Ogni anno la solita storia

È necessario contrastare il mito dell'uomo solo al comando

di Carlo Poerio

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    Data pubblicazione: 14 maggio 2019

Ogni anno è la solita storia ma con quel particolare in più che la rende peggiore dell'anno precedente. Mi riferisco alle polemiche che puntualmente accompagnano le celebrazioni del 25 aprile e che anche quest'anno non sono mancate. I motivi che inducono parte dell'opinione pubblica ed alcuni politici, i soliti noti, a criticare la giornata in cui si celebra la vittoria della Democrazia sul nazifascismo, sono un misto di ignoranza, velleità revisioniste e luoghi comuni con i quali condire quella che rimane una vuota e becera retorica, espressione di una subcultura politica che trova la sua ragione di esistere nel mito "un uomo solo al comando", da seguire come automi che sbavano rabbia, sempre pronti a cercare qualcuno da additare come nemico. Questi odiatori seriali della riflessione, sono incapaci di immaginare una società composta da individui in grado di pensare autonomamente. Recentemente, purtroppo, il mito dell'uomo solo al comando, prerogativa dell’ideologia di destra, ha affascinato anche alcuni politici e sostenitori del Partito Democratico. I primi sono stati artefici della breve ed infausta esperienza renziana mentre i secondi hanno sostenuto la stessa con l'entusiasmo tipico dei seguaci. Le polemiche sulla Festa della Liberazione, soprattutto quest'anno sono state accompagnate da discutibili manifestazioni celebrative di colui che fu un dittatore o di odio verso coloro che dallo stesso ci liberarono. Le cronache di quel giorno hanno raccontato di striscioni inneggianti al duce ed al fascismo o di profanazione di lapidi e monumenti celebrativi della Resistenza e di uomini che della stessa furono artefici, spesso sacrificando la propria vita. Naturalmente tutto ciò è accaduto ed è stato possibile grazie alla "Democrazia", di cui godono anche coloro che ogni giorno della loro infausta esistenza sputano sulla stessa. Individui che non hanno alcuna idea di come si possa realizzare un sistema Paese in grado di includere tutti i suoi componenti, con le loro diversità e sensibilità, tipiche comunque di un mondo denso e complesso. Si sentono "patrioti" ma non conoscono il significato della parola "Patria". Essendo odiatori seriali, sono inclini a considerare “traditori della Patria” i concittadini che non condividono la loro visione di Paese. Inoltre disprezzano gli stranieri, in particolare gli immigrati. Se tutto ciò è grave quando rappresenta la visione distorta del mondo da parte di un semplice cittadino, è ancor più grave quando è la manifestazione del pensiero o dell'agire di un politico, di un ministro, di un sindaco o di un amministratore pubblico qualunque, tutta gente che ha giurato di essere fedele, di difendere e di rappresentare degnamente la nostra Costituzione. Invece, anche in questo caso abbiamo saputo di sindaci che hanno annullato i festeggiamenti per il 25 aprile con motivazioni pretestuose o di quel ministro che invece di partecipare alle celebrazioni, accampando altre banali e ridicole giustificazioni sulla necessità di combattere la mafia, manco non avesse a disposizione altri 364 giorni per farlo, si dedicava a fare campagna elettorale. E cosa pensare di quell’altro sindaco che ha avuto la geniale pensata di vietare ad atleti africani di partecipare ad una maratona? Questo sta diventando il nostro Paese, in un clima di indifferenza ed assenza di indignazione che sono ancora più preoccupanti degli atteggiamenti xenofobi, razzisti e fascisti sempre più diffusi e spesso violenti. Come già sostenuto nel recente passato, non credo che quanto sta accadendo nel nostro Paese sia solamente una responsabilità di colui che ha sdoganato slogan triviali tipo "la pacchia e finita", "i porti sono chiusi" oppure considera le celebrazioni della Resistenza come un "derby tra comunisti e fascisti". Non credo neanche che sia il suo repertorio propagandistico fatto di frasi becere e nemici da consegnare al pubblico disprezzo. All'origine dei tanti episodi di razzismo e violenta discriminazione che accadono sia nel web sia nella vita reale, c'è purtroppo dell'altro.

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C'è la propensione degli italiani al conformismo, alla diffusa attitudine all'individualismo che diventa incapacità di fare o perseguire il bene collettivo. C’è il disprezzo delle regole che non sono valide per se stessi ma tassative per gli altri. C’è un DNA che porta gli italiani a manipolare continuamente concetti come nazione o giustizia sociale, utili solo se consentono di perseguire il proprio tornaconto. La nostra storia, almeno quella dell'ultimo ventennio, è un insieme di fattori politici e culturali che hanno prodotto la devastazione politica e culturale attuale. E' per questo che non comprendo coloro che dall'opposizione criticano l'operato dell'attuale Governo o singoli rappresentanti dello stesso. Chi oggi sta governando, cavalca e capitalizza consenso nell'opinione pubblica, contando anche su un sistema mediatico che ha rinunciato ad esercitare ogni critica o denuncia costruttiva, come hanno già fatto coloro che oggi sono all'opposizione ma ieri governavano. Lo hanno fatto sia i governi di centrodestra berlusconiani sia quelli di centrosinistra, soprattutto i renziani, tutti contribuendo ad alimentare quella che oggi è una società devastata e senza più valori. Sarà possibile una rinascita civile dell'Italia? Dubito fortemente e non perché potrei essere pessimista. Sono dubbioso perché i segnali che provengono dalla società e dalla politica ci dicono altro. I pentastellati, ultima e forse illusoria speranza per chi già da tempo era rimasto orfano di una sinistra o disgustato dall'esperienza renziana, soffrono di un’evidente calo di consensi. Se continuerà, si trasformerà in un'emorragia di voti che andrà ad aumentare la percentuale del non voto o del consenso al partito che rappresenta il peggio della destra xenofoba e razzista. La riorganizzazione e crescita del centrosinistra rimane un miraggio, soprattutto per mancanza di programmi utili a recuperare quanto negli ultimi anni è stato umiliato e stravolto. Mi riferisco ai valori, principi e doveri civili; alla cultura ed alle regole democratiche; ai diritti costituzionali; alla solidarietà fra classi sociali, fra generazioni e fra popoli; all'accoglienza e all'integrazione; ai comportamenti ed ai linguaggi ispirati alla correttezza e rispetto del prossimo; ai progetti ed ai programmi utili a diffondere i valori di civiltà contenuti nella nostra Costituzione. Tutto devastato, destrutturato, minato dalle fondamenta. Tutto messo in discussione con argomenti pretestuosi, come per la Festa della Liberazione.


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