{"id":1444,"date":"2025-06-14T00:01:00","date_gmt":"2025-06-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=1444"},"modified":"2025-06-13T14:29:49","modified_gmt":"2025-06-13T12:29:49","slug":"lofficina-del-racconto-nelle-raccolte-di-alba-de-cespedes","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/06\/14\/lofficina-del-racconto-nelle-raccolte-di-alba-de-cespedes\/","title":{"rendered":"L\u2019officina del racconto nelle raccolte di Alba de C\u00e9spedes"},"content":{"rendered":"\n<p>      Se un lettore della rubrica&nbsp;<em>Dalla parte di lei<\/em>&nbsp;su&nbsp;<em>Epoca<\/em>, negli anni Cinquanta, le avesse chiesto quanto contasse l\u2019individualit\u00e0 dello scrittore rispetto all\u2019opera, possiamo immaginare che forse&nbsp;<strong>Alba de C\u00e9spedes<\/strong>&nbsp;(Roma, 1911 &#8211; Parigi, 1997) avrebbe risposto come William Faulkner al tempo dell\u2019intervista a&nbsp;<em>The Paris Review (<\/em>1956):&nbsp;<em>\u201cL\u2019artista non ha importanza. Solo ci\u00f2 che crea \u00e8 importante.\u201d<\/em>&nbsp;Cos\u00ec infatti lo scrittore americano &#8211; di cui De C\u00e9spedes aveva apprezzato&nbsp;<em>Le palme selvagge<\/em>&nbsp;(1939), quale&nbsp;<em>\u201cbellissimo romanzo d\u2019amore<\/em>\u201d \u2013 si era pronunciato sulla tensione verso la creazione letteraria, sull\u2019impossibile inseguimento della perfezione, spingendosi fino a una teorizzazione della propensione di ciascun autore per le forme e i generi.&nbsp;<em>\u201cForse ogni romanziere vuole prima scrivere poesie, scopre di non riuscirci e allora prova il racconto, che \u00e8 la forma pi\u00f9 impegnativa dopo la poesia. E, fallendo in questo, solo allora si dedica alla scrittura di romanzi\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Eppure il percorso creativo di Alba de C\u00e9spedes, nella sua vita straordinaria tra Cuba, Roma e Parigi, sembra non conoscere alcuna discontinuit\u00e0 nell\u2019espressione letteraria, a partire dalla prima poesia.<em>\u00a0\u201cHo cominciato a scrivere a cinque anni e mezzo, sei anni, una poesia. Quando fu finita, la diedi a pap\u00e0 &#8230; Io credevo che mi sgridasse e lui mi disse serio, serio come forse non lo conoscevo: \u201cSei tu che hai scritto questa poesia?\u201d &#8211; \u201cTi prometto non lo faccio pi\u00f9!\u201d. E lui mi disse: \u201cNo, lo farai ancora, pobrecita\u201d, perch\u00e9 cap\u00ec che scrivere era un mestiere difficile e forse era anche suggerito da una condizione riflessiva\u201d<\/em>. L\u2019episodio, riportato nell\u2019intervista \u201c<em>Incontro con Alba de C\u00e9spedes<\/em>\u201d per la Rai (1980), costitu\u00ec una consapevolezza immutabile per la scrittrice, tanto da finire riversato nel racconto\u00a0<em>Incontro con la poesia<\/em>, all&#8217;interno della raccolta\u00a0<em>Fuga\u00a0<\/em>(1940).<\/p>\n\n\n\n<p>   Prima di allora per\u00f2 il suo nome aveva conquistato il pubblico con il romanzo&nbsp;<em>Nessuno torna indietro<\/em>&nbsp;(1938), ritratto corale di un gruppo di giovani donne intente a costruire il proprio futuro, cui avrebbero fatto seguito&nbsp;<em>Dalla parte di lei<\/em>&nbsp;(1949),&nbsp;<em>Quaderno proibito<\/em>&nbsp;(1952),&nbsp;<em>Prima e dopo<\/em>&nbsp;(1955),&nbsp;<em>Il rimorso&nbsp;<\/em>(1963),<em>&nbsp;La bambolona&nbsp;<\/em>(1967),<em>&nbsp;Nel buio della notte&nbsp;<\/em>(1976)e l\u2019incompiuto&nbsp;<em>Con gran amor<\/em>, vibrante album autobiografico e familiare, dedicato ai natali cubani.