{"id":1300,"date":"2025-05-14T00:01:00","date_gmt":"2025-05-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=1300"},"modified":"2025-05-14T08:37:22","modified_gmt":"2025-05-14T06:37:22","slug":"felice-e-scicli-dove-ciascuno-e-barone-o-re-vittorini-e-il-realismo-mitico-de-le-citta-del-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/05\/14\/felice-e-scicli-dove-ciascuno-e-barone-o-re-vittorini-e-il-realismo-mitico-de-le-citta-del-mondo\/","title":{"rendered":"Felice \u00e8 Scicli, dove ciascuno \u00e8 barone o re. Vittorini e il realismo mitico de Le Citt\u00e0 del mondo"},"content":{"rendered":"\n<p>Come in una beatitudine di Borges, il teorema di \u201cScicli, citt\u00e0 felice\u201d nel romanzo <em>Le citt\u00e0 del mondo<\/em> di Elio Vittorini (1908-1966), se da un lato privilegia la dimensione del mito fuori dal tempo, raccogliendo la sintesi di architetture, paesaggi e temi cari all\u2019autore, dall\u2019altro si costruisce e consolida anche attraverso quanto la scrittura e la letteratura hanno raccontato intorno al celebre centro ibleo, gioiello barocco, e alla sua meraviglia silente, incastonata <em>\u201call\u2019incrocio di tre valloni, con case da ogni parte su per i dirupi, una grande piazza in basso a cavallo del letto d\u2019una fiumara, e antichi fabbricati ecclesiastici che coronano in pi\u00f9 punti, come acropoli barocche, il semicerchio delle altitudini\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cCapii che Scicli aveva qualcosa nella sua accoglienza, nella sua dolcezza, nella sua placidit\u00e0, un che di femminile, quasi di materno. (\u2026) Non era una bella donna morbidamente adagiata sui cuscini quella citt\u00e0 che mi sorrideva in fondo alla valle<\/em>\u201d \u2013 scrive Luca Zingaretti, rievocando il primo stupore nella prefazione a <em>Scicli, citt\u00e0 felice<\/em> di Armando Rotoletti (Rotoletti, 2014), forse non senza conoscere le magnifiche suggestioni dedicate da Gesualdo Bufalino a un\u2019altra raffinata ammaliatrice. \u201c<em>Ibla \u00e8 citt\u00e0 che recita con due voci, insomma. Talvolta da un podio eloquente, pi\u00f9 spesso a fior di labbra, in sordina, come conviene a una terra che indossa il suo barocco col ritegno d\u2019una dama antica.\u201d (La luce e il lutto, <\/em><em>Sellerio 1988). L\u2019epifania di salvifica bellezza di questa terra di dame nasce da un atto di amore e resistenza all\u2019indomani del tragico terremoto del 1693, e la ricostruzione determiner\u00e0 il sostrato comune alle cittadine del Val di Noto, dove fioriranno le volute barocche in pietra dei palazzi gentilizi e gli arditi prospetti convessi di chiese e cattedrali, superbi come vele al vento.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cIl Barocco non \u00e8 stato solamente il frutto di una coincidenza storica\u201d<\/em><em> \u2013 scrive Vincenzo Consolo, a connotare l\u2019identit\u00e0 antropologica del territorio ibleo \u2013 ma anche <\/em><em>\u201cun\u2019esigenza dell\u2019anima contro lo smarrimento della solitudine, dell\u2019indistinto, del deserto, contro la vertigine del nulla\u201d,<\/em><em> un disegno di <\/em><em>\u201cquinte di pietra intagliata, fantastiche mensole che sorreggono palchi e tribune, allegorie, simboli ed emblemi, mascheroni e grottesche, rigonfi di grate e inferriate, cupole, logge e pinnacoli, vie e piazze, gradinate, sagrati e terrazze, contro fondali, prospettive impensate, in una scenografia onirica o surreale\u201d <\/em><em>(<\/em><em>La Sicilia passeggiata<\/em><em>, Mimesis 2021).