{"id":1349,"date":"2025-06-14T00:01:00","date_gmt":"2025-06-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=1349"},"modified":"2025-06-10T14:18:06","modified_gmt":"2025-06-10T12:18:06","slug":"reliquie-di-uomini-incontro-con-gianni-iurato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/06\/14\/reliquie-di-uomini-incontro-con-gianni-iurato\/","title":{"rendered":"Reliquie di uomini. Incontro con Gianni Iurato."},"content":{"rendered":"\n<p>Conosco Gianni Iurato da sempre. Quando ero bambina era una figura carismatica dell\u2019oratorio Salesiano che frequentavo. Ricordo i suoi racconti di un\u2019esperienza missionaria in Madagascar che ci mostr\u00f2 con le vecchie diapositive a mascherina. Il suo impegno politico tra i giovani che bazzicavano intorno a mio padre, esponente di una Democrazia Cristiana che in una delle tanti correnti cercava di far scorrere l\u2019acqua vitale del messaggio di Sturzo e di Moro. Ora \u00e8 consigliere comunale, funzione che svolge con dedizione e responsabilit\u00e0. Cultore appassionato e generoso di storia locale, ha una pagina facebook che \u00e8 una frequentata miniera di informazioni e aneddoti sulla storia di Ragusa, dove vive da sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>Le nostre strade non si sono mai separate, e tante volte ci siamo confrontati e scambiati notizie e riflessioni. Finalmente oggi \u00e8 arrivato il momento di andarlo a trovare a casa, per incontrare chi ci abita: lui, la moglie e le reliquie che religiosamente conserva. Mi accompagna mio padre, anche lui curioso e onorato di condividere questo momento.<\/p>\n\n\n\n<p>Gianni mi aveva descritto il sacrario. Ma niente ti pu\u00f2 preparare all\u2019impatto che provi quando,  al quarto piano di un normalissimo condominio di periferia, ti accoglie uno spazio che originariamente doveva essere l\u2019ingresso-soggiorno. Non un centimetro delle pareti \u00e8 libero da targhe, diplomi e fotografie. Vetrine ricolme di oggetti rivestono le pareti. Ma soprattutto ci sono loro: manichini, simulacri di uomini che indossano le divise di un tempo. Quasi 20, schierati a gruppi nella stanza, rivolti verso i divani, unica traccia di \u201cnormalit\u00e0\u201d sopravvissuta all\u2019invasione del passato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019inizio sono sopraffatta da emozioni contrastanti: sorpresa, oppressione, curiosit\u00e0. Rinuncio da subito alla tradizionale intervista.\u00a0Lascio che la conversazione fluisca libera, che a parlare siano Gianni e gli oggetti che sceglier\u00e0 di mostrarci, tirandoli fuori dall\u2019apparente caos.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Risponde alla domanda silenziosa che c\u2019\u00e8 nei miei occhi: Perch\u00e9?<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Gli oggetti sono solo oggetti. Parlano solo quando c\u2019\u00e8 qualcuno disposto a dare voce alla loro storia. Ma il racconto d\u2019insieme che si pu\u00f2 costruire con questi frammenti pu\u00f2 essere molto diverso. Ad esempio il piccolo museo che si trova a Ragusa, quello degli italiani in Africa, pu\u00f2 esprimere nostalgia per i tempi in cui anche l\u2019Italia era un impero, oppure pu\u00f2 spiegare gli errori, descrivere la brutalit\u00e0 e gli orrori, costringere a fare i conti con un passato che fa comodo dimenticare. Ma solo una giusta guida pu\u00f2 accompagnare ad un approccio critico e soprattutto umano con questi oggetti\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Si alza, apre una vetrinetta, estrae un piccolo ovale porcellanato, lo accosta ad una cornicetta poco pi\u00f9 grande.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cQuesti sono i pezzi pi\u00f9 importanti della mia collezione. Cosa vedete?\u201d <\/em>&nbsp;Sembrano due bambini vestiti da soldati, quello della foto ovale ha un curioso elmetto con una punta acuminata in cima. L\u2019altro, nello studio di un fotografo, appoggia su un piedistallo la mano sinistra con una sigaretta spenta e la destra su un cavallo a dondolo, rialzato da terra. Ma non sono vestiti in maschera, sono due soldatini morti nel 1918, uno nelle schiere austriache, l\u2019altro in quelle italiane.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c\u00c8<em> la storia dell\u2019austriaco quella a cui sono pi\u00f9 legato. La scovai circa trent\u2019anni fa in un mercatino a Catania. Il venditore mi raccont\u00f2 dell\u2019anziano che l\u2019ha posseduta, che conosceva prima di andare a svuotare la sua casa, dopo la morte. A lui, a Zzu Nan\u00e8, un tempo aveva chiesto chi fosse quel ragazzino raffigurato nella foto che teneva sul comodino. Reduce della grande Guerra, Zzu Nan\u00e8 rientrava faticosamente dal doloroso fronte giuliano. Pass\u00f2 attraverso un cimitero, anche questo sconquassato dalla guerra. Tra le lapidi divelte, ossa sparse e croci spezzate, trov\u00f2 questa foto. Negli ultimi anni di guerra erano stati chiamati al fronte i carusi: gli italiani