<\/p>\n\n\n\n<p>   Ma non \u00e8 tutto. De C\u00e9spedes non \u00e8 soltanto una romanziera che sfida la censura fascista, proponendo personaggi femminili lontani dalla retorica della subalternit\u00e0 di spose e madri, quale lei stessa era stata, poco pi\u00f9 che ventenne, separata con un figlio e ospite dell\u2019Istituto Ravasco nei primi anni a Roma. \u00c8 una donna colta e cosmopolita, figlia di Carlos Manuel de C\u00e9spedes y de Quesada, ministro plenipotenziario del governo cubano a Roma, e nipote di Carlos Manuel de C\u00e9spedes y del Castillo,&nbsp;celebrato come Padre della Patria, per aver guidato l\u2019isola nella rivolta contro gli spagnoli e liberato gli schiavi. Viaggia al seguito dei genitori, accompagnando il padre nelle sedi diplomatiche senza potere svolgere studi regolari, e la sua istruzione \u00e8 affidata a precettori privati. Parla quattro lingue, \u00e8 autodidatta e coltiva una smisurata passione per la lettura, attingendo alla vasta biblioteca paterna, dove scopre i romanzi d\u2019avventura di Emilio Salgari e Robert Louis Stevenson, tra i libri sulla storia di Cuba e le opere del poeta Jos\u00e8 Mart\u00ec.    <\/p>\n\n\n\n<p>   Dagli anni Trenta, ovvero da quando comincia a vivere a Roma, la scrittrice costruir\u00e0 gradualmente la propria biblioteca, prima al pensionato Ravasco, leggendo Petrarca, D\u2019Annunzio, Maurois, Prevost, Baudelaire, Shelley, Byron, poi nella casa di via Tirso, dove scriver\u00e0&nbsp;<em>Nessuno torna indietro<\/em>&nbsp;(1938), e in quella di via Duse fino al trasferimento a Parigi, immaginandola come un treno ideale,&nbsp;che corre sui binari della letteratura, a bordo del quale il viaggio non si svolge mai in solitudine. Figurano i grandi autori francesi, russi e americani, Dostoevskij, Tolstoj, Gide, Steinbeck, Mann, Balzac, Stendhal, Goethe, e ancora Huxley, Proust, Verga, Manzoni, Tozzi, futuristi, stilnovisti, Grazia Deledda, Katherine Mansfield, Matilde Serao, Jane Austen, le sorelle Bronte; Sibilla Aleramo e Marchesa Colombi, per il ritratto della donna nella societ\u00e0 contemporanea, le poesie di Ada Negri, i libri degli amici Bontempelli, Silone, La Capria e delle amiche Paola Masino, Gianna Manzini, Anna Banti, Gina Lagorio, nonch\u00e9 le opere di Simone de Beauvoir, che conosceva personalmente.<em>&nbsp;\u201cSe si perdessero tutti i libri non esisterebbe pi\u00f9 il passato\u201d &#8211;&nbsp;<\/em>scrive negli appunti di&nbsp;<em>Con gran amor<\/em>, quasi nei libri si trovasse la chiave e la risposta a ogni domanda. E a un lettore di Epoca che nel 1957 le chiedeva cosa leggere a ottant\u2019anni, rispondeva che avrebbe riletto&nbsp;<em>\u201cle opere dalle quali ho tratto un insegnamento spirituale o che mi hanno procurato una profonda commozione\u2026 questo sembra essere il criterio seguito dalla maggior parte degli scrittori anziani. Tolstoj, per esempio, a ottantadue anni, pochi giorni prima di morire, scriveva alla figlia Aleksandra di inviargli i&nbsp;<\/em>Saggi&nbsp;<em>di Montaigne,&nbsp;<\/em>L\u2019idea di Dio come base perfetta della vita<em>&nbsp;di Nikolaev,&nbsp;<\/em>I fratelli Karamazov<em>&nbsp;di Dostoevskij e&nbsp;<\/em>Una vita<em>&nbsp;di Guy de Maupassant\u2026 Invece Massimo Bontempelli, nel compire 70 anni, mi disse: &#8220;Non leggo pi\u00f9 che gli autori classici; e ora mi pare di cominciare a capire qualcosa di tutto quello che, leggendoli da ragazzo, ero certo di aver capito\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>   Il suo impegno da intellettuale si esprime prima a fianco della Resistenza, con la rubrica radiofonica&nbsp;<em>L\u2019Italia combatte <\/em>(1944), rivolgendosi agli ascoltatori con lo pseudonimo di Clorinda, poi con la fondazione di&nbsp;<em>Mercurio<\/em>, rivista di politica e cultura, che ospit\u00f2 dal 1944 al 1948 le firme prestigiose di scrittori, giornalisti, uomini e donne di pensiero italiani e stranieri.