{"id":1134,"date":"2025-05-14T00:01:00","date_gmt":"2025-05-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=1134"},"modified":"2025-05-06T13:08:36","modified_gmt":"2025-05-06T11:08:36","slug":"la-citta-in-edicola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/05\/14\/la-citta-in-edicola\/","title":{"rendered":"La Citt\u00e0 in edicola"},"content":{"rendered":"\n<p>Da qualche mese Operaincerta era diventata una testata registrata in tribunale quando, eravamo alla fine del 2005, Antonio La Monica, allora come adesso direttore di questo giornale, mi aveva chiesto se mi andasse di scrivere per il quindicinale \u201cLa Citt\u00e0\u201d, del quale era caporedattore o qualcosa del genere. Naturalmente avevo accettato con gioia, ed \u00e8 stato grazie alla collaborazione con queste due testate che, qualche tempo dopo, mi sono potuto iscrivere all&#8217;Ordine dei Giornalisti.<br>Si giustifica cos\u00ec il mio legame affettivo con \u201cLa Citt\u00e0\u201d, e il tema di questo mese mi offre l&#8217;opportunit\u00e0 di ricordare quel periodo, molto bello per me, e quel giornale, per quello che ha rappresentato per la citt\u00e0 di Ragusa e la sua provincia. Lo faccio intervistando Antonio, nonostante qualche sua riluttanza legata al pudore che ha nel parlare di s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Antonio, quando \u00e8 nato il giornale \u201cLa Citt\u00e0\u201d?<\/strong><br>Cominciamo male\u2026 non lo ricordo con esattezza, ma credo fossero i primi anni del nuovo millennio. Se dovessi fare la parte del bravo concorrente di un quiz televisivo senza l\u2019aiutino da casa ti direi che \u00e8 nato nel 2001. Ma potrei anche sbagliare.\u00a0\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Com\u2019\u00e8 nata l\u2019idea del giornale, chi l\u2019ha avuta?<\/strong><br>L\u2019idea \u00e8 venuta a Giovanni Iacono e Armando Cannata, due imprenditori di Scicli che erano soliti dire: <em>alcuni hanno la barca, altri come noi hanno un giornale<\/em>. A dirla tutta, credo che loro avessero entrambe le cose. Tuttavia va reso loro il grande merito di avere dato vita ad un progetto editoriale abbastanza sganciato dagli interessi politici, nonostante uno dei due avesse un ruolo attivo in consiglio comunale a Scicli e l\u2019altro avesse ambizioni per posti di sottogoverno. Li ricordo entrambi con molta simpatia. Erano aperti alle idee che venivano proposte e non posso dire che fossero ingerenti nei riguardi del direttore e dei collaboratori.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Perch\u00e9 un quindicinale?<\/strong><br>Anche questa \u00e8 una domanda che dovresti rivolgere agli editori. Io so che la periodicit\u00e0 si \u00e8 rivelata pi\u00f9 che giusta per il tipo di lavoro che facevamo. Dava il tempo alla redazione di pensare ed elaborare idee spesso non banali. C\u2019era una certa attinenza con l\u2019attualit\u00e0, ma anche il tempo per effettuare approfondimenti che altri giornali, soprattutto i quotidiani non potevano avere.&nbsp; In alcuni periodi ci ha permesso di realizzare delle prime pagine molto creative anche dal punto di vista grafico. Ricordo alcuni lavori molto accattivanti realizzati da Domenico Schembari; in una inchiesta sulle professioni dei politici o sui politici di professione, realizz\u00f2 un \u201cQuarto stato\u201d con i visi dei nostri rappresentanti istituzionali al posto degli originali. Per alcuni di loro fu uno shock!<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Chi era il direttore?<\/strong><br>Il direttore \u00e8 sempre stato Giorgio Liuzzo, firma storica de \u201cLa Sicilia\u201d e collaboratore di molte testate giornalistiche sia in video che sulla carta stampata. Audace come pochi, buon maestro per chi volesse imparare cosa fare e non fare per essere un valido giornalista.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Perch\u00e9 \u00e8 nato il giornale? Quale era il suo obiettivo?<\/strong><br>Come molte imprese del tutto folli, credo che anche questa non avesse un obiettivo chiaro e se lo aveva non credo sia stato n\u00e9 raggiunto n\u00e9 si sia mai percorsa la strada per farlo. Posso dirti, per\u00f2, che nel suo piccolo \u00e8 riuscito a rappresentare spesso una voce fuori dal coro. Un giornale con una certa credibilit\u00e0 e che i lettori, soprattutto in alcune piazze della provincia di Ragusa, aspettavano con trepidazione. Io avevo un compito molto particolare, perch\u00e9 oltre a scrivere, titolare i pezzi, correggere e impaginare, mi occupavo anche della distribuzione fisica dei giornali nelle edicole del territorio. Ebbene, quando arrivavo a Vittoria consegnavo le 40 copie all\u2019edicola della piazza e non appena riprendevo l\u2019auto per ripartire mi accorgevo che gi\u00e0 una decina di persone erano accorse per acquistare la propria copia. Era una bella soddisfazione!<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Che meriti attribuisci a questo progetto?