{"id":1079,"date":"2025-05-14T00:01:00","date_gmt":"2025-05-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=1079"},"modified":"2025-05-02T09:49:05","modified_gmt":"2025-05-02T07:49:05","slug":"mechelen-malines-un-modello-di-integrazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/05\/14\/mechelen-malines-un-modello-di-integrazione\/","title":{"rendered":"Mechelen (Malines) un modello di integrazione"},"content":{"rendered":"\n<p>Uno dei temi pi\u00f9 divisivi e controversi del dibattito pubblico \u00e8 sicuramente quello sull\u2019immigrazione. L\u2019approccio \u00e8 quasi sempre, da destra a sinistra, ideologico e preconcetto. Se da un lato si gioca ignobilmente su paura e pregiudizi per accaparrare voti e consensi (salvo poi ignorare i fallimenti disastrosi delle proprie politiche, anche in termini di numero di ingressi), dall\u2019altro spesso si tiene poco conto delle problematiche concrete che il fenomeno migratorio comporta se non lo si affronta con seriet\u00e0. E cos\u00ec diventa impossibile impostare un dialogo serio e costruttivo che porti a soluzioni reali.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, se solo i nostri rappresentanti politici si sforzassero di volgere lo sguardo un po\u2019 pi\u00f9 in l\u00e0 del loro naso, scoprirebbero che \u00e8 possibile cambiare le cose in meglio soddisfacendo le istanze di tutti. Un faro, in questo senso, \u00e8 la citt\u00e0 belga di <em>Malines <\/em>(<em>Mechelen<\/em> in olandese). 80.000 abitanti, situata nella provincia di Anversa, 20 anni fa era considerata un luogo di assoluto degrado, privo di presente e di futuro, una sorta di Bronx dei film americani degli anni 70\/80, uno di quei luoghi di malessere nei quali nessuno vorrebbe vivere. Nel 2001 i primati di questa citt\u00e0 erano devastanti: il tasso di criminalit\u00e0 pi\u00f9 alto del Belgio e la citt\u00e0 pi\u00f9 sporca delle Fiandre.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sindaco Bart Somers, di idee liberali (premio <em>World Mayor Prize<\/em>, miglior sindaco del mondo 2016), cominci\u00f2 a ragionare senza paraocchi su come poter cambiare concretamente le cose. Il suo operato, come lui stesso dichiara, aveva due \u201cgambe\u201d: la <strong>sicurezza<\/strong> (importante investimento sulle forze di polizia, orientate per\u00f2 ad un atteggiamento non appariscente e di rispetto) e l\u2019<strong>integrazione<\/strong> (politiche abitative, scolastiche, lavorative, sociali inclusive ed efficaci, corsi di cittadinanza, scuole professionali). Sono 20.000 i migranti che vivono in citt\u00e0, una percentuale altissima.&nbsp; Eppure la Mechelen di oggi \u00e8 una delle citt\u00e0 pi\u00f9 pulite del Belgio, i tanti negozi sfitti di 20 anni fa non lo sono pi\u00f9, i reati di strada sono diminuiti dell\u201984% (!), il reddito medio si \u00e8 alzato notevolmente. Ed una comunit\u00e0 che 20 anni fa votava massicciamente l\u2019estrema destra in preda alla paura, oggi acconsente all\u2019accoglienza (e integrazione) di centinaia di rifugiati. Perch\u00e9 la paura \u00e8 stata sostituita da un razionale (e operativo) ottimismo. Un ruolo centrale in questo processo l\u2019hanno avuto il volontariato e la popolazione locale. Il migrante viene accompagnato per 6 mesi in modo da imparare la lingua, le regole comuni ecc. Una sorta di mediazione interculturale concreta (anche grazie a studenti di seconda generazione).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non mi sono mai recato di persona a Mechelen, questo pezzo \u00e8 frutto di notizie estrapolate da programmi televisivi di approfondimento e articoli su internet. Ad ogni modo il successo di questa esperienza sembra inequivocabile. Lo dicono i numeri che abbiamo citato; essi ci dimostrano che il cambiamento \u00e8 possibile solo se ampliamo l\u2019orizzonte, se abbandoniamo luoghi comuni e pregiudizi e ci mettiamo empaticamente nei panni degli altri, di tutti gli altri: i migranti che arrivano da tragedie personali indicibili e i residenti spaventati. La loro paura va rispettata e &#8220;curata&#8221; con fatti concreti, con una presenza reale delle istituzioni a tutti i livelli. Purtroppo un migrante lasciato allo sbaraglio, senza documenti, senza mediazioni, senza nessun processo di integrazione, senza accompagnamenti di nessun tipo, \u00e8 pi\u00f9 facile che in tali condizioni inizi a delinquere o a lasciarsi andare pericolosamente. Per non parlare delle patologie psichiatriche che si scatenano dopo esperienze al limite di ogni possibile sopportazione umana.<\/p>\n\n\n\n<p>Una volta, ad un convegno di Mani Tese (ONG con cui ho collaborato per tanti anni) venne espresso un concetto che secondo me \u00e8 il nodo centrale della questione: \u201c<em>per problemi complessi ci vogliono soluzioni complesse<\/em>\u201d. \u00c8 esattamente questo, secondo me, lo sforzo che dovremmo chiedere ai nostri rappresentanti nei parlamenti. Non \u00e8 con gli slogan, con le frasi ad effetto, con il tifo da stadio che si risolvono problemi importanti. A questo si aggiunge la necessit\u00e0 di un atteggiamento empatico e aperto che ci aiuti a superare la cosiddetta \u201cmentalit\u00e0 dello scarto\u201d e che, come ci insegna l\u2019esperienza di Mechelen, alla fine conviene a tutti, anche a noi.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cRestiamo umani\u201d,<\/em> questo era l\u2019invito di Vittorio Arrigoni (ucciso a Gaza nel 2011) e, in questi tempi bui, dovremmo tutti farlo nostro.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno dei temi pi\u00f9 divisivi e controversi del dibattito pubblico \u00e8 sicuramente quello sull\u2019immigrazione. L\u2019approccio \u00e8 quasi sempre, da destra a sinistra, ideologico e preconcetto. 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