{"id":1346,"date":"2025-06-14T00:01:00","date_gmt":"2025-06-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=1346"},"modified":"2025-06-01T09:40:32","modified_gmt":"2025-06-01T07:40:32","slug":"seminare-senza-raccogliere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/06\/14\/seminare-senza-raccogliere\/","title":{"rendered":"Seminare senza raccogliere"},"content":{"rendered":"\n<p>Si semina e si raccoglie. \u00c8 questo l\u2019ordine naturale delle cose, e vale anche in senso figurato, per dire che le conseguenze delle nostre azioni sono inevitabili. Non \u00e8 per\u00f2 sempre \u00e8 cos\u00ec. A volte si semina ma sono altri a raccoglierne i frutti. \u00c8 quello che \u00e8 successo a Jo\u00e3o Alves Jobim Saldanha, conosciuto anche come <em>Jo\u00e3o Sem Medo<\/em> (<em>Jo\u00e3o senza paura<\/em>, leggendo l\u2019articolo si capisce il perch\u00e9 del nomignolo).<\/p>\n\n\n\n<p>Nato ad Alegrete, Brasile, nel 1917, due sono le scelte importanti che da ragazzo Jo\u00e3o fa: giocare a calcio e aderire al Partito Comunista.<\/p>\n\n\n\n<p>Come calciatore inizia a giocare con il Botafogo ma la sua carriera da professionista dura pochi anni a causa di un grave infortunio che lo costringe a smettere giovane. Comunista lo \u00e8 invece rimasto per tutta la vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Una volta chiuso con il calcio studia da avvocato e poi intraprende la carriera di giornalista, e nel giro di pochi anni diventa uno dei pi\u00f9 celebri cronisti sportivi dell\u2019epoca. \u201cVede\u201d cos\u00ec bene le partite che, secondo alcuni, \u00e8 pi\u00f9 competente della maggior parte degli allenatori. E forse per questo, a sorpresa ma non troppo, nel 1957 il Botafogo, nonostante la sua completa mancanza di esperienza, gli offre la panchina della prima squadra.<\/p>\n\n\n\n<p>Due anni dopo, e un campionato vinto, rassegna per\u00f2 le dimissioni in segno di protesta per la cessione di due importanti giocatori. E torna a fare il giornalista.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1968, con la <em>Selec\u00e3o <\/em>in profonda crisi dopo il fallimento al mondiale inglese del 1966, questa volta s\u00ec a sorpresa, viene chiamato sulla panchina verdeoro dall\u2019allora presidente della federazione Jo\u00e3o Havelange (si dice che fosse stato scelto proprio lui perch\u00e9, con un giornalista alla guida della Nazionale, il presidente sperava che i giornalisti fossero meno critici con essa).<\/p>\n\n\n\n<p>Alla conferenza stampa di presentazione, quando i colleghi gli chiedono con che modulo di gioco avrebbe fatto giocare la squadra, il neo allenatore tira fuori dalla tasca un foglietto e legge i nomi di quelli che saranno gli undici titolari e le undici riserve al mondiale in Messico, mettendo, tra la sorpresa generale, nella stessa formazione cinque \u201cnumeri 10\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Nessuno, fino ad allora, aveva dato con cos\u00ec tanto anticipo i nomi dei calciatori che avrebbe convocato, e nessuno aveva mai fatto giocare nello stesso \u201cundici\u201d cos\u00ec tanti attaccanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel successivo anno e mezzo il Brasile vince tutte e dodici le partite giocate, tra qualificazioni ed eliminatorie, ma nonostante le vittorie, il rapporto con la dirigenza della Nazionale carioca inizia a deteriorarsi, anche perch\u00e9 Saldanha non aveva mai smesso mai di attaccare la dittatura (all\u2019epoca il Brasile era governato da una giunta fascista). Nel 1969, ad esempio, dopo l\u2019assassinio del suo amico Carlos Marighella, Saldanha aveva confezionato un dossier nel quale citava pi\u00f9 di 3.000 prigionieri politici e centinaia di persone torturate o uccise dalla dittatura, e lo aveva distribuito in Messico in occasione del sorteggio per i mondiali.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la goccia che fa traboccare il vaso arriva quando l\u2019allenatore decide di non cedere alla richiesta di convocare per il mondiale alcuni giocatori cari alla giunta. Saldanha \u00e8 stato irremovibile (\u00abChi sceglie i giocatori sono io. Quando il presidente ha scelto i suoi ministri mica ha chiesto la mia opinione\u00bb).<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, il 17 marzo 1970, a un mese e mezzo dall\u2019inizio dei mondiali, Saldanha viene esonerato.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli anni successivi, avrebbe dichiarato pi\u00f9 volte che la sorpresa non era tanto il fatto che fosse stato licenziato in quel modo, quanto il fatto di essere stato chiamato a guidare la squadra nazionale, ben conoscendo le sue idee politiche (\u00abPerch\u00e9 mi hanno cacciato \u00e8 molto facile capirlo. Pi\u00f9 difficile \u00e8 spiegare perch\u00e9 mi abbiano assunto\u00bb).<\/p>\n\n\n\n<p>La panchina \u00e8 affidata a Mario Zagallo, che poi, con gli stessi uomini selezionati da Saldanha (F\u00e9lix, Carlos Alberto, Brito, Djalma Dias, Rildo; Piazza, Dirceu Lopes, G\u00e9rson; Jairzinho, Pel\u00e8, Tost\u00e3o, pi\u00f9 Everaldo, Clodoaldo e Rivelino), vince il mondiale messicano, con quella che a detta di tanti \u00e8 stata la migliore nazionale brasiliana di tutti i tempi.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Jo\u00e3o Saldanha \u00e8 morto 12 luglio 1990, a Roma, dove si trovava per commentare i mondiali di Italia90, senza mai aver provato, in tutti quegli anni, invidia o rimpianti per il fatto di aver creato una squadra imbattibile ma non averne potuto raccogliere i meriti e le vittorie.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si semina e si raccoglie. \u00c8 questo l\u2019ordine naturale delle cose, e vale anche in senso figurato, per dire che le conseguenze delle nostre azioni sono inevitabili. 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