Abraamo

Il padre dei popoli, il padre di Isacco e Ismaele

di Carlo Blangiforti

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    Data pubblicazione: 14 luglio 2019

 

Il padre. La madre. Le madri. I padri. La patria. La matria… ne vogliamo fare una questione di genere grammaticale? Mannò.
La radice da cui tutto ha avuto inizio, la sorgente la cui acqua è destinata a percorrere il mondo per rivoli imperscrutabili fino al ritorno alla fonte è il padre, è la madre.
I figli devono onorare i padri e le madri. Non c’è fede, non c’è legge d’uomo che non lo prescriva, spesso non il contrario, ma è la condizione necessaria affinché la lunga catena umana, che dalle scimmie antropomorfe (o, se si preferisce, da Adamo) ci ha portato fino all’oggi, svolga la sua funzione.
Nella Bibbia, ad esempio, i padri sono tantissimi, dall’Onnipotente a San Giuseppe, ognuno ha la sua personalità, quasi mai monolitica, il padre biblico è pieno di dubbi e ripensamenti, è portatore di una verità multiforme, spesso non coerente, spesso disorientante. Il padre della Bibbia è un padre moderno? Non so, non sono un antropologo, non sono un teologo, né tanto meno uno che di famiglia se ne intende, ma nel testo sacro un padre mi ha sempre colpito, un padre crudele (ai miei occhi di profano), un padre che antepone la Legge all’Amore, un padre che per questo fatto non può dirsi cristiano, ma padre di cristiani, ebrei, bahá'í, maomettani ecc. Abramo, il patriarca, il padre dei popoli, il padre di Isacco e di Ismaele, il fondatore delle grandi religioni monoteiste.
Abramo è il padre che tenta di salvare i cittadini di Sòdoma e Gomorra, che pèrora la causa di questi “depravati” la cui vera depravazione non appartiene alla sfera sessuale ma sta nel non rispettare la sacralità dell’ospite. Ma Abramo quasi a limitare della bestemmia contratta con il Benedetto:
“Quegli uomini partirono di lì e andarono verso Sòdoma, mentre Abramo stava ancora davanti al Signore. Allora Abramo gli si avvicinò e gli disse: «Davvero sterminerai il giusto con l'empio? Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? Lungi da te il far morire il giusto con l'empio, così che il giusto sia trattato come l'empio; lungi da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?». Rispose il Signore: «Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti nell'ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutta la città». Abramo riprese e disse: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere... Forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la città?». Rispose: «Non la distruggerò, se ve ne trovo quarantacinque». Abramo riprese ancora a parlargli e disse: «Forse là se ne troveranno quaranta». Rispose: «Non lo farò, per riguardo a quei quaranta». Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta». Rispose: «Non lo farò, se ve ne troverò trenta». Riprese: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse là se ne troveranno venti». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei venti». Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola; forse là se ne troveranno dieci». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei dieci». Poi il Signore, come ebbe finito di parlare con Abramo, se ne andò e Abramo ritornò alla sua abitazione.” [Genesi, 18, 22-33]
Sembra quasi una storiella ebraica, una contrattazione al mercato dei tappeti. Sappiamo come è finità Dio aveva ragione a Sòdoma e a Gomorra non c’erano nemmeno dieci giusti, però comunque salva Lot e la sua famiglia. Ma Abramo è anche colui che caccia dalla sua tenda il figlio illegittimo (Ismaele) e la concubina (Agar), da Ismaele nasceranno i popoli arabi. Ma Abramo, ormai Abraamo sarà colui che, così combattivo nel difendere gli uomini gusti, si china al volere del Dio quando questi gli chiede il sacrificio ultimo:
“Dopo queste cose, Dio mise alla prova Abraamo e gli disse: «Abraamo!» Egli rispose: «Eccomi». E Dio disse: «Prendi ora tuo figlio, il tuo unico, colui che ami, Isacco, e va' nel paese di Moria, e offrilo là in olocausto sopra uno dei monti che ti dirò». Abraamo si alzò la mattina di buon'ora, sellò il suo asino, prese con sé due suoi servi e suo figlio Isacco, spaccò della legna per l'olocausto, poi partì verso il luogo che Dio gli aveva indicato. Il terzo giorno, Abraamo alzò gli occhi e vide da lontano il luogo.  Allora Abraamo disse ai suoi servi: «Rimanete qui con l'asino; io e il ragazzo andremo fin là e adoreremo; poi torneremo da voi». Abraamo prese la legna per l'olocausto e la mise addosso a Isacco suo figlio, prese in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutti e due insieme.  Isacco parlò ad Abraamo suo padre e disse: «Padre mio!» Abraamo rispose: «Eccomi qui, figlio mio». E Isacco: «Ecco il fuoco e la legna; ma dov'è l'agnello per l'olocausto?» Abraamo rispose: «Figlio mio, Dio stesso si provvederà l'agnello per l'olocausto». E proseguirono tutti e due insieme. Giunsero al luogo che Dio gli aveva detto. Abraamo costruì l'altare e vi accomodò la legna; legò Isacco suo figlio, e lo mise sull'altare, sopra la legna.  Abraamo stese la mano e prese il coltello per scannare suo figlio.  Ma l'angelo del Signore lo chiamò dal cielo e disse: «Abraamo, Abraamo!» Egli rispose: «Eccomi». E l'angelo: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli male! Ora so che tu temi Dio, poiché non mi hai rifiutato tuo figlio, l'unico tuo».” [Genesi, 22, 1-13]
Dunque che padre è questo Abraamo? Abraamo è un padre, un padre vero che, come per alcuni padri del mito, è realizza il dono della paternità nell'apparente incoerenza: il rispetto del prossimo, specie se giusto, si antepone ai propri legami personali, se la Legge lo esige si è disposti anche a sacrificare la cosa che si ha di più caro: la carne della propria carne.

Ma qui siamo ad una visione del mondo lontana dalla sensibilità del XXI secolo: un secolo a cui, che tra alti e bassi, siamo giunti attraverso un cammino fatto di sangue, lotte, sacrifici e riflussi. E oggi Abraamo non sarebbe affatto un buon padre, anzi. Ma questa, come si sa, è un’altra storia.