mandarono tra le trincee i ragazzi del \u201899, gli austriaci fecero ricorso addirittura alla classe 1901. &#8211; Non c\u2019era il nome di quel ragazzino, ma ho preso la foto e non me ne sono pi\u00f9 separato. Avevo sparato ed ucciso chiss\u00e0 quanti soldati e non mi sono mai domandato chi ci fosse dentro quelle uniformi, dietro quelle ombre a cui miravo tra i bagliori ed il fumo delle esplosioni. Ho visto in quella faccia liscia di bambino una delle vittime a cui ho tolto la vita. Se avessi visto il suo volto, forse non avrei sparato, forse mi sarei rifiutato, forse\u2026Per questo star\u00e0 sempre accanto a me, a ricordarmi che io sono vivo e lui \u00e8 morto, chiss\u00e0 perch\u00e9\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019intervista potrebbe fermarsi qui, c\u2019\u00e8 tutto il senso di religioso rispetto per vinti e vincitori, per le vittime ma anche per i sopravvissuti, che portarono indietro ferite fisiche, ma lacerazioni ancora pi\u00f9 profonde nell\u2019animo, anche di chi rimase incolume. Commossi ci aggiriamo tra i bossoli di artiglieria trasformati in vasi e calici dai prigionieri di guerra per ingannare il tempo infinito della noia. Il racconto si sposta su una vetrina. In un ripiano tutto il corredo di un cappellano militare, in quello sottostante oggetti provenienti dai campi di concentramento e sterminio nazisti. Sono stati toccati da vittime e carnefici. Un brivido mi percorre quando prendo tra le mani un calibro metallico.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"771\" src=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/image-1024x771.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-1350\" srcset=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/image-1024x771.png 1024w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/image-300x226.png 300w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/image-768x578.png 768w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/image-1536x1157.png 1536w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/image-425x320.png 425w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/image.png 2040w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Serviva ai medici nazisti per misurare il cranio alla ricerca delle corrette proporzioni ariane. Vita o morte dipendeva da quell\u2019oggetto. Questi sono dei libretti in cui veniva certificata la fede protestante o cattolica. Erano pi\u00f9 importanti dei documenti d\u2019identit\u00e0\u201d<\/em> Per arrivare ad ogni oggetto spostiamo i manichini che indossano le divise. Gli chiedo come se le \u00e8 procurate. \u201c<em>Poche sono arrivate tutte complete. Le assemblo a poco a poco, recuperando i singoli pezzi nel corso degli anni. Girando nei mercatini, dove preferisco acquistare. Mi servo molto poco del mercato della rete, perch\u00e9 amo la possibilit\u00e0 di ricevere delle informazioni mentre entro in possesso di un oggetto. Come questo portasigarette in argento, comprato in Polonia presso una famiglia che l\u2019aveva ricevuto in cambio di cibo e accoglienza da un ufficiale nazista in fuga dopo la fine della guerra\u201d. <\/em>Nelle sue mani e nelle sue parole leggo il rispetto per l\u2019umanit\u00e0 sconfitta e per quella che accoglie, qualsiasi sia il colore della divisa. Posa il portasigarette, elegante e raffinato pur con la svastica centrale, e si allunga per raggiungere una mazza chiodata, che sembra ancora grondare di sangue anche se \u00e8 passato pi\u00f9 di un secolo. \u201c<em>Era in uso presso l\u2019esercito austriaco e serviva per finire i soldati nemici storditi dai gas\u201d. <\/em>Brutalit\u00e0 primitiva a completare la chimica moderna.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Su un lato della stanza riconosco divise dei carabinieri, alcune del Regio Corpo altre del periodo repubblicano. Quotidiane e da parata, e una strana divisa verde oliva. \u201c<em>Questa ha una storia incredibile. Un carabiniere in pensione, che si era ritirato a coltivare la terra non lontano dalla casa dei miei nonni, conoscendo la mia passione, mi promise che avrei ricevuto delle casse alla sua morte. Ebbe una lunga vita e le casse mi furono consegnate circa 30 anni dopo la promessa ricevuta. Dentro un tesoro: oltre le divise complete, foto, documenti e una sorta di diario in cui annotava i luoghi e i servizi compiuti. Scopro cos\u00ec che era carabiniere gi\u00e0 prima della guerra e rimase al suo posto anche dopo l\u20198 settembre del 1943. In quella posizione, a Trieste, cercava di fare il possibile, avvisando il parroco quando sapeva che ci sarebbe stata una retata. Tanti si salvarono, ma dopo un po\u2019 anche i nazisti si accorsero che faceva il doppio gioco, e venne mandato in un campo di concentramento. In Germania fu impiegato per la rimozione delle macerie e il recupero delle salme nelle citt\u00e0 bombardate. Finita la guerra ci vollero mesi per rientrare in Sicilia: in treno quando possibile, altrimenti