<\/p>\n\n\n\n<p>Ad attraversare l\u2019intensa attivit\u00e0 della scrittrice \u00e8 inoltre la produzione narrativa breve, che annovera oltre centosettanta racconti, scritti tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta per quotidiani e riviste,&nbsp;in parte pubblicati in volume nelle principali raccolte.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019esordio risale a&nbsp;<em>Il segreto<\/em>&nbsp;(1934), che confluir\u00e0 nella raccolta&nbsp;<em>L\u2019anima degli altri<\/em>&nbsp;(1935) con il titolo&nbsp;<em>Il dubbio<\/em>. La pubblicazione sul&nbsp;<em>Giornale d\u2019Italia<\/em>&nbsp;sorprende l\u2019autrice, per il merito inatteso e per il guadagno, e ancora nell\u2019intervista del 1980 ricorder\u00e0 l\u2019entusiasmo per quel compenso e l\u2019interrogarsi sul come spenderlo:&nbsp;<em>\u201cCon queste 200 lire bisogna fare qualche cosa di straordinario, bisogna che compri un quadro &#8230; che compri qualche cosa &#8230; che le metta, non so, che conservi queste 200 lire &#8230;E poi le ho messe nella vita. E cos\u00ec \u00e8 stato sempre.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>   Tra le prime istanze, infatti, vi \u00e8 l\u2019aspirazione all\u2019indipendenza economica, maturata nella lezione di Virginia Woolf e di una stanza tutta per s\u00e9, in cui ogni donna possa rivendicare il proprio spazio al mondo. Ci\u00f2 spiega la fervente produzione tra il 1934 e il 1939, che annovera oltre novanta racconti, destinati a tre raccolte:&nbsp;<strong><em>L\u2019anima degli altri<\/em><\/strong>&nbsp;(Maglione, 1935),&nbsp;<strong><em>Concerto<\/em><\/strong>&nbsp;(Carabba, 1937),&nbsp;<strong><em>Fuga<\/em><\/strong>&nbsp;(Mondadori, 1940). Dagli anni Quaranta, la censura fascista contro <em>Nessuno torna indietro <\/em>contrasta anche le collaborazioni giornalistiche: tra il 1940 e il 1943, ne scrive solo quindici, anche perch\u00e9 impegnata nella stesura di <em>Dalla parte di lei<\/em>; e non figurano racconti tra il 1949 e il 1952, quando l\u2019autrice era a Washington al seguito del marito e poi a Cuba, a occuparsi della madre ammalata.<\/p>\n\n\n\n<p>   Ai racconti Alba de C\u00e9spedes ritorna tra il 1953 e il 1956, negli anni delle collaborazioni alla <em>Gazzetta del Popolo<\/em>, al <em>Giornale di Sicilia<\/em> e a <em>La Stampa<\/em>. Una parte di essi confluir\u00e0 nella raccolta&nbsp;<em>Invito a pranzo<\/em>&nbsp;(1955), che avr\u00e0 un\u2019articolata vicenda editoriale e filologica per l\u2019espunzione del racconto&nbsp;<em>Prima e dopo<\/em>&nbsp;(1955), pubblicato separatamente, e per la revisione costante e puntuale dei testi e della lingua. La scrittura di Alba de C\u00e9spedes presenta un costante lavoro di rifinitura, cui l&#8217;autrice si dedica per ottenere uno stile nitido, correggendo e rielaborando. Cifre stilistiche sono il costrutto avversativo, che introduce l&#8217;alternativa tra due distinte modalit\u00e0 comportamentali dei personaggi; l&#8217;indagine psicologica, che si avvale anche dell&#8217;esperienza autobiografica; la lingua precisa ed efficace, della quale padroneggia il lessico descrittivo e la sintassi.<\/p>\n\n\n\n<p>   Dalla corrispondenza con l\u2019editore Mondadori, si evince che la selezione dei testi fu curata da lei stessa:&nbsp;<em>\u201cNon desidero date in calce ai racconti. Anche perch\u00e9, come vedi, non ho seguito un ordine cronologico: molti racconti sarebbero stati avvicinati ad altri simili, dello stesso ambiente; oppure tutti i corti venivano di seguito, ecc. Spiegher\u00f2 tutto questo in un\u2019avvertenza di poche righe che metteremo in calce o all\u2019inizio del volume\u2026\u201d.