<\/strong><br>Quello di avere rappresentato una voce alternativa e nuova, senza essere fanatica o rivoluzionaria a tutti i costi. Gli riconosco anche il merito di avere infastidito il potere anche grazie alla satira e al coraggio che molti hanno manifestato con le loro inchieste. Infine, La Citt\u00e0 ha riunito varie firme di un certo prestigio a livello locale e ci\u00f2 ha garantito la realizzazione di belle pagine da leggere anche a distanza di tempo. \u00a0<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Tu quando sei arrivato al giornale?<\/strong><br>Nel 2003, questo lo ricordo! All\u2019inizio La Citt\u00e0 aveva una redazione composta da firme storiche del giornalismo ragusano. Collaboratori dei tre quotidiani regionali e di alcune emittenti televisive costituivano la spina dorsale del progetto. Poi mio fratello Vincenzo \u00e8 stato coinvolto e, bont\u00e0 sua, ha tirato dentro anche me. All\u2019inizio scrivevamo i pezzi a doppia firma (e anche questo per il giornalismo tradizionale locale era un fatto strano). Era interessante perch\u00e9 grazie a questa collaborazione riuscivamo a moltiplicare le idee e le forze. Soprattutto riuscivamo, spero, ad ottenere una sintesi tra lo stile alto (in tutti i sensi) di Vincenzo e la mia necessit\u00e0 di fare sintesi, di comunicare in modo semplice. Credo che nel tentativo di portare sulla Terra mio fratello io abbia imparato qualcosa sia nello scrivere del discreto giornalismo che nel leggere una bella letteratura.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Che cosa ha significato per te?<\/strong><br>Non vorrei apparire esagerato, ma \u00e8 stata una esperienza che mi ha cambiato le prospettive di vita e di lavoro. A quei tempi ero uno studente universitario fuori corso e fuori sede con idee molto confuse. Ho scoperto in pochi mesi che il giornalismo era il mio possibile mestiere. Mi piaceva, non mi costava fatica e mi regalava grandi soddisfazioni, se non economiche, almeno professionali. Credo che mi abbia dato modo di esprimere una parte di me che non conoscevo e di superare una timidezza che credevo mi appartenesse ma che ho scoperto lontanissima dalla mia vera natura.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00c8 stato anche una fucina di giovani. Era previsto che fosse anche questo?<\/strong><br>Se questo rientrava tra gli obiettivi \u00e8 stato senza dubbio centrato. La Citt\u00e0 ha scoperto e formato moltissimi giovani e meno giovani che hanno trovato una sorta di scuola e una bella occasione di crescita. Molte delle firme ancora oggi in attivit\u00e0 hanno mosso i primi passi nella nostra redazione. Credo che la libert\u00e0 che si respirava favorisse una certa sperimentazione, incoraggiasse il talento. Ricordo che curavamo anche alcune pagine scritte proprio dagli studenti delle scuole superiori della provincia. Insomma credevamo molto nelle giovani leve essendo molti di noi parte di esse.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Perch\u00e9 e quando ha terminato le pubblicazioni?<\/strong><br>L\u2019ultimo numero \u00e8 uscito nell\u2019agosto del 2010. In pochi anni il mondo del giornalismo \u00e8 stato rivoluzionato da internet e dalla cos\u00ec detta informazione digitale. Il motivo della chiusura \u00e8 piuttosto scontato: i soldi e i bilanci molto precari che gravavano sugli editori. La conversione al formato digitale non \u00e8 mai partita, ma credo che non avrebbe avuto un respiro lungo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Che cosa resta de \u201cLa Citt\u00e0\u201d? Nel territorio\u00a0e\u00a0in\u00a0te?<\/strong><br>Inutile girarci attorno: direi che del progetto \u201cLa Citt\u00e0\u201d resta molto poco se non nulla e, in fondo, \u00e8 giusto cos\u00ec. Quando il giornale nasceva, la nostra provincia contava su tre redazioni di quotidiani regionali. Alcuni periodici, specie di natura religiosa, pubblicavano con regolarit\u00e0. Erano attive non so quante emittenti tv anche di un certo rilievo e non mancava l\u2019informazione radiofonica. C\u2019erano testate progressiste e altre che lo erano decisamente meno. Il panorama dell\u2019informazione sembrava poter garantire lavoro a tanti professionisti e offrire un buon servizio alla comunit\u00e0. Di tutto questo oggi resta davvero pochissimo. \u00c8 evidente come la rivoluzione digitale abbia moltiplicato le fonti di informazione senza renderle pi\u00f9 credibili, migliori e professionali di un tempo. Ma non voglio essere del tutto catastrofico: resta in me il senso di una esperienza forte che mi ha formato e che mi ha permesso di capire molte cose su me stesso, sulla politica e sulla societ\u00e0 in genere. \u00c8 anche grazie a \u201cLa Citt\u00e0\u201d che ancora oggi qualcuno, tu che fai le domande, io che ti rispondo pu\u00f2 divertirsi scrivendo con la speranza di offrire qualcosa di buono ai lettori.\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da qualche mese Operaincerta era diventata una testata registrata in tribunale quando, eravamo alla fine del 2005, Antonio La Monica, allora come adesso direttore di questo giornale, mi aveva chiesto se mi andasse di scrivere per il quindicinale \u201cLa Citt\u00e0\u201d, del quale era caporedattore o qualcosa del genere. 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