<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Si intende come questo magnifico teatro vivente sia stato scelto nel 1998 da Luciano Ricceri, scenografo de <\/em><em>Il commissario Montalbano<\/em><em>, per la trasposizione televisiva, tanto da persuadere Andrea Camilleri ad archiviare l\u2019ambientazione a Porto Empedocle, e a preferire l\u2019incanto fuori dal tempo dei centri storici iblei, abbandonati dagli abitanti per i palazzi moderni, e pervasi da <\/em><em>\u201cquella sensazione straordinaria, ma abbastanza frequente in Sicilia, che<\/em> <em>trasmettono le strade deserte, con la gente accaldata chiusa in casa. (\u2026) Queste citt\u00e0 furono ricostruite tutte dopo il grande terremoto del Seicento e ripensate in modo tale da creare uno straordinario continuum topografico e architettonico. Un capolavoro.\u201d <\/em>(Micromega n. 5\/18)<\/p>\n\n\n\n<p>Di questo territorio, Vittorini ha una conoscenza empirica, che esclude l\u2019ascendenza ai primordi di un \u201ccatasto magico\u201d, quale quello che Maria Corti rintraccia nel territorio etneo, in corrispondenza della vitalit\u00e0 sempiterna del vulcano (<em>Catasto magico<\/em>, Einaudi 1999). <em>\u201cMio padre era ferroviere\u201d<\/em> \u2013 racconta Vittorini in un\u2019intervista per la Rai, parlando di s\u00e9 e della propria formazione e vocazione per la letteratura \u2013 <em>\u201ce questo mi port\u00f2 a passare parecchi inverni della mia infanzia in una serie di piccole stazioni che posso ricordare come una sola, isolata in una meravigliosa campagna di colline di terra rossa e colline di terra bionda, coltivata in genere a viti nane. Fu l\u00e0 che feci le mie prime grandi letture. Prima e pi\u00f9 grande di tutte quella del Robinson Crusoe\u201d. <\/em>E dopo gli anni a Gorizia e a Firenze, la sua citt\u00e0 sar\u00e0 Milano, che mostrer\u00e0 di confermare nella scelta anche attraverso la predilezione per quanto \u00e8 in movimento, in evoluzione. Si tratta di un\u2019esigenza che dapprima si innesta sull\u2019antifascismo e sulla critica alla censura e al veto all\u2019innesto di elementi stranieri nella cultura italiana; e che poi si fa sempre pi\u00f9 concreta, con la scrittura, &nbsp;l\u2019esperienza in Einaudi e la fondazione delle riviste <em>Il Politecnico <\/em>(1945-47) e <em>Menab\u00f2 <\/em>(1959-66), aperte al dibattito culturale anche fuori dal confine nazionale, e a intercettare tendenze nuove, al fine di emendare dal provincialismo e dai modelli ancora ottocenteschi la produzione letteraria italiana.<\/p>\n\n\n\n<p>Vittorini propende per una letteratura d\u2019impegno, <em>\u201cuna letteratura arteriosa anzich\u00e9 venosa\u201d,<\/em> in grado di consegnare messaggi e contenuti, di informare e non solo di esprimere. Anzi, in materia di espressivit\u00e0, la scelta di una lingua asciutta ed esatta, senza infingimenti, diventa la cifra della sua produzione e delle sue traduzioni, con le quali la letteratura americana giunge in Italia.&nbsp; Si inserisce in questo solco la diffusione di Faulkner, Steinbeck, Dos Passos, Saroyan e soprattutto di Hemingway, che per Vittorini scrisse la prefazione del suo <em>Conversazione in Sicilia<\/em> (1941), con parole che suonano come il manifesto dello scrivere per condurre l\u2019acqua in una terra arida, e portarvi nutrimento e tanto altro: <em>\u201c<\/em><em>In questo libro la pioggia che si ottiene \u00e8 la Sicilia\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il romanzo riscosse successo, presentando attraverso il mito simbolico del \u201critorno alla madre\u201d l\u2019indagine su di s\u00e9 del protagonista Silvestro, alter ego dell\u2019autore, e su un mondo avviato al cambiamento, realizzato al Nord e atteso al Sud. <em>\u201cPer gli isolani che vivono sulla terraferma la poesia \u00e8 sempre odissea\u201d<\/em> \u2013 scrive Nadia Terranova nella prefazione all\u2019edizione Bompiani \u2013 <em>\u201cecco perch\u00e9 sono convinta che ogni volta che scriviamo dell\u2019origine, stiamo tornando a casa e che <\/em>Conversazione in Sicilia <em>sia una forma di fuoco nel mare, miraggio sciamanico e robusto dalle radici rocciosamente acquatiche. (\u2026) Quel mondo, per noi, potr\u00e0 acquistare una consistenza credibile solo nella fatica della ricomposizione artistica, mentre ci smentir\u00e0 ogni volta che decideremo di raggiungerlo con un viaggio vero\u201d.