&nbsp;<\/em>Alla fine,&nbsp;<em>Invito a pranzo<\/em>&nbsp;includer\u00e0 alcuni racconti degli anni Trenta, accostati per affinit\u00e0 di temi ad altri degli anni Cinquanta, e ne lascer\u00e0 fuori altri dodici successivi, pubblicati da <em>La Stampa<\/em> (tranne&nbsp;<em>La bicicletta rossa<\/em>), significativi per la costruzione narrativa, l\u2019indagine psicologica sui personaggi e la proiezione del materiale d\u2019ispirazione, annidato nelle pagine di altre opere e della vita dell\u2019autrice, tra i suoi diari e il suo vissuto.<\/p>\n\n\n\n<p>   Cos\u00ec, \u00e8 il disincanto sul modello familiare borghese a tornare in&nbsp;<em>Ottantadue ore<\/em>&nbsp;(1955) e&nbsp;<em>Per grazia ricevuta<\/em>&nbsp;(1956): nel primo, un marito vorrebbe invano affrancarsi dalla morsa della moglie, cui consegna ogni mese lo stipendio, senza essere pi\u00f9 padrone n\u00e9 del denaro, n\u00e9 del proprio tempo, investito solo nel lavoro; nel secondo, a volersi emancipare dalla stretta della famiglia \u00e8 un figlio, che desidera vivere in centro, lontano dalla vita umile dei genitori. Un disincanto diverso, attinto alla lettura di Pirandello e Maupassant, tra il reale e l\u2019inverosimile, rivive in &nbsp;<em>Il vestito a pallini&nbsp;<\/em>(1955),&nbsp;dove un abito pu\u00f2 preludere all\u2019infedelt\u00e0 coniugale; in <em>Un fatale errore<\/em>&nbsp;(1955), dove le lettere d\u2019amore alle donne di una comunit\u00e0 possono far ricadere sul loro anonimo autore la collera anzich\u00e9 la simpatia delle destinatarie; e infine in&nbsp;<em>Scalo a Nizza<\/em>&nbsp;(1956), dove la prossimit\u00e0 occasionale di un sacerdote e una suora, bloccati da uno scalo aereo, pu\u00f2 innescare la fantasia della scrittrice verso sensibilit\u00e0 umanissime, irrealizzate.<\/p>\n\n\n\n<p>   Diversamente, le trame di&nbsp;<em>Due amiche<\/em>&nbsp;(1955) e di&nbsp;<em>Gli addii<\/em>&nbsp;(1955) mostrano di avere partecipato all\u2019officina editoriale di&nbsp;<em>Prima e dopo<\/em>: il primo, per le concordanze nel raffronto delle due amiche ai personaggi di Irene e Adriana; il secondo, per quelle nel motore dei dialoghi tra Elsa e Maurizio, alter ego di Irene e Pietro, malgrado il diverso epilogo. Infatti, anche se i protagonisti del romanzo torneranno insieme, le parole di Elsa sono quelli di Irene. L\u2019essere donna \u00e8 un moltiplicatore di distanza da Maurizio e dalla superficialit\u00e0 di attribuire il disamore alla guerra:&nbsp;<em>\u201cPareva citasse un proverbio; ne parlava sempre cos\u00ec quasi fosse un fenomeno meteorologico, estraneo alla volont\u00e0 degli uomini, e non un male generato dalla nostra stessa natura\u201d<\/em>; ma anche una peculiarit\u00e0 per affrontare con coraggio i sentimenti:&nbsp;<em>\u201cHo idea che comincino sempre cos\u00ec le cose che, in un modo o nell\u2019altro, un giorno debbono incominciare. Anche l\u2019amore, no? Dici \u201cti amo\u201d perch\u00e9 d\u2019un tratto ti accorgi che non ci sono altre parole se non quelle\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>   Infine, sono riconducibili all\u2019esperienza autobiografica di De C\u00e9spedes&nbsp;<em>Melampo<\/em>&nbsp;(1955), dedicato alla scomparsa del suo cane, compagno delle notti di lavoro;&nbsp;<em>Benigno<\/em>&nbsp;(1955), il protagonista custode della casa di famiglia a Cuba;&nbsp;<em>Fine di giornata<\/em>&nbsp;(1956) e infine&nbsp;<em>I complici della pazzia<\/em>&nbsp;(1956), sullo sfondo del dolore per la madre, caduta nella nevrosi e nell\u2019isolamento dalla realt\u00e0 dopo la morte del marito.