senza rumore, senza discorsi. Un gattino completamente bianco con un neo accanto al naso. 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