Risultato scontato e responsabili noti

Il nemico della sinistra non è la destra ma i politici di sinistra

di Carlo Poerio

    img


    Data pubblicazione: 14 novembre 2019

 

Il risultato delle elezioni regionali in Umbria era talmente scontato che ogni reazione meravigliata era solo ipocrisia. Anche i responsabili dello stesso sono noti e non è, come molti hanno affermato o voluto credere, l'alleanza tra Partito Democratico e 5 Stelle, reputata innaturale. Basti pensare che a "sinistra", se non si voleva votare per il candidato sostenuto dalla coalizione “innaturale”, si poteva scegliere quello proposto dal Partito Comunista oppure quello sostenuto dal Partito Comunista Italiano e da Potere al Popolo. Avete letto bene: nell'orizzonte politico di sinistra, abbiamo due partiti la cui sigla si differenzia solo perché uno dei due ha adottato l'aggettivo "italiano". E non mi chiedete cosa differenzi il Partito Comunista dal Partito Comunista Italiano e, a loro volta, questi due da Potere al Popolo. E' una domanda che non si è posta neanche l'elettorato il quale, come solitamente avviene già da lungo tempo, ha concesso loro il solito zerovirgola di preferenze. Sono loro i responsabili della sconfitta e del dilagare, sempre più preoccupante, della peggiore destra. E lo sono perché a partire dal 1991, anno in cui fu sciolto il Partito Comunista Italiano ed assistemmo alla nascita del "Partito Democratico della Sinistra" e del "Partito Comunista - Rifondazione", siamo stati anche testimoni di un numero impressionante di scissioni in seno a partiti che si collocano ideologicamente nella sinistra. In poco meno di trenta anni sono nate ed a loro volta si sono ulteriormente divise, ventidue formazioni politiche. Qualcosa che rivela autentica follia, una spasmodica ricerca del suicidio politico. Direi che ci sono riusciti perché oggi la sinistra è data quasi per estinta, insieme alle ideologie che la differenziavano dalla destra. Sopravvivono alcune formazioni sempre in lotta tra loro perché il nemico, per le stesse, non è la destra ma le altre formazioni di sinistra. Girovagando per i social all'indomani delle elezioni ho anche scoperto che alcuni loro esponenti erano perfino eccitati per il risultato finale di quell'appuntamento elettorale. Ovviamente gli stessi che prima delle elezioni avevano auspicato la sconfitta della coalizione “innaturale” che sosteneva il candidato civico del centrosinistra. Qualcuno invitava anche a non drammatizzare. Non dobbiamo preoccuparci? L'Umbria è andata in mano alla peggiore destra, altre regioni potrebbero seguire nei prossimi mesi e secondo gli zerovirgola non dobbiamo vivere l’ennesima sconfitta come un dramma. Spesso mi chiedo quale sia il fine ultimo che spinge questi individui a svolgere attività politica. E mi pongo questa domanda solo perché non voglio pensare che gli stessi si affidino al principio del "tanto peggio, tanto meglio". Anche perché nel "tanto peggio", quando sarà, ci finiremo tutti e non solo quelli che hanno scelto di farsi rappresentare e governare da politici di destra. Purtroppo, finché avremo una sinistra che provoca solo depressione, la realtà non potrà che andare peggio di quanto già visto. Quanto visto, per esempio, lo scorso mese a Piazza San Giovanni dove, tra saluti romani e bandiere leghiste, forziste e tricolore, ha manifestato la peggior destra d'Europa, la più fascista, violenta ed eversiva. Alla guida di questa destra che avanza un po' ovunque da nord a sud, ci sono due politici che quotidianamente vomitano populismo e odio, attraverso i social e le reti televisive compiacenti. Una destra che già da tempo non rappresenta più un avversario politico con cui confrontarsi e dialogare ma un pericolo per la democrazia e per la nostra Costituzione. Anche la rinascita di questa destra antica, quella dell'ideale "Dio, patria e famiglia", è una responsabilità della sinistra. Per esempio, quando il Partito Democratico ha promosso politiche economiche uguali a quelle del centrodestra, se non peggiori. Oppure quando, a furia di litigare tra loro, partiti e partitini hanno perso di vista le classi sociali più povere e deboli. Le quali, senza più riferimenti autorevoli e sicuri, si sono buttate su una destra che oggi si spaccia per essere vicina al popolo ed alle loro esigenze. E' questo essersi allontanati dal ceto povero e medio che inizialmente ha spinto tanti elettori ad avvicinarsi ed a votare per il Movimento 5 Stelle. Poi, anche grazie alla campagna di demonizzazione fatta contro gli stessi proprio dal Partito Democratico, dai partitini di sinistra e dai media loro dipendenti, l'elettorato si è rivolto alla peggior destra. La quale, per assurdo, è guidata da politici che l'opinione pubblica, fino a poco tempo fa e sempre grazie al Movimento 5 Stelle, percepiva come la vecchia e marcia politica. Invece gli stessi hanno fatto quello che può ritenersi un vero capolavoro: far credere a milioni di italiani di essere una novità nel panorama politico. Non è stato difficile perché, purtroppo, nel nostro Paese certi slogan come "Dio, patria e famiglia" funzionano ancora. E' bastato autoproclamarsi difensori contro l'invasione degli uomini neri, baciare qualche santino o crocifisso, gridare in piazza [...] sono una donna, sono una madre, sono italiana, sono cristiana [...] e portare tutte queste vaccate sui social network. E su quei social, dove pascola gente che crede che lo sbarco sulla luna sia stato girato in uno studio cinematografico o che la terra sia piatta, hanno raccattato milioni di individui che hanno creduto nella loro proposta politica. Tutto questo ritengo sia una responsabilità della sinistra ma c'è anche dell'altro. Tre anni dopo la scomparsa del Partito Comunista Italiano, in un tardo pomeriggio, su alcune reti televisive apparve un noto imprenditore il quale, con un discorso di pochi minuti, si candidò alla guida del Paese. In pochi mesi aveva costruito un partito e quel giorno lo presentò agli italiani, promettendo due cose: milioni di posti di lavoro e difendere il Paese dai "comunisti". Quei pochi minuti furono l'inizio di un cambiamento radicale sia della politica sia del Paese. La prima, da quel momento affidò la propaganda ai programmi televisivi e, successivamente, anche ai social network. Quei pochi minuti, però, cambiarono anche il Paese. Grazie alle reti televisive e poi ai social, milioni di cervelli finirono all'ammasso, causando gradualmente quella che oggi è una diffusa e preoccupante demenza digitale.