{"id":1003,"date":"2025-04-14T00:01:00","date_gmt":"2025-04-13T22:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/?p=1003"},"modified":"2025-04-13T22:35:37","modified_gmt":"2025-04-13T20:35:37","slug":"con-le-mani-in-pasta-storie-di-gnucchitti-e-di-altre-necessarie-amenita-in-forma-di-non-intervista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/2025\/04\/14\/con-le-mani-in-pasta-storie-di-gnucchitti-e-di-altre-necessarie-amenita-in-forma-di-non-intervista\/","title":{"rendered":"Con le mani in pasta: storie di gnucchitti e di altre necessarie amenit\u00e0, in forma di non intervista"},"content":{"rendered":"\n<p>Nell\u2019inverno dello scorso anno, esattamente l\u201911 febbraio 2024, ho partecipato a qualcosa di cos\u00ec straordinariamente semplice da rimanere impresso a fuoco nella mia memoria: ho preso parte a uno Gnucchitti day, organizzato da Cecilia Tumino e Alessandro Sutera, in collaborazione con il GAS Mazzarelli, nel dammuso di Inferno Food Forest 1799. Ho sempre pensato che la semplicit\u00e0 sia l\u2019apice della bellezza, e le occasioni come quella che sto per raccontarvi me ne danno continua conferma.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi, per scrivere questo mio, ho chiesto a Cecilia di intrattenersi con me a chiacchierare, per raccontarmi, per raccontarsi. Non sono brava nel ruolo di giornalista: faccio delle domande e poi non scrivo le risposte perch\u00e9 resto rapita dalle parole e dall\u2019entusiasmo altrui, e mi ritrovo a fantasticare immersa nel racconto.<\/p>\n\n\n\n<p>Per\u00f2 ho una discreta dimestichezza con la scrittura, quindi vi narrer\u00f2 una storia di mani, un vero e proprio racconto in prima persona &#8211; la persona di Cecilia &#8211; con l\u2019auspicio di riuscire a imprimere sul foglio la forza della sua narrazione densa di ricordi, di gesti e di sguardi.<\/p>\n\n\n\n<p>*** <em>&#8216; I gnucchitti e l&#8217;amore<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Quando guardo le mie mani, penso che senza di esse forse non saprei parlare. Come tutti i meridionali \u2013 i siciliani soprattutto \u2013 quando parlo ho il fisiologico bisogno di accompagnare le parole con le mani. Si muovono veloci o lente, le mie mani, a seconda dell\u2019argomento, e lasciano che i discorsi danzino sulle punte delle dita per planare leggeri sui nasi di chi mi ascolta. E mi piace questa danza sottile, di cui non voglio fare a meno e per la quale ricevo affettuosi sfott\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019altronde, io con le mani ho sempre lavorato moltissimo. Da bancaria in pensione, ricordo bene i lunghi quarant\u2019anni di numeri e parole, prima vergati a mano, poi digitati sulle fascinose Olivetti per arrivare poi alle moderne macchine da scrivere elettriche, fino ad approdare alle qwerty dei primi personal computer, dal monitor a sfondo nero coi caratteri verdi sfarfallanti. Le mani, all\u2019epoca, correvano veloci per accompagnare il lavoro cerebrale, ma a fine giornata chiedevano uno spazio solo per loro: maglia, uncinetto e cucito hanno da sempre affiancato lo sfogliare dei libri; e, ultima ma non ultima, la mia grande e golosa passione manuale, sua maest\u00e0 la cucina.<\/p>\n\n\n\n<p>Io amo con le mani: accarezzo, tocco, sfioro, mando baci. E con le mani, in un atto di amore grande, cucino per me e per gli altri. \u00c8 un\u2019arte antica nella mia vita, ho respirato l\u2019amore nella cucina e per la cucina sin da piccola. Ho avuto la fortuna di avere due nonne <em>cuciniere<\/em>, cuoche abilissime e di gran cuore, pronte sempre ad allestire nelle loro case lunghe e variegate tavolate. Anni fa, trovai per caso gli antichi pettini e fusi con cui la mia nonna paterna, Marietta, preparava i celeberrimi <em>gnucchitti<\/em> in occasione del carnevale. Non li avevo certo dimenticati, ma il ritrovamento ha spalancato la porta dei ricordi, e le ho riviste, quelle mille mani, coordinate dalla nonna.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/481015630_2465809790418501_5809283687067801927_n-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1005\" style=\"width:608px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/481015630_2465809790418501_5809283687067801927_n-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/481015630_2465809790418501_5809283687067801927_n-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/481015630_2465809790418501_5809283687067801927_n-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/481015630_2465809790418501_5809283687067801927_n-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/481015630_2465809790418501_5809283687067801927_n-425x319.jpg 425w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/481015630_2465809790418501_5809283687067801927_n.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Un fuso con gli gnocchetti, sopra il pettine per la rigatura. Foto personale di Cecilia Tumino<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Nella sua enorme cucina con le piastrelle bianche e blu, nonna Marietta regnava fra l&#8217;odore della legna nella fornacella e il rumore del macinino a mano per il caff\u00e8 e per l\u2019orzo; era il capo indiscusso di padelle e pentole da soldatesca e del rosario del pomeriggio, da cui nessuno poteva sfuggire e che lei recitava rigorosamente in siciliano; tutte intorno, le altre donne \u2013 nuore, nipoti, sorelle, collaboratrici, vicine di casa &#8211;&nbsp; in un numero imprecisato e sempre vario ogni giorno.