<\/p>\n\n\n\n<p>   Una traccia costante immette dunque in un flusso narrativo coerente questa serie di racconti, per i quali non pu\u00f2 che rinnovarsi il pieno diritto all\u2019ingresso nel canone letterario, contro il pregiudizio della scrittura \u201cal femminile\u201d, che ha relegato De C\u00e9spedes e altre ai margini della memoria condivisa dai lettori e dai critici. Del resto, \u00e8 la stessa autrice a difendere il proprio lavoro ancora dalle pagine di <em>Epoca<\/em> nel 1952:&nbsp;<em>\u201cColpisce la parzialit\u00e0 con la quale anche nel campo dell\u2019arte viene giudicato il lavoro dell\u2019uomo e quello della donna: infatti, se uno scrittore, in tutta la sua opera, crea soltanto personaggi maschili, nessuno pensa ad accusarlo, n\u00e9 crede che per questo la sua impresa sia stata pi\u00f9 facile; mentre quando una donna crea, di preferenza personaggi femminili, se ne approfitta per sminuire i suoi meriti. Al contrario, se fosse vero ci\u00f2 che si ripete frequentemente, e cio\u00e8 che il carattere degli uomini \u00e8 intero, solido, e quello delle donne mutevole e vago, dovrebbe essere pi\u00f9 difficile rappresentare quest\u2019ultimo in tutti i suoi vari aspetti, in tutte le sue verit\u00e0. In realt\u00e0, chiunque scrive sa bene che un personaggio, maschile o femminile che esso sia, se \u00e8 artisticamente riuscito, costa alle donne e agli uomini lo stesso sforzo. (\u2026) Cos\u00ec oggi nessuno penserebbe di sminuire il valore di <\/em>Cristo si \u00e8 fermato ad Eboli<em> di Carlo Levi, de <\/em>L\u2019et\u00e0 breve<em> di Corrado Alvaro, \u2026e di tutti i romanzi che narrano episodi di guerra o di lotta clandestina, solo perch\u00e9 essi sono stati scritti in forma autobiografica e rispecchiano esperienze personali. Davvero io non riesco a capire perch\u00e9 anche in questo campo alle donne dovrebbe essere negato di fare ci\u00f2 che gli uomini fanno continuamente.\u201d&nbsp;<\/em>Ed \u00e8 ancora lei a rivendicare l\u2019educazione sentimentale, sottesa alla letteratura e all\u2019indagine psicologica, quale strumento nel romanzo, rispondendo a un lettore che nel 1957 le chiedeva se l\u2019amore rendesse un essere umano pi\u00f9 forte o pi\u00f9 debole. <em>\u201cL\u2019amore ci rende pi\u00f9 forti poich\u00e9 ci d\u00e0 la misura pi\u00f9 alta di tutte le nostre capacit\u00e0, dalle quali per\u00f2 non possiamo profittare, giacch\u00e9 inevitabilmente abbiamo la debolezza di affidare ad altri che a noi stessi il compito di renderci felici\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>         Riferimenti bibliografici:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00b7&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Alba de Cespedes,&nbsp;<em>L\u2019anima degli altri<\/em>, Cliquot 2023<\/p>\n\n\n\n<p>\u00b7&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Alba de Cespedes,&nbsp;<em>Fuga<\/em>, Mondadori 1940<\/p>\n\n\n\n<p>\u00b7&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Alba de Cespedes,&nbsp;<em>Invito a pranzo<\/em>, Cliquot 2024<\/p>\n\n\n\n<p>\u00b7&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Alba de Cespedes,&nbsp;<em>Cosa leggere a ottant\u2019anni,<\/em>&nbsp;Henry Beyle 2019<\/p>\n\n\n\n<p>\u00b7&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<em>Dalla parte della ragione. Appunti di vita italiana<\/em>, Alba de Cespedes risponde ai lettori di Epoca (1952-58), Xedizioni 2015<\/p>\n\n\n\n<p>\u00b7&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Marina Zancan,&nbsp;<em>Scrittrici e intellettuali del Novecento. Alba de Cespedes,<\/em>&nbsp;Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, 2001<\/p>\n\n\n\n<p>\u00b7&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Antonia