Padri e figli

Riflessioni

di Ciccio Schembari

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    Data pubblicazione: 14 luglio 2019

Forte è nei siciliani il sentimento della famiglia. Il padre tiene il governo assoluto e indiscusso di essa; la madre governa la casa, ne prende il maggiore interesse e comanda sui figli, quasi per facoltà del marito, cui essa ubbidisce ed ama anche quando egli non lo meriti. Per lui ella inculca affetto e venerazione nei figli, non solo perché padre, ma perché è colonna della casa: «Casa senza birritta / nun pò stari addritta». [1]

 

Ieri, nella “società orizzontale” dei mestieri statici e consolidati, i figli se da una parte erano destinati a seguire le orme del padre, dall'altra acquisivano, attraverso la famiglia e il lavoro, nozioni tecniche competenze consuetudini usi costumi comportamenti regole: la cultura ovvero le coordinate di riferimento per la loro vita e quindi sicurezza.
Gli insegnamenti dei genitori e degli adulti che insegnavano il mestiere ai ragazzini, ancorché i metodi educativi fossero istintivi, primitivi, spontanei e, talora, anche duri in conseguenza della durezza delle condizioni della vita, trovavano riscontro nell’esecuzione dei lavori e nel contesto sociale suscitando nei giovani apprezzamento, stima, rispetto per gli anziani che con l’autorevolezza consolidavano l’autorità. I figli erano al centro dell'attenzione perché rappresentavano la continuità, il futuro e attraverso loro si perpetuavano i mestieri e la vita, si moriva e si rinasceva, si rinnovava, per dirla con i cristiani, il mistero grande della morte e resurrezione di Cristo.
Nella “società capitalistica verticale” di oggi, i figli sono staccati dal lavoro dei genitori, apprendono nozioni tecniche competenze consuetudini usi costumi comportamenti regole non più dai genitori ma da TV, cinema, internet, compagni, scuola e altro ancora, ricevono messaggi e stimoli eterogenei, spesso contraddittori e, cosa ancor più grave, sganciati da qualsiasi riscontro concreto e pratico per cui ogni opinione è consentita e ogni giudizio ammesso con scadimento della capacità di discernimento. Che ne verrà fuori?!
La spoliazione di responsabilità dei genitori è oggettiva. Spesso pedagogisti psicologi psichiatri religiosi sessuologi criminologi giornalisti opinionisti sproloquianti e pontificanti d'ogni tipo, tutte le sante sere attraverso gli schermi della TV, lanciano accorati appelli a un maggior dialogo tra genitori e figli. Ma dialogo su cosa?! Genitori e figli, pur sotto lo stesso tetto per parte della giornata, frequentano ambienti diversi e non comunicanti, vivono in due universi distinti e separati. I genitori di che cosa possono parlare con i loro figli?! Del loro lavoro?! Ma vi pare?! Vi pare possibile che l'impiegato il commesso l'avvocato l'assistente agli anziani l'insegnante il vigile urbano il contadino il poliziotto l'attore l'infermiere il taxista l'operaio il netturbino il medico il calzolaio il muratore il programmatore lo psicologo il barista il fisioterapista il bidello il giudice il lattoniere il tecnico di laboratorio il ferroviere l'artigiano il presentatore televisivo… può oggi comunicare e trasmettere ai propri figli, attraverso la propria esperienza di lavoro, nozioni tecniche competenze consuetudini usi costumi comportamenti regole: la cultura che è insita nella sua attività? Dove? A casa! Quando? La sera! Dopo otto ore di lavoro?! Ma vi pare possibile?! Quali e quante sono, oggi, le occasioni che ha il figlio di camminare nella vita a fianco del padre e imparare da lui a districarsi nelle situazioni e a muoversi tra gli uomini?
Certo, la sera a casa i genitori trovano la voglia per rivolgersi ai figli, giocarci, abbracciarli, ascoltarli. Ascoltarli?! Sentirli facendo finta di ascoltarli! Uno parla di un mondo, l'altro di un altro. Uno parla di musica rap, l’altro di musica sinfonica. Quanto è estesa l’area degli interessi comuni? Certo si cerca di stare vicino quanto più possibile ai propri figli, ma ben altra cosa è la trasmissione della cultura e del senso del vivere, ben altra cosa è offrire delle coordinate per un progetto di vita.
Mio nonno e tutta la società in cui era immerso indicarono a mio padre le coordinate per il lavoro, per la costituzione di una famiglia, per la tessitura dei rapporti sociali. Mio padre quelle coordinate e quella società ritrovò.
In questa società in cui i posti di lavoro ad alta qualificazione sono pochi e già prenotati, quelli medi sempre meno per il dilagare dei sistemi informatici, quelli bassi sempre più dequalificati e sempre più accaparrati dagli immigrati, chi, al posto dei genitori, è in grado di dire ai giovani quando lavoreranno?! dove?! come?! con che sicurezza?! con che grado di connessione con quanto appreso a scuola e all'università?! come e quando potranno farsi una famiglia, in quale città e in quale ambiente?! sarà ancora il caso?! che mondo ci sarà fra trenta anni?! Cosa possiamo comunicare se non inquietudine, incertezza, impotenza!

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[1] La casa nella quale non c'è l'uomo a reggerne le sorti, e qui l'uomo è simboleggiato dalla birritta, è condannata a crollare. Giuseppe Pitrè