{"id":1285,"date":"2025-05-14T00:01:00","date_gmt":"2025-05-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=1285"},"modified":"2025-05-13T09:10:06","modified_gmt":"2025-05-13T07:10:06","slug":"la-citta-bambina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/05\/14\/la-citta-bambina\/","title":{"rendered":"La citt\u00e0 bambina"},"content":{"rendered":"\n<p>Ogni citt\u00e0 contiene e custodisce i segni del passato, incisi nei suoi muri, nelle sue piazze, nell\u2019oblio dei suoi monumenti e nei silenzi delle sue strade. Segni che, se ascoltati, lasciano trasparire le tracce del presente e, forse, in filigrana i prodromi del futuro. \u00c8 come se ogni citt\u00e0 tacitamente racchiudesse in s\u00e9 il proprio progetto di vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Infatti le citt\u00e0 non sono semplicemente insiemi di edifici, strade e spazi funzionali, piuttosto come afferma il filosofo e psicologo James Hillman, intervistato da Carlo Truppi in\u00a0<em>L&#8217;anima dei luoghi<\/em>, ogni spazio ha un\u2019anima. I luoghi, secondo Hillman, non sono neutri: parlano, raccontano storie e vivono nell\u2019immaginario collettivo. Cos\u00ec, quando attraversiamo una citt\u00e0, non facciamo altro che entrare in contatto con l\u2019anima di quella citt\u00e0, con la memoria che essa conserva e con le sue aspirazioni, spesso non esplicitate, verso il futuro.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0                                                                Questo senso profondo e intrinseco del luogo ci guida nel capire come le citt\u00e0 siano contenitori di esperienze umane, di storie personali e collettive che si mescolano e che continuano a vivere attraverso le sue mura, le sue piazze e i suoi vicoli. Se ascoltiamo, con attenzione, possiamo ancora sentire il battito di questa vita nascosta, il respiro che continua a fare da filo invisibile tra passato, presente e futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Sembra ieri quando bambini, ascoltando le intramontabili favole dei fratelli Grimm, tremavamo al suono di quella voce grave che pennellava il bosco cupo e insidioso, luogo di smarrimento e di abbandono per i nostri amati personaggi.                                                                                                                                 Era il bosco di Biancaneve, di Hansel e Gretel e di Cappuccetto Rosso. Soffrivamo le loro stesse paure e ci aspettavamo sempre il peggio. Finita la storia, poi, assaporavamo il piacere di sentirci al sicuro nella nostra cameretta tra le nostre cose, tra l\u2019affetto dei nostri cari, tra i suoni familiari, nelle strade dove ogni giorno si inventavano nuovi giochi, progettando e costruendo giocattoli rudimentali dalla valenza affettiva e creativa incalcolabile.                                                                                                           Alla Valata di Pozzallo si \u201caspettava\u201d quel vento, tanto caro a noi gente di mare, perch\u00e9 sollevasse in volo sempre nuove forme di aquiloni, costruiti nei pomeriggi sospesi del tempo bambino; oppure guardando dalla finestra del vecchio cantiere di barche, tra l\u2019odore del legname e della colla e negli occhi il grande deserto blu, ci si immaginava impavidi lupi di mare in cerca di tesori; oppure ancora negli angoli delle strade si giocava a nascondino o ci si improvvisava ora negozianti di merci sottratte ai nostri ricordi ora tennisti in gare che avevano il sapore della scoperta, del legame con quegli amici che divenivano ogni giorno compagni di avventure.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi, invece, assistiamo a una metamorfosi dolorosa e radicale.                                                                                         Negli ultimi decenni, la speculazione edilizia ha trasformato lo spazio urbano in merce, ha sfigurato il volto delle citt\u00e0. L\u2019equilibrio tra bellezza, benessere e armonia si \u00e8 spezzato: il profitto \u00e8 diventato l\u2019unico valore guida. La citt\u00e0 non ha pi\u00f9 i suoi abitanti, non ha pi\u00f9 i suoi bambini che scorrazzano per le strade: \u00e8 una citt\u00e0 vuota accessibile di giorno, spesso temibile al calar della sera.                                        Il centro storico, un tempo cuore pulsante della comunit\u00e0, \u00e8 stato svuotato della sua identit\u00e0 e trasformato in vetrine effimere per uffici, ristoranti e boutique che sopravvivono ancora alla moda degli acquisti on line. Intorno proliferano periferie cresciute in fretta, prive di verde, di piazze e di vita condivisa.<\/p>\n\n\n\n<p>La citt\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 in grado di unire i suoi abitanti, ma li discrimina e separa, rendendo plurimi, i luoghi di vita: c\u2019\u00e8 un luogo per far compere, uno per andare a lavorare, uno per far giocare i bambini, uno per studiare, uno per curarsi e infine uno per invecchiare fino a morire. Tante piccole citt\u00e0 in una citt\u00e0 che risucchiano ogni alito di vita, ogni linfa vitale che trova nella relazione umana nutrimento indispensabile: si pensi ai tragitti quotidiani, che ancora resistono nei piccoli centri cittadini, dentro i quali s\u2019incontravano &#8216;a putiara, la vicina di casa, &#8216;a zia Concetta: persone con le quali era possibile, il giorno dopo, riprendere un racconto o un dialogo interrotto creando familiarit\u00e0.                                            