a piedi come altri migliaia di reduci. Ridotto pelle ed ossa, fu ricoverato in ospedale militare a Messina. Appena fu in condizione di riprendere il servizio fu mandato in un reparto speciale &#8211; quello per la Repressione del Banditismo. Istituito nel 1943 ed attivo fino al 1950,&nbsp; costituisce un episodio della lunga storia della guerra al banditismo e al brigantaggio. Cento anni di scontri e di morti, di cui si parla poco. Ma la cosa pi\u00f9 incredibile \u00e8 che nemmeno i familiari conoscevano queste vicende. C\u2019\u00e8 una sorta di pudore: i sopravvissuti non vogliono aprire il vaso di Pandora del proprio dolore, ed inquinare la serenit\u00e0 finalmente raggiunta insieme ai propri cari\u201d<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"771\" src=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/image-1-1024x771.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-1351\" srcset=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/image-1-1024x771.png 1024w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/image-1-300x226.png 300w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/image-1-768x578.png 768w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/image-1-1536x1157.png 1536w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/image-1-425x320.png 425w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/image-1.png 2040w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Mi racconta dei suoi pellegrinaggi presso i vari cimiteri militari, di cui conserva un po\u2019 di terra entro vecchi vasi di vetro da farmacia. Dell\u2019impressionante sacrario di Redipuglia, dove sono sepolti 100.000 caduti della Grande Guerra, di cui circa 60.000 non identificati. \u201c<em>E questo per la stupidit\u00e0 di chi ha pensato a questi sistemi di riconoscimento. Guarda, invece delle piastrine hanno pensato bene di creare un elegante guscio metallico con indicazioni precise: matricola, nome, cognome, divisione, etc., ma scritte su carta. Dopo pochi giorni l\u2019acqua penetra nel piccolo astuccio e rende la carta illeggibile. Queste sono tedesche, e poi anche quelle italiane della seconda guerra mondiale sono metalliche e garantiscono il riconoscimento sicuro dei resti. Sarebbe bastato poco per restituire a tante mamme e mogli una tomba su cui piangere\u201d<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"771\" src=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/WhatsApp-Image-2025-06-01-at-16.15.05-1024x771.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1354\" srcset=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/WhatsApp-Image-2025-06-01-at-16.15.05-1024x771.jpeg 1024w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/WhatsApp-Image-2025-06-01-at-16.15.05-300x226.jpeg 300w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/WhatsApp-Image-2025-06-01-at-16.15.05-768x578.jpeg 768w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/WhatsApp-Image-2025-06-01-at-16.15.05-1536x1157.jpeg 1536w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/WhatsApp-Image-2025-06-01-at-16.15.05-425x320.jpeg 425w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/WhatsApp-Image-2025-06-01-at-16.15.05-rotated.jpeg 2040w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Il tempo passa, le ore trascorrono senza che ce ne accorgiamo. Dobbiamo chiudere. Gli chiedo cosa vorrebbe per la sua collezione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cMi piacerebbe avere un po\u2019 pi\u00f9 di spazio per esporre dignitosamente tutti i pezzi, e per permettere di studiare i circa 5.000 documenti che ho raccolto nel tempo. Ma soprattutto per poter accogliere gli studenti e le classi. Per ora posso ospitare solo una classe, non numerosa, e mia moglie ha preparato dei cuscini per fare accomodare per terra i ragazzi. Perch\u00e9 sento un dovere: raccontare le storie che ho ricevuto assieme a questi oggetti, e testimoniare che la guerra \u00e8 sempre una tragedia, e che non esistono conflitti giusti. I protagonisti sono uomini come noi, ed io cerco sempre di tirarli fuori dal freddo conteggio dei numeri per restituire loro dignit\u00e0 attraverso la concretezza degli oggetti che li hanno accompagnati, in vita ed in morte\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-style-default\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/image-4-768x1024.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-1355\" srcset=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/image-4-768x1024.png 768w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/image-4-225x300.png 225w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/image-4-1152x1536.png 1152w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/image-4-413x550.png 413w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/image-4.png 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Conosco Gianni Iurato da sempre. 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