<\/em> A essere affascinato dal romanzo \u00e8 anche Renato Guttuso, che ne illustr\u00f2 i disegni tra il 1941 e il 1943 per un\u2019edizione tuttavia mai realizzata. Eppure Vittorini affid\u00f2 spesso al pittore siciliano i disegni per <em>Il Politecnico<\/em>, attribuendogli <em>\u201cun istinto da rabdomante\u201d<\/em> nel rivelare attraverso le immagini quanto uno scrittore non sa di avere detto. Dal canto suo, Guttuso mostra di stimare l\u2019amico e di difenderlo nell\u2019ambito delle divisioni politiche in seno al partito, riconoscendolo come <em>\u201cl\u2019unico scrittore italiano che reagisca sempre di fronte alla realt\u00e0\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Quella del viaggio per Vittorini non \u00e8 solo finzione letteraria, ma dimensione e misura della realt\u00e0 circostante. <em>\u201c<\/em><em>Ogni romanzo di Vittorini ha come forma mitica quella del viaggio, come forma stilistica quella <\/em><em>del dialogo, come forma concettuale quella dell\u2019utopia\u201d<\/em> \u2013 scrive Maria Corti (prefazione a <em>Elio Vittorini. Opere narrative<\/em>, Mondadori 1974), cos\u00ec introducendo il <em>realismo mitico<\/em>, ovvero il racconto di un pellegrinaggio arcadico in cui tutto pu\u00f2 accadere e a fare la differenza \u00e8 la bellezza dei luoghi, che \u00e8 anche libert\u00e0, perch\u00e9 <em>\u201cla gente \u00e8 contenta nelle citt\u00e0 che sono belle\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;In questo senso, il romanzo <em>Le citt\u00e0 del mondo<\/em> (1952-54), interrotto per motivi personali e rimasto incompiuto per la scomparsa dello scrittore, e la sceneggiatura completata (1958-59) rappresentano la ricerca della bellezza per le quattro coppie di personaggi (Rosario e il padre, pastori; Matteo e Nardo, che avranno maggiore spazio nella sceneggiatura per Nelo Risi e Fabio Carpi; i due sposi; le due donne), in viaggio attraverso una serie di citt\u00e0 siciliane, quali Scicli, la pi\u00f9 bella, e Agira, accostabile ad Atene, per l\u2019eccellenza democratica. Il tema della citt\u00e0 ha portata rivoluzionaria, in quanto si offre anche come sintesi di umanesimo e progresso, cultura e scienza, ma soprattutto di convivenza felice tra gli uomini. Vittorini aveva curato la omonima rubrica su <em>Il Politecnico<\/em> nel 1946, scegliendo New York, quale esempio modernissimo del superamento dell\u2019incomunicabilit\u00e0 della Torre di Babele; Chartres, quale prototipo dell\u2019antica Agor\u00e0, luogo di confronto dialettico; e dalla lettera ad Albe Steiner del 1\u00b0ottobre 1946 ricaviamo che aveva in mente un numero dedicato a Citt\u00e0 del Messico.