Conto alla rovescia

Il lascito ai nostri figli

di Laura Ciancio

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    Data pubblicazione: 14 agosto 2019

 

Mundal è un paesino che spunta in fondo alla lingua di un fiordo norvegese, il Sognefjord. Nel 1996 ha aderito al progetto Booktown e si è riempito inverosimilmente di libri in ogni angolo, nelle stalle, nei bar, nelle case, e sugli scaffali all’aperto. Da allora è diventato meta di bibliofili, turisti, lettori e semplici curiosi che comprano ogni genere di testo o se ne vanno a mani piene prelevando qualche romanzo dalle mensole del bookcrossing.
Arrivo qui percorrendo un paio di chilometri a piedi dal campeggio in una giornata soleggiata e limpida, avvistando gli aironi a pelo d’acqua e costeggiando prati di fiori selvatici, tra i quali risaltano i fiordalisi. Non vedevo i fiordalisi da quando ero bambina. Qualche decennio fa nelle campagne intorno a Roma, tra le spighe, spiccavano le capocchie azzurre dei fiordalisi insieme ai papaveri, alle bocche di leone e al tarassaco. Ora sono spariti del tutto.
Alle mie spalle, sulle vette di montagne che non superano i 2000 metri di altezza, si estende il ghiacciaio più vasto d’Europa, lo Jostedalsbreen. Lungo 60 chilometri e largo non più di 2 raggiunge una superficie di circa 500 chilometri quadrati. Arrivando da nord, sulla strada, le propaggini del ghiacciaio e i suoi infiniti rivoli d’acqua gelida scrosciante, si sfiorano quasi.
Sullo spiazzo del parco nazionale c’è un piccolo museo dedicato, che spiega in modo interattivo e chiaro, quanto sia repentino e devastante l’effetto del cambiamento climatico sui ghiacciai.
Se i governi non prenderanno decisioni immediate per mantenere i limiti del riscaldamento entro 1,5 gradi, in pochi anni lo Jostedalsbreen e gli altri ghiacciai del pianeta si scioglieranno e ci saranno conseguenze devastanti sull’innalzamento dei mari e sull’approvvigionamento idrico dei popoli della terra. Le migrazioni africane verso nord già ci danno il polso della situazione.
Il riscaldamento globale è un fenomeno climatico provocato dall’effetto serra, che causa emissione di gas nell’atmosfera. La produzione industriale, gli incendi, l’agricoltura e gli allevamenti intensivi, il consumo dei combustibili fossili (petrolio, carbone, gas) sono solo alcuni dei fattori umani che lo causano.
La frustrazione e il senso di impotenza nei confronti dei pochi che hanno in mano le sorti della nostra terra   è purtroppo una sensazione che accomuna la maggior parte delle persone che hanno consapevolezza su quanto sta accadendo a causa del surriscaldamento planetario, e che purtroppo hanno scarso potere decisionale nel merito.
Tuttavia, oltre alle scelte globali dei governi sulle forme di energia rinnovabile, sul rispetto dei vari protocolli e accordi già presi, mi ostino a credere che piccoli gesti di ogni giorno, se moltiplicati, possano aiutare a mantenere nei limiti un trend che sembra destinato a non arrestarsi. Ognuno può dare un contributo per arrestare i mutamenti climatici in atto, adottando un comportamento ecosostenibile, più responsabile e rispettoso dell’ambiente, evitando gli sprechi, scegliendo fonti di energia pulita e rinnovabile, spegnendo le luci nelle stanze in cui non si alloggia e gli apparecchi in  stand-by, facendo a meno del condizionatore, facendo la raccolta differenziata, riciclando i rifiuti, camminando nelle brevi distanze, evitando lo spreco, utilizzando macchine piccole, riducendo la velocità, mangiando il più possibile a chilometro 0, piantando semi, alberi, fiori.

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L’isola di Oland, nel sud-est della Svezia, è poco distante dalla terraferma, alla quale è collegata da un ponte. La mano dell’uomo si vede nei vecchi mulini sparsi tra i campi, nei porticcioli con le barche da pesca attraccate e in qualche casa fatta con assi di legno, tra i fiori. Per il resto, è immersa completamente nella natura. Seguendo i sentieri tra gli arbusti può capitare di incontrare grosse lepri o cerbiatti e di sentire l’assordante e variegato cinguettio degli uccelli.
Voglio pensare che tutto questo rimanga ancora quando non ci sarò più.

Voglio pensare che ci sia un futuro per questo pianeta. Futuro è una parola che ci riguarda limitatamente. Riguarda però i nostri figli, i nostri nipoti e tutti coloro che verranno. Salvaguardare l’ambiente è un dovere nei loro confronti. Lasciamo che la natura possa ancora sorprendere chi verrà dopo di noi.