Anno 2032: fuga dal virtuale

Il treno del sole - Capitolo Nove

di Alessandro Manuguerra

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    Data pubblicazione: 14 settembre 2019

 

La smogghia del mattino si allungava sul nastro umido della strada. Tra le ombre dei palazzi occhieggiava vago il chiarore del sole che serviva appena a distinguere le ombre frettolose dei passanti che si rifugiavano dalla brina riparando verso il calore raggiante che promettevano le enormi vetrate dell'atrio della stazione.
Emilio entrò a passo svelto, investito dall'infernale caos prodotto dal vociare di persone, rollare di trolley, megaschermi luminosi, din don di richiamo su arrivi e partenze che si susseguivano, dal Terminal 1 dell'Autostazione, da quello 2 della stazione della Metropolitana, dal 3 della Stazione dei Treni a Lunga Percorrenza.
Un leggero senso di vertigine lo faceva vacillare mentre si lanciava coraggiosamente nel corridoio tappezzato da nugoli di minischermi che mandavano le immagini delle Preferenze Personali per ciascuno dei passanti. Un minimo conforto gli proveniva dalla presenza al suo fianco dell'amico Jean-Baptiste, anche se nemmeno il ragazzo afroitaliano pareva a suo agio nella tempesta di immagini e suoni da cui erano bombardati. Gli schermi cambiavano immagini in continuazione adeguandosi alle Preferenze Personali per ciascun ID corrispondente dei frettolosi viaggiatori, cercando di attirare la loro attenzione con gli altoparlanti direzionali o le cupole sonore che si attivavano quando si passava sotto di esse. Dato che l'ID di Emilio era praticamente nuovo, ogni volta che lui sbirciava per qualche secondo un'immagine pubblicitaria, l'Intelligenza Artificiale adeguava il suo Profilo e continuava a mandare reclame di merendine al latte ("Senza zucchero, senza glutine, senza olio di palma o di soia, senza sfruttamento del lavoro, senza nitriti o nitrati, senza calorie, senza minerali, senza uso di idrocarburi nella filiera, senza additivi, senza ingredienti da Paesi non-UE…" gli gridava in fretta la voce di DJ-AX dall'alto della cupola sonora, prima che lui uscisse dal suo campo d'azione).
Si trovava nella più importante Stazione Nodale della Metropoli dove, arrivato grazie alla Metro, intendeva prendere uno dei treni a lunga percorrenza per tornare al Sud, verso i suoi luoghi natii, con l'obiettivo dichiarato di recuperare il codice che gli avrebbe permesso di decifrare il video da consegnare al suo protettore/carceriere, Mortimer the Costumer. Dopo sarebbe finalmente stato libero di cambiare vita, abbandonare la militanza politica e sparire in un'anonima esistenza da costruire sotto una nuova identità.
Jean-Baptiste lo avrebbe accompagnato, nell'ambiguo ruolo di supporto amichevole e di tramite di Mortimer. Emilio aveva provato a chiedere al ragazzo afroitaliano quale fosse il suo rapporto con il Cliente, ma lui si era limitato ad alzare le spalle, spiegando che in qualche modo tutti dobbiamo vivere, ma assicurando di essere con lui solo per il piacere di viaggiare insieme.
Si muovevano per raggiungere il Terminal 3, quello dei Treni LP (a lunga percorrenza), sempre meno utilizzati in favore dei nuovi RapidBus che promettevano maggiore velocità grazie alle corsie riservate negli anelli autostradali delle città. Il Buongoverno aveva negli ultimi anni incoraggiato il trasporto su gomma e totalmente privatizzata la rete ferroviaria, con difficoltà nel rinnovo di treni e infrastrutture. Naturalmente le persone più ricche si spostavano ormai sui Taxi dell'Aria Automatici, Droni Unipersonali (TAAD1) o quelli a due posti (TAAD2) che portavano direttamente a destinazione sulla terrazza del palazzo desiderato o in qualsiasi parcheggio adiacente.
Emilio preferiva comunque il treno, gli ricordava i tempi passati e gli pareva il mezzo più adatto per il suo viaggio a ritroso verso i suoi luoghi di origine.

Marciavano rapidi lungo i corridoi cercando di non guardare alcuno schermo, quando il suo occhio incrociò per un attimo le bianche gambe molto lunghe di una ragazza che indossava dei mini short e scarpe da footing. Subito sentì dall'alto una voce nota, probabilmente di uno sportivo, che lo incitava: "Vuoi correre sentendoti libero? Axidas Condor, la scarpa che ti fa volare!". Con l'amico avvistarono finalmente un tapis-roulant che gli avrebbe fatto risparmiare tempo. Notò appena il cartello con scritto "Il mezzo di trasporto è stato realizzato grazie al supporto di Cybec, da un'idea di George Saunders". Appena messo piede sul nastro trasportatore e per tutti i suoi 40 metri una serie di Schermi Cybec a Comparsa Improvvisa li tartassarono di offerte pubblicitarie. Il primo lo spaventò comparendogli a pochi centimetri dal viso per convincerlo della necessità di scaricare la nuova App ShoeAdvisor che permette di comparare milioni di scarpe di diverse marche con le valutazioni della soddisfazione dei clienti, tutti con ID verificato - iscrivendosi a ShoeAdvisor Prime c'era la possibilità di provarle a casa per un'ora prima di restituirle al Robo-merci. Un altro lo pregava - letteralmente, con una messa con tanto di prete che pareva rivolgersi direttamente a lui chiamandolo "amico caro" e poi "pecorella smemorata" - di tornare a scegliere dal fornitissimo catalogo di prodotti Axidas tutto l'occorrente per lo sport. Intanto l'Intelligenza Artificiale (che sostituiva il rozzo Logaritmo dei motori di ricerca più antichi) doveva aver aggiornato il suo Profilo, tanto che gli schermi successivi gli proponevano ragazze dalle lunghe gambe che mangiavano bianche merendine mentre ascoltavano la messa o robusti preti che facevano jogging per giungere presso una spiaggia e dar vita ad un ballo di gruppo al ritmo della nuova hit di DJ-AX "Ostia, che lido!"

