Il segreto di Pulcinella

Una, cento, mille facce... o forse nessuna

di Ciccio Schembari

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    Data pubblicazione: 14 ottobre 2019

 

Il segreto è segreto e non si sa. Detto così sembrerebbe che il segreto sia uno e solo. Come Dio, che però è anche uno e trino. Il segreto, invece, è più che trino, è plurimo.
C’è il segreto che non è segreto e va portato alla conoscenza di tutti e perciò si racconta a una determinata persona (non necessariamente di sesso femminile) raccomandando fortemente di non dirlo a nessuno con la certezza matematica che la diffusione sarà pronta e capillare. Il segreto di Pulcinella!
C’è il segreto romantico sentimentale che si confida solo all’amico o all’amica del cuore con la speranza che qualcosa trapeli al fine di coronare con successo l’agognato legame affettivo.
C’è il segreto confessionale assimilabile al segreto professionale. È importante perché nel confessionale come nello studio dell’avvocato o del medico ognuno deve poter dire apertamente e fino in fondo ciò che ha dentro. Ma, in verità, non è proprio così. Spesso e volentieri si esternano le proprie malattie ed anche le “carognate” subite da parenti, amici e condomini. Una caratteristica delle sale d’aspetto degli studi medici è proprio la condivisione dei propri malanni. Atteggiamento completamente diverso si ha invece con i disturbi nevrotici. Gli studi degli psicoterapeuti non hanno una sala d’aspetto e i pazienti vengono introdotti con estrema riservatezza evitando anche, con gioco di porte chiuse, il possibile incontro tra chi esce e chi entra.  Non riesco a spiegarmi il perché si parla con facilità dei propri mali di testa o di pancia e si ha ritegno a parlare non solo delle nevrosi più o meno gravi di cui tutti siamo affetti, ma anche di normali stati di insicurezza provata davanti a situazioni difficili o a fasi nuove della propria vita e che richiedono l’aiuto dello psicoterapeuta. La riservatezza del segreto confessionale e professionale è affidata alla deontologia professionale.
C’è il segreto elettorale. È scritto anche all’articolo 48 della Costituzione: “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto”, e a nessuno passa, neanche per l’anticamera del cervello, l’idea di metterlo in discussione. Un vero tabù! Si sostiene che la segretezza del voto consente più libertà. Sarà! A me, viceversa, dà l’idea di una insufficiente libertà. Se, infatti, come è scritto all’articolo 21 della Costituzione: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”, la segretezza riservata all’espressione del voto è segno evidente di libertà monca. Non solo, ma avalla l’idea della politica come centro di potere rispetto al quale si è deboli al punto da temere ritorsioni.
Io, sarò anomalo, ho sempre manifestato il mio voto. La politica, per me, è il terreno di confronto, scontro e compromesso tra gli interessi, diversi e anche contrastanti, dei vari settori della società. Interessi legittimi e, in quanto tali, esprimibili apertamente. Tanti anni fa mi sono iscritto al PCI (Partito Comunista Italiano) perché ho condiviso i suoi scopi di giustizia sociale e di difesa dei deboli. Ho sempre votato PCI. Perché nasconderlo?! Iscriversi ad un partito non è limitazione ma esaltazione di libertà in quanto l’unione dà forza e aumenta le possibilità di raggiungere i propri obiettivi. Sempre, ovviamente ed esclusivamente, con gli strumenti democratici del confronto, dello scontro e del compromesso, e sempre e ovviamente, commettendo errori. Perché tenerlo segreto?![1]
Anche questo mi sembra il segreto di Pulcinella!

 

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[1] Sulla esplicitazione dell’adesione politica e della espressione del voto vedi anche i miei articoli pubblicati sui numeri 56/2010 e 82/2012 di Operaincerta.