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u2018I gnucchitti<\/em> si preparavano per tempo e poco a poco: le uova, a quei tempi, scarseggiavano in febbraio, quindi si impastava quando ce n&#8217;era la disponibilit\u00e0. <em>\u2018Mpastamuli cincu ova<\/em>, diceva la nonna e si tirava fuori l&#8217;armamentario: la farina e le uova ovviamente, <em>\u2018u scaniaturi, \u2018u lasagnaturi, i fusa, i pettini. <\/em>Le operazioni si svolgevano con uno schema di lavoro tale da far invidia al miglior organigramma aziendale.<\/p>\n\n\n\n<p>In primis, un paio di donne davano vita all\u2019impasto di uova e farina. Dall&#8217;impasto si formavano <em>i panuzza<\/em>, poi appiattiti con il mattarello in una sfoglia sottile, <em>\u2018a pinna \u2018i pasta<\/em>, che veniva fatta asciugare un po\u2019, ma non troppo.<\/p>\n\n\n\n<p>E l\u00ec cominciava la vera magia, che la mia prospettiva bambina scrutava a taglio di tavolo, prospettiva dalla quale, appunto, erano le mani a catturare la mia attenzione: i gesti antichi e misurati, i profumi, la farina che imbiancava tutto, gli attrezzi che si passavano di mano in mano con la precisione di una catena di montaggio. La preparazione degli gnucchitti era un momento corale, in cui tutte le generazioni della casa stavano insieme in condivisione non solo del lavoro manuale, ma anche di saperi, ricordi, valori e risate a crepapelle: un abbraccio affettuoso e collettivo, in cui era semplice imparare gi\u00e0 da piccoli il lavoro di squadra.<\/p>\n\n\n\n<p>Ciascuno aveva un suo ruolo. Quello di noi bambine e bambini, ch\u00e9 i maschietti piccoli erano curiosi di voler partecipare, era di oliare i fusi ma non troppo, affinch\u00e9 la sfoglia vi si avvolgesse comoda. Le sfoglie, tagliate a listarelle, erano avvolte su questi fusi per formare piccole fascette di pasta, poi passate sui pettini per la rigatura. <em>\u2018I gnucchitti <\/em>formati, ancora aggrappati ai fusi, venivano lasciati scivolare delicatamente dentro larghi <em>canniscia <\/em>perch\u00e9 asciugassero.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/480578204_2465810337085113_4159426437673982496_n-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1006\" style=\"width:602px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/480578204_2465810337085113_4159426437673982496_n-768x1024.jpg 768w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/480578204_2465810337085113_4159426437673982496_n-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/480578204_2465810337085113_4159426437673982496_n-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/480578204_2465810337085113_4159426437673982496_n-413x550.jpg 413w, https:\/\/www.operaincerta.it\/OIWP\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/480578204_2465810337085113_4159426437673982496_n.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">I celeberrimi <em>gnucchitti <\/em>ad asciugare. Foto personale di Cecilia Tumino<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Questo lavoro di squadra cominciava giorni prima del carnevale e non sempre in un\u2019unica sessione, e consentiva di avere per il marted\u00ec grasso la quantit\u00e0 adeguata di prodotto finito, cio\u00e8 non meno di tre o quattro kg di pasta.<\/p>\n\n\n\n<p>Le grandi manovre, magistralmente dirette da mia nonna, erano accompagnate da un po\u2019 di <em>curtigghiu<\/em>, qualche discorso serio e molte <em>miniminagghie<\/em>, cio\u00e8 gli indovinelli del carnevale, dallo sottile doppio senso prudereccio. Scandalosi, s\u00ec, ma a carnevale erano consentiti: semel in anno licet insanire, dicevano i latini.<\/p>\n\n\n\n<p>Con la mente e il cuore pieni di questi ricordi, ho ripreso a preparare gli gnocchetti tradizionali ragusani, coinvolgendo chiunque volesse darmi una mano. Nel 2024, l\u2019idea: perch\u00e9 non allargare questa esperienza a pi\u00f9 persone? E nacque lo Gnucchitti day, che abbiamo promosso sui social. Le adesioni sono state molte e sorprendenti: insieme a chi aveva piena conoscenza del procedimento, si sono iscritte diverse persone assolutamente ignare, persino di altra nazionalit\u00e0. Il risultato fu eccezionale: dalla preparazione al vero e proprio pranzo, il dammuso della mia casa materna si \u00e8 intriso di farina e chiacchiere internazionali, dal siciliano a un pi\u00f9 ecumenico inglese. Ero felicissima, cos\u00ec come anche Alessandro, mio figlio: il nostro evento stava riscuotendo un grande successo. E ricordai una frase che dicevano sempre entrambe le mie nonne e volli sussurrarla a mia madre, chinandomi su di lei: molte mani, Dio le benedisse. E lei, con il suo solito fare, mi rispose:\u00abFuorch\u00e9 mangiare dallo stesso piatto\u00bb. Ma questa, comunque, \u00e8 un\u2019altra storia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell\u2019inverno dello scorso anno, esattamente l\u201911 febbraio 2024, ho partecipato a qualcosa di cos\u00ec straordinariamente semplice da rimanere impresso a fuoco nella mia memoria: ho preso parte a uno Gnucchitti day, organizzato da Cecilia Tumino e Alessandro Sutera, in collaborazione con il GAS Mazzarelli, nel dammuso di Inferno Food Forest 1799. Ho sempre pensato che la semplicit\u00e0 sia l\u2019apice della bellezza, e le occasioni come quella che sto per raccontarvi me ne danno continua conferma. Quindi, per scrivere questo mio, ho chiesto a Cecilia di intrattenersi con me a chiacchierare, per raccontarmi, per raccontarsi. 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