Finalmente giunsero al sottopassaggio laterale che li portava verso i binari del Terminal 3, un corridoio male illuminato e quasi in abbandono, nel quale pareva
non avessero installato alcun device pubblicitario. Solo delle piccole telecamere ronzavano seguendo i loro passi. Un grande tabellone segnalò quale fosse il binario del Treno del Sole, quello che attraversava l'Italia in tutta la sua lunghezza, portando i suoi pochi passeggeri fino all'estremità dello stivale. Si ritrovarono soli in uno scompartimento del vagone di 2° classe piuttosto vecchio, lontano dai nuovi vagoni intercity tutti lucenti e tecnologici; ad Emilio diede un'impressione così familiare che gli veniva voglia di accarezzare le superfici piacevolmente rugose ma morbide della finta pelle dei sedili marrone chiaro, di arrampicarsi sulle grate metalliche dorate portabagagli per distendersi sopra come aveva fatto da bambino (quando era successo? perché non ricordava più molto di sé?). Avrebbe avuto voglia di guardare tutte le vecchie foto in bianco e nero che tappezzavano gli scompartimenti con i luoghi più ameni della penisola, sganciare le tendine per dar loro una lavata, una stirata e per rimetterle al loro posto dove avrebbero fatto ancora la loro bella figura al cospetto di dignitosi passeggeri del tempo, avrebbe voluto persino abbracciare il capotreno quando passò con il suo berretto in testa, le mostrine, addirittura una vecchia obliteratrice a mano, abbracciarlo con l'affetto dovuto ad un parente lontano che non si vedrà mai più.
Intanto il treno era partito per il suo viaggio a ritroso nel tempo e nello spazio, lasciando dietro di sé i quartieri nuovi della metropoli, per passare da quel non-luogo costituito dai CEntri di Raccolta e Riciclo Immondizie (CERRI) che da qualche anno erano nati come funghi tutt'attorno alle grandi città italiane. Si trattava di luoghi nei quali si sarebbe dovuto trattare i rifiuti, ma che si erano trasformati in enormi discariche attorno alle quali una misera parte dell'umanità si era raccolta vivendo in baracche improvvisate e trovando modo di sopravvivere grazie a quanto recuperava dai rifiuti recuperati, soprattutto quelli tecnologici in continua crescita. Quello che avevano attorno doveva essere il CERRI 2, quello della zona Sud, dove si scorgevano delle colonne di fumo; si trattava della plastica bruciata - gli spiegò Jean-Baptiste - dalla quale venivano così separate le componenti metalliche e altre utili ai riutilizzatori. Sapeva dell'esistenza dei CERRI ma li immaginava in modo completamente diverso, avendone sentito parlare soltanto attraverso la finestra sul mondo che era lo schermo del suo Tablet, dal suo appartamento di recluso. Collinette di materiali diversi, di pattume indistinto, di plastiche dure, di stracci ammucchiati e quelle più animate fatte di macchinari elettronici, elettrodomestici, torrette tecnologiche parzialmente sventrate, erano prese di mira da da nugoli di bambini e vecchi malvestiti. Altra umanità si raccoglieva attorno a grosse pire che fumavano lente, spandendo per tutta la Grande Pianura una spessa coltre nera e densa. Il paesaggio cambiò di colpo e campi deserti, ibernati, succedettero al triste lavorio del CERRI. Emilio e Jean-Baptiste si erano allungati sui sedili, poggiando i piedi sulla seduta di fronte e la testa lateralmente, sugli instabili braccioli che avevano ospitato il peso di generazioni di nuche emigrate dal Meridione.

"Nik, Nik!" lo chiamava insistente una voce femminile dalle acque cristalline che vedeva davanti a sé. Seppe subito di trovarsi a Cala Capreria nella Riserva
dello Zingaro, e quella che si vedeva sotto la superficie dell'acqua era la pelle chiara e morbida di Gwena, la ragazza bretone amica delle sue sorelle con cui aveva avuto un flirt quell'estate. Ecco che gli tornava, in sogno, la memoria perduta. Le sue sorelle gemelle, Elide e Erminia, la grande casa di campagna della nonna Libera dove trascorreva le calde estati, il profumo dolciastro degli oleandri fioriti che creavano delle mura lungo il viale d'ingresso, in rosa soprattutto, ma anche bianchi, rossi, variegati. Gli sovvenne l'amico di quel tempo, Franco La Rosa, nel sogno lo chiamava, gli spiegava che aveva cercato di contattarlo, "da La Rosa ritorna al profumo degli oleandri" gli aveva scritto su un cartello.
"Sto tornando" gli rispondeva un Emilio più grande, più sicuro di sé, che guardava dall'alto compatendo quel povero Emilio nello scompartimento che dormiva accucciato di lato con un bracciolo conficcato in una guancia con il cane da guardia del boss che lo sorvegliava di sottecchi.