Oggi la citt\u00e0 \u00e8 attanagliata da una sempre pi\u00f9 fitta rete di macchine al suono di allarmanti sirene e persistenti clacson, non vi \u00e8 posto per vivere il tempo, i desideri, i ricordi e le parole che ci appartengono. Ma \u201cnonostante le forme che lei ha preso diventando come oggi la vediamo\u201d,  in ogni citt\u00e0 c\u2019\u00e8 un cuore che batte, una vita dentro che ancora pulsa.<\/p>\n\n\n\n<p>Un palpito sommerso che non si ascolta dietro le porte blindate delle nostre confortevoli case, ma fuori dalle nostre tane isolate, nelle pieghe invisibili dello spazio pubblico, insieme.<\/p>\n\n\n\n<p>Come scriveva Italo Calvino:                                                                                                                            \u201cAnche a Raissa, citt\u00e0 triste, corre un filo invisibile che allaccia un essere vivente a un altro\u2026 cosicch\u00e9 a ogni secondo la citt\u00e0 infelice contiene una citt\u00e0 felice che nemmeno sa di esistere\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Come il bambino rappresenta il passato con cui dobbiamo riconciliarci per vivere il presente e immaginare il futuro, allo stesso modo la citt\u00e0 pu\u00f2 essere la nostra guida, se le prestiamo ascolto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi anni, qualcosa si muove.\u00a0Cresce la consapevolezza ambientale, la voglia di restituire bellezza, colore e umanit\u00e0 ai luoghi. Dai movimenti urbani locali alle esperienze globali di cittadinanza attiva, nascono orti condivisi, piazze riaperte, zone 30, pedonalizzazioni, scuole all\u2019aperto. Si disegnano citt\u00e0 lente, inclusive, a misura di chi cammina, di chi ascolta, di chi sogna.                         Progetti come La citt\u00e0 dei bambini, nato a Fano nel 1991, e oggi adottato in decine di comuni italiani, hanno dimostrato che una citt\u00e0 pensata per i pi\u00f9 piccoli \u00e8 una citt\u00e0 buona per tutti: per gli anziani, per i disabili, per chi viene da molto lontano. Il punto di vista infantile, con la sua semplicit\u00e0 e la sua meraviglia, pu\u00f2 diventare davvero la coscienza di una comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma cosa significa oggi vivere la citt\u00e0 come comunit\u00e0? Non semplicemente abitarla, attraversarla o consumarla, ma riconoscerla come spazio di relazione, di scambio, di costruzione del bene comune. In questo senso \u00e8 ancora vivo e necessario il pensiero di Giorgio La Pira, sindaco visionario di Firenze, che in \u201cLa diplomazia delle citt\u00e0\u201d considera le citt\u00e0 come &#8220;ponti di pace&#8221; e come luoghi dove si costruisce una fraternit\u00e0 reale, quotidiana, concreta. Per La Pira, la citt\u00e0 non \u00e8 solo infrastruttura o economia: \u00e8 la casa dell\u2019uomo, spazio dove l\u2019anima collettiva pu\u00f2 trovare espressione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">E allora, chi dovrebbe promuovere questa rigenerazione urbana? La risposta non \u00e8 unica, ma plurale. Spetta alle istituzioni pubbliche, ai sindaci, agli assessori, progettare con uno sguardo lungo e responsabile. Spetta ai cittadini, alle comunit\u00e0 locali, esercitare la partecipazione e la cura. Spetta alle scuole, alle universit\u00e0, agli artisti, formare nuovi sguardi e nuove narrazioni. Spetta ai movimenti sociali e civici creare legami dove la politica \u00e8 assente. Spetta, infine, a ciascuno di noi\u00a0<strong>scegliere ogni giorno di abitare la citt\u00e0 come spazio condiviso, non come rifugio individuale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Come scriveva Tiziano Terzani:                                                                                                                             \u201cOgni posto \u00e8 una miniera, uno specchio del mondo, una finestra sulla vita\u201d.                                                               E la citt\u00e0, se la si guarda con occhi di bambino e di poeta, pu\u00f2 ancora essere tutto questo. Una miniera, uno specchio, una speranza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ogni citt\u00e0 contiene e custodisce i segni del passato, incisi nei suoi muri, nelle sue piazze, nell\u2019oblio dei suoi monumenti e nei silenzi delle sue strade. Segni che, se ascoltati, lasciano trasparire le tracce del presente e, forse, in filigrana i prodromi del futuro. \u00c8 come se ogni citt\u00e0 tacitamente racchiudesse in s\u00e9 il proprio progetto di vita. Infatti le citt\u00e0 non sono semplicemente insiemi di edifici, strade e spazi funzionali, piuttosto come afferma il filosofo e psicologo James Hillman, intervistato da Carlo Truppi in\u00a0L&#8217;anima dei luoghi, ogni spazio ha un\u2019anima. 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