Petralia e Barbato, i nostri padri

Una foto per ricordare la Resistenza, la Liberazione e il contributo dei siciliani

di Ciccio Giuffrida

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    Data pubblicazione: 14 luglio 2019


Questa foto fu scattata il 6 maggio del 1945 a Torino, durante il corteo della Liberazione, sono passati un po’ più di 74 anni da quel giorno, dal giorno in cui l’Italia si liberò dai nazifascisti.
Ma perché questa foto non è una foto qualsiasi? Perché quest’immagine racconta una storia spesso trascurata, testimonia di un impegno che in quanto nazionale coinvolse anche i figli della nostra isola. Racconta la storia del Comandante Petralia e del Comandante Barbato.
Il portabandiera del corteo si chiamava Vincenzo Modica (Mazara del Vallo 1918 - Torino 2003). Negli anni della Resistenza era noto come Comandante Petralia e fu scelto dal Generale Trabucchi - Comandante generale unico per le operazioni di combattimento dei Partigiani in Piemonte – per essere l’alfiere del Corpo Volontari della Libertà e rappresentare il Meridione che aveva partecipato alla lotta di liberazione. Come ebbe a testimoniare successivamente il Comandante Petralia “… quel giorno Nord e Sud furono uniti sotto la bandiera del Corpo Volontari della Libertà; l’Italia era unita, quel giorno.”1
In primo piano il Comandante Barbato, Pompeo Colajanni, (Caltanissetta 1906 - Palermo 1987). Nella parte finale del conflitto era responsabile generale delle formazioni garibaldine nella VIII zona partigiana del Piemonte. L’8 settembre del 1943 costituì uno dei primi nuclei partigiani in Piemonte e scelse il nome di Barbato per ricordare Nicola Barbato, il medico di Piana dei Greci (oggi degli Albanesi) fondatore dei Fasci dei Lavoratori alla fine dell’Ottocento in Sicilia. Sia Barbato che Petralia – quest’ultimo ancora in convalescenza per ferite infertegli dai nazisti – parteciparono coi loro uomini alla liberazione di Torino, prima dell’arrivo degli Alleati.
Dopo il ’45 sia Modica che Colajanni ritornarono in Sicilia:  il Comandante Barbato diventerà un uomo politico conosciuto e rispettato, eletto sia al Parlamento regionale che in quello nazionale; il Comandante Petralia tornerà in Piemonte e lì vivrà una lunga e attiva vita, sempre pronto a testimoniare i valori della Resistenza; a Mazara non riusciva più a vivere, non era disposto a riprendere una vita di compromessi e omologazione. Tornerà alle sue montagne, ai suoi compagni di lotta, cittadino onorario di Bagnolo Piemonte, di Villafranca, di Pinerolo. Mentre “molti meridionali, che pure avevano partecipato valorosamente alla Resistenza, tornando nei loro paesi si mimetizzarono nell’opaca realtà del quieto vivere.”2 Altri che vollero continuare la loro battaglia finirono spesso abbandonati dal Paese che avevano contribuito a creare: valga per tutti l’esempio del Partigiano Placido Rizzotto (Corleone 1914 – 1948), attivo nel Nord Est, diventato combattivo sindacalista al suo paese e per questo ucciso dalla mafia.

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Riferimenti
Documentario Il comandante Petralia, dvd di Francesco Perrone.
Leonardo Sciascia, La Resistenza nelle scuole, L’Ora 8 maggio 1965

 

Bibliografia
Assemblea Regionale Siciliana, La Sicilia nella Resistenza, Palermo, 1975
Bascone,Ignazio, Petralia, Libridine, Mazara del Vallo, 2004
Modica, Vincenzo, “Petralia”, Dalla Sicilia al Piemonte, FrancoAngeli, Milano, 2003
Rendina,Massimo, Dizionario della Resistenza italiana, Editori Riuniti, Roma, 1995
Sciascia,Leonardo, Quaderno, Nuova Editrice Meridionale, Palermo, 1991