Varone,&nbsp;<em>Tante cose da dire e da scrivere. Alba de Cespedes e il laboratorio creativo di Prima e dopo<\/em>&nbsp;(Pacini, 2019)<\/p>\n\n\n\n<p>\u00b7&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Elisa Merlo,&nbsp;<em>La biblioteca di Alba de Cespedes<\/em>, in&nbsp;<em>La fabbrica del libro. Bollettino di storia dell\u2019editoria in Italia<\/em>, anno X n.2\/2024<\/p>\n\n\n\n<p>\u00b7&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Annalisa Andreoni,&nbsp;<em>Due amiche e altri racconti. Alba de Cespedes narratrice per \u201cLa Stampa\u201d (1954-56)<\/em>&nbsp;in Oblio 50, dicembre 2024<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se un lettore della rubrica&nbsp;Dalla parte di lei&nbsp;su&nbsp;Epoca, negli anni Cinquanta, le avesse chiesto quanto contasse l\u2019individualit\u00e0 dello scrittore rispetto all\u2019opera, possiamo immaginare che forse&nbsp;Alba de C\u00e9spedes&nbsp;(Roma, 1911 &#8211; Parigi, 1997) avrebbe risposto come William Faulkner al tempo dell\u2019intervista a&nbsp;The Paris Review (1956):&nbsp;\u201cL\u2019artista non ha importanza. Solo ci\u00f2 che crea \u00e8 importante.\u201d&nbsp;Cos\u00ec infatti lo scrittore americano &#8211; di cui De C\u00e9spedes aveva apprezzato&nbsp;Le palme selvagge&nbsp;(1939), quale&nbsp;\u201cbellissimo romanzo d\u2019amore\u201d \u2013 si era pronunciato sulla tensione verso la creazione letteraria, sull\u2019impossibile inseguimento della perfezione, spingendosi fino a una teorizzazione della propensione di ciascun autore per le forme e i generi.&nbsp;\u201cForse ogni romanziere vuole prima scrivere poesie, scopre<a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/06\/14\/lofficina-del-racconto-nelle-raccolte-di-alba-de-cespedes\/\">Read More &rarr;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":1445,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[75],"tags":[86,98,101,100,92,96,94,95,97,42,91,88,93,76,90,89,87,99],"ppma_author":[13],"class_list":{"0":"entry","1":"post","2":"publish","3":"author-petula","4":"post-1444","6":"format-standard","7":"has-post-thumbnail","8":"category-194-giugno-2025","9":"post_tag-albadecespedes","10":"post_tag-concerto","11":"post_tag-congranamor","12":"post_tag-cuba","13":"post_tag-dallapartedilei","14":"post_tag-fuga","15":"post_tag-ilrimorso","16":"post_tag-invitoapranzo","17":"post_tag-lanimadeglialtri","18":"post_tag-letteratura","19":"post_tag-nessunotornaindietro","20":"post_tag-novecento","21":"post_tag-quadernoproibito","22":"post_tag-raccolta","23":"post_tag-racconto","24":"post_tag-romanzo","25":"post_tag-scrittrici","26":"post_tag-stile"},"authors":[{"term_id":13,"user_id":7,"is_guest":0,"slug":"petula","display_name":"Petula Brafa","avatar_url":{"url":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/brafa.jpg","url2x":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/brafa.jpg"},"0":null,"1":"","2":"","3":"","4":"","5":"","6":"","7":"","8":""}],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1444","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1444"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1444\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1449,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1444\/revisions\/1449"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1445"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1444"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1444"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1444"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-json\/wp\/v2\/ppma_author?post=1444"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}