<\/p>\n\n\n\n<p>Del resto, l\u2019attenzione per l\u2019organizzazione dello sviluppo urbano era diffusa gi\u00e0 dal primo dopoguerra, connessa alla ricostruzione fisica e sociale dei centri cittadini. Al tema, ad esempio, si era interessato Adriano Olivetti, in contatto con Le Corbusier gi\u00e0 negli anni Trenta, per gli studi sulla civilt\u00e0 industriale e sull\u2019interazione tra la comunit\u00e0 e la fabbrica. Si erano incontrati quando l\u2019architetto franco-svizzero lavorava al progetto di un villaggio industriale in Cecoslovacchia; e poi per il sogno di Olivetti di una \u201cfabbrica manifesto\u201d a Ivrea, in cui il mondo nuovo dell\u2019elettronica potesse trovare la propria dimensione vincente. Contestualmente, l\u2019imprenditore animava le assemblee in fabbrica e nelle sedi istituzionali con discorsi visionari sul futuro delle citt\u00e0, in cui auspicava il decentramento e il silenzio contro il rumore e il ricorso all\u2019elemento verticale anzich\u00e9 a quello orizzontale, intendendo nel primo il grattacielo e nel secondo i collegamenti urbani.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 avanti, anche Calvino avrebbe affrontato l\u2019urbanistica della convivenza felice con <em>Le citt\u00e0 invisibili<\/em> (1972, guardando a Marco Polo e alla declinazione fantastica dell\u2019utopia.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Abbandonata la stesura de <em>Le citt\u00e0 del mondo<\/em>, Vittorini abdica di buon grado in favore della sceneggiatura, come si evince dalla corrispondenza con il regista, e ammette di provare avversione per il romanzo lungo, riscontrandovi una drammaticit\u00e0 artificiale. Il suo interesse \u00e8 piuttosto quello di mantenere l\u2019immagine della Sicilia in <em>Conversazione<\/em>, del presente e del passato, cercando sempre di cogliere <em>\u201cl\u2019aspirazione al nuovo che c\u2019\u00e8 nel vecchio\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>A dare alle stampe il romanzo corale sar\u00e0 la curatela di Vito Camerano e Italo Calvino, a tre anni dalla scomparsa dell\u2019autore. La morte di Vittorini apre un grande vuoto culturale e umano: spariscono l\u2019editor esigente, il cacciatore di talenti e l\u2019amico, emblema di un fuoco sacro sempre acceso. Lo scrittore muore il 12 febbraio 1966 e nella lettera a Giuseppe Grasso del successivo 30 settembre Calvino manifesta il proposito di raccoglierne gli scritti insieme a Vito Camerano, accompagnandoli con saggi sulla sua posizione culturale e contributi quanto pi\u00f9 autobiografici, per fare conoscere <em>\u201cil suo modo di lavorare o la sua umanit\u00e0\u201d.<\/em> \u00c8 un impegno indifferibile, un atto cui Calvino si predispone con rassegnazione e affetto: <em>\u201cSo che \u00e8 difficile, che non si sa da che parte incominciare\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Di tutti, lui \u00e8 forse quello con cui ha lavorato di pi\u00f9, quello che lo ha meglio osservato. <em>\u201cEra sempre difficile capire le ragioni delle sue scelte, capire e prevedere quello che gli sarebbe piaciuto, e quello che non gli sarebbe piaciuto. Tante volte gli facevo leggere una cosa che dicevo questo dovrebbe piacergli invece non gli piaceva, era sempre imprevedibile e per anni mi rompevo la testa per cercare di capire un sistema delle sue scelte. Il sistema era che lui non aveva sistema, che \u00e8 che non reagiva mai due volte allo stesso modo\u201d.<\/em> Non incoraggiava il manierismo vittoriniano, e se lo adottava, poco dopo si muoveva in un\u2019altra direzione, come un eterno nomade. <em>\u201cEra sempre l&#8217;uomo del movimento, mosso da un desiderio conoscitivo. La conoscenza era sempre di un modo di vivere, di un&#8217;immagine di civilt\u00e0 e di felicit\u00e0 (\u2026). Ma questo per un suo bisogno vitale e non per scriverlo. Nello scrivere veniva fuori tutto questo.