Anno 2032: fuga dal virtuale

Baglio Rubino - Capitolo Undici

di Alessandro Manuguerra

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    Data pubblicazione: 14 novembre 2019

 

Il baglio si trovava a qualche chilometro dal centro urbano, e la sua sagoma circondata da cipressi e caccami interrompeva il paesaggio di vigneti e coltivazioni basse della campagna della Sicilia occidentale. Un agglomerato di costruzioni, piccole e grandi, facevano da corona ad un cortile interno, fulcro della vita del posto. Le abitazioni non avevano altre aperture verso l'esterno, mentre dal cortile si poteva uscire solo attraverso due portoni posti in modo simmetrico rispetto all'asse principale. Da fuori appariva dunque come un piccolo centro la cui fortificazione, data la distanza da ogni altro insediamento, era necessaria nei secoli del brigantaggio.
Il Baglio Rubino era così. I due grandi portoni racchiudevano completamente il cortile interno, per metà ricoperto in pietra fino al pozzo centrale che era il principale richiamo per l'occhio del visitatore, insieme all'enorme albero di caccamo le cui fronde un tempo risparmiavano alle grandi pietre levigate i furori pomeridiani dell'implacabile sole estivo. Una scala in pietra permetteva di accedere ad un breve terrazzo posto sull'arco del portone occidentale. Da lì si dominava la campagna circostante e si vedeva in lontananza riflettere gli ultimi raggi del sole tra colline lontane, quasi ad immaginare il mare. Nel sottoscala era ricavato un piccolo pollaio, ora deserto. Pareva quasi di ricordarlo ad Emilio mentre Franco La Rosa gli mostrava ad una ad una le porte delle stalle, dei magazzini, nel tentativo, diceva, di fargli tornare la memoria. Come poteva non ricordare la zia Ciccina, si stupiva, il forno a legna lì nell'angolo, il profumo del pane fatto in casa? I mezzadri, Maria e Natale, la raccolta delle olive, la vendemmia?
E si ricordava di sua madre, che il piccolo Emilio e le sue sorelle chiamavano zia Rosa Grande, la cugina maggiore della loro mamma?
Non ricordava nulla, neanche che Franco La Rosa era in realtà un suo parente, figlio della cugina della mamma, che avevano passato tutte le estati della loro infanzia dentro quel baglio, o nelle terre attorno, trovando nascondigli, esplorando la casa disabitata in cima alla collina, a caccia con le fionde lanciando sassi che non colpirono mai un coniglio, formando piccole bande la cui più astuta ribalderia fu quella di utilizzare un giorno le lenzuola bianche stese ad asciugare per travestirsi da fantasmi e far prendere uno spavento ai cugini palermitani: le lenzuola di lino furono rimesse sui fili per stendere con grande attenzione e in anticipo, ma quando Maria di Natale venne a ritirare il bucato erano tutte chiazzate di terra e ditate nere, oltre che stropicciate. La nonna Libera si arrabbiò molto con Emilio e le sorelline, mentre Franco fu confinato a casa dei suoi nonni, Carlo e Ciccina, nell'edificio di fronte al di là del pozzo nel Baglio, per tutto il giorno seguente.

Non ricordava nulla, ma Franco sembrava preparato a questo. Dopo aver aggregato al piccolo gruppo Jean-Baptiste, il cugino volle preparare per gli ospiti degli spaghetti fatti sul momento. Spiegò che aveva con sé le chiavi del baglio e di tutte le case al suo interno, si era proposto come custode e le aveva ottenute dai vari parenti. Dopo pranzo si sistemarono su delle sedie a sdraio sotto il piccolo Caccamo che era spuntato quando il tronco principale fu tagliato a causa dell'eccessiva inclinazione. Quindi Franco propose ad Emilio di andare a fare un giro all'interno del giardino arabo del limoni della zia Igea. Jean-Baptiste dalla sua sdraio li vide uscire dal portone e poi sparire sulla destra della strada.
"Abbiamo poco tempo e devo spiegarti tutto quanto. La vera causa della tua amnesia è Roller, la App che si utilizzava nel Movimento. Io me ne sono tirato fuori per tempo ma tu anche perché percepivi il reddito di cittadinanza hai dovuto utilizzare questa app per connetterti e lavorare quelle ore settimanali per loro. Non sappiamo se il processo è reversibile al momento."
" Ma... come è possibile e tu come l'hai saputo? "
" Al momento questo non importa non abbiamo tanto tempo per spiegarti. L'importante è che tu sei qua e hai ricevuto i miei messaggi attraverso i cartelloni. Non avevo altro modo per comunicare non potevo certo usare la rete. Fortunatamente sei riuscito a decifrare quello che ti avevo scritto; certo non era così difficile!"
"Decifrare cosa? Aspetta non ricordo. Sì, riguardando tutte le scene avevo visto qualche cartellone, poi c'era quello…  come diceva? Dalla Rosa ricordati degli Oleandri?"
" Più o meno. Insomma, L'importante è che sei qui! "
Sotto il manto dei Limoni della zia Igea gli alberi tutti pieni di frutti gialli, un profumo intensissimo, il ricordo di quando ragazzini era il loro rifugio, nell'angolo anche il mandarino cinese con i frutti pronti che assaggiarono, Emilio guardò nuovamente Franco chiedendogli cosa si aspettasse veramente da lui.

"Per prima cosa dobbiamo liberarci del tuo amico Jean-Baptiste e soprattutto del suo capo Mortimer fornendogli quello che vuole. Il codice per decriptare il video non lo abbiamo, ma gli daremo un'altra copia dello stesso video, non decriptato. Poi dovrai aiutarci a liberare tutti quei ragazzi che lavorano come automi dietro dei computer per il Buongoverno e ora sono stati messi a disposizione del Ministro Plenipotenziario. Sono ragazzi e ragazze senza identità, a cui sono stati azzerati i ricordi e che influenzano le masse in tutti i modi. Prima che trovino la chiave giusta per diffondere la App a tutti i cittadini".