Il mediano di mischia

Quel simpatico figlio di buona donna che gioca a rugby

di Meno Occhipinti

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    Data pubblicazione: 14 agosto 2019


Molto spesso il sostantivo maschile “figlio” viene preceduto o seguito da un aggettivo o da un complemento: «È un bravo figlio», «Mio figlio è gentile», «È un figlio di puttana».
Ecco, proprio di quest’ultimo genere di figlio si parlerà in questa pagina. Bisogna però prima fare un distinguo. Ci sono i “figli di puttana” in senso lato, quelli cioè che hanno per mamma una donna che pratica il mestiere più antico del mondo, e quelli che sono figli di una mamma qualunque, non importa se casalinga, professoressa, operaia o altro, ma che, come riporta il dizionario Treccani, sono “persone disoneste, corrotte, spregiudicate, capaci di qualsiasi azione”.
Poi ci sono quelli definiti a loro volta “figli di puttana” non per ingiuriarli ma perché il loro modo di fare è simpatico e scanzonato.
Uno questi simpatici figli di puttana è il mediano di mischia delle squadre di rugby, il giocatore che scende in campo con la maglia numero 9 e che come suo compito principale ha quello di introdurre
l’ovale quando si gioca una mischia e di recuperarla per poi dare il via all’azione dei trequarti.
Molto spesso dal punto di vista fisico è il più piccolo del gruppo perché per giocare in quel ruolo non occorre essere grandi e grossi, mentre è importante avere intelligenza tattica, visione di gioco e velocità.
La caratteristica principale di un mediano di mischia è però quella che ogni purista di questo sport non potrà mai ammettere in pubblico: rompere le palle all’arbitro.
Si sa che nell’immaginario collettivo il rugby è il gioco più corretto e rispettoso tra tutti gli sport di squadra e quindi questi atteggiamenti del mediano di mischia vengono giustificati con il termine “cattiveria agonistica”. Per loro, quindi, il mediano (“di mischia” spesso si omette) è uno tra i 30 gentleman che scendono in campo.
Ma noi che invece non crediamo ai dogmi lo possiamo ammettere senza alcun timore: il mediano di mischia è come quelle zanzare che ci pungono durante le notti d’estate e che continuano a farlo fino a quando non sono sazie del nostro sangue (o fino a quando non vengono spiaccicate sul muro).
Il mediano di mischia fa lo stesso con l’arbitro. Ogni occasione è buona per condizionarne le scelte, per suggerirgli i falli da fischiare, per contestarlo (sempre in modo garbato, questo bisogna dirlo), per mettere bocca su ogni sua decisione. Tutto ciò nonostante nel rugby l’unico autorizzato a parlare con l’arbitro sia esclusivamente il capitano. Ma il mediano in questo sembra abbia una sorta di deroga al regolamento.
D’altra parte, si è mai vista una zanzara pungere solo dopo aver chiesto l’autorizzazione a farlo? No! Allo stesso modo non si è mai visto un arbitro spiaccicare sul prato un mediano di mischia per eccesso di punture.
E quindi, dovendo eventualmente scegliere in cosa reincarnarsi in una seconda vita, non è meglio reincarnarsi in mediano di mischia, ancorché figlio di puttana, piuttosto che in zanzara?