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In quella Sicilia opulenta di Storia e di storie, terra madre e colonia, porto e scoglio di mare, Calvino si era gi\u00e0 addentrato attraverso il lavoro editoriale, culminando nella raccolta degli scritti di Pitr\u00e9 per le Fiabe Italiane (1956) e nell\u2019incontro con Leonardo Sciascia, cui era seguita la rivelazione dello scrittore e di un\u2019ulteriore dimensione dell\u2019isola infinita. Li legheranno un fitto scambio epistolare, l\u2019amicizia, gli ideali antifascisti e un illuminismo della ragione, quale parametro per comprendere la Storia umana. Quella saziet\u00e0 soddisfatta dal dilagare dei temi isolani gli faceva scrivere a Sciascia parole ironiche e pungenti: <em>\u201cDa un po\u2019 di tempo mi accorgo che ogni cosa nuova che leggo sulla Sicilia \u00e8 una divertente variazione su un tema di cui ormai mi sembra di sapere gi\u00e0 tutto (\u2026)\u201d<\/em> (10 novembre 1965). E la replica suonava come la voce di un oracolo, preferendo lo scrittore siciliano al presente morto il passato degli archivi (22 novembre 1965).<\/p>\n\n\n\n<p>E proprio Sciascia si era soffermato sull\u2019individuazione del sentimento della<em> sicilitudine<\/em> negli scrittori isolani e in Vittorini aveva riconosciuto \u201cla dualit\u00e0\u201d antisiciliana tra il suo amore per \u201cla terra del Nord che \u00e8 ordine coscienza, societ\u00e0, storia, in contrapposizione all\u2019isola natale che \u00e8 caos, dispersione, negazione della storia\u201d, risolvendo il conflitto in \u201cuna sintesi illusoria, simbolica, mitica: la Lombardia siciliana\u201d. La sua geografia \u00e8 ne <em>Le Citt\u00e0 del mondo<\/em>, in cui la gente mostra nei tratti, nella lingua, nella cultura, nell\u2019impegno civile, i caratteri di una societ\u00e0 pi\u00f9 evoluta. \u00c8 una Sicilia non pi\u00f9 contadina, ma industriale, non pi\u00f9 immobile, ma vitale nelle piazze dove ciascun uomo pu\u00f2 sognare la Storia di domani. E ne aveva ricavato il ritratto della contraddizione costante e irredimibile: <em>\u201cnec tecum nec sine te vivere possum\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Riferimenti bibliografici<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Elio Vittorini, Le citt\u00e0 del mondo, Bompiani 2021<\/li>\n\n\n\n<li>Elio Vittorini, Le citt\u00e0 del mondo. Una sceneggiatura, Einaudi 1975<\/li>\n\n\n\n<li>Elio Vittorini, Conversazione in Sicilia, Bompiani 2022<\/li>\n\n\n\n<li><em>Vincenzo Consolo, <\/em><em>La Sicilia passeggiata<\/em><em> (Mimesis 2021)<\/em><\/li>\n\n\n\n<li>Luciano Ricceri, Alla ricerca di Vigata in Micromega \u201cCamilleri sono\u201d, n. 5\/2018<\/li>\n\n\n\n<li>Paolo Parlavecchia, Renato Guttuso. Un ritratto del XX secolo, Utet 2007)<\/li>\n\n\n\n<li>Adriano Olivetti, Noi sogniamo il silenzio (1956) in Il mondo che nasce, (Edizioni di Comunit\u00e0 2013)<\/li>\n\n\n\n<li>Italo Calvino, Leonardo Sciascia, L\u2019Illuminismo mio e tuo. Carteggio 1953-1985, Mondadori 2023<\/li>\n\n\n\n<li>Italo Calvino, Lettere 1940-1985, Mondadori 2023<\/li>\n\n\n\n<li>Lavinia Spalanca, Ladri di luce. Leonardo Sciascia e Piero Guccione tra bellezza e verit\u00e0 (Leo S. Olschki 2023)<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"487\" src=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/WhatsApp-Image-2025-05-13-at-23.01.46-1-1-1024x487.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1307\" srcset=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/WhatsApp-Image-2025-05-13-at-23.01.46-1-1-1024x487.jpeg 1024w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/WhatsApp-Image-2025-05-13-at-23.01.46-1-1-300x143.jpeg 300w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/WhatsApp-Image-2025-05-13-at-23.01.46-1-1-768x365.jpeg 768w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/WhatsApp-Image-2025-05-13-at-23.01.46-1-1-1536x731.jpeg 1536w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/WhatsApp-Image-2025-05-13-at-23.01.46-1-1-425x202.jpeg 425w, 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