Anno 2032: fuga dal virtuale

Fratellanza - Capitolo Cinque

di Alessandro Manuguerra

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    Data pubblicazione: 14 maggio 2019

 

Aprì appena un occhio nella prima luce del mattino. Sensazione di freddo che la coperta in prestito non riusciva più a compensare. Guardò verso l’alto nell’aria bassa di nuvole ferme. L'azzurro del cielo sporco di un bianco traslucido. Un silenzio freddo. I rumori della strada come se fossero tagliati col coltello. Nella leggera nebbia del mattino il sole sorgeva lentamente regalando un cono di luce sulle facciate dei palazzi di fronte. I pochi negozi non erano ancora aperti. Il nascere del traffico era diradato per le strade, risaltava la distanza tra i pedoni e nelle rare finestre aperte. E di minuto in minuto, in modo sensibile, le strade si popolavano.
Diventato una pura attenzione dei sensi, fluttuò senza pensiero e senza emozione. Osservava come se riflettesse, vedeva come se pensasse. E una leggera nebbia di emozione sorse assurdamente in lui; la bruma, svanendo fuori, sembrava infiltrarsi lentamente dentro di lui.
Involontariamente lo assalì il bisogno di ripensare la sua vita.
Lì, sotto un ponte dove aveva passato la notte, con la sua orgogliosa ma insufficiente giacca verde e gialla, aveva chiesto aiuto a una banda di emarginati che da sempre aveva combattuto durante la sua vita “regolare”, o almeno ne aveva combattuto la presenza sul territorio - gli stessi che si erano mostrati disponibili, che lo avevano accolto, prestandogli persino una vecchia coperta e dei cartoni sui quali dormire. “La fraternità ha delle sfumature, alcuni amministrano il mondo, altri sono il mondo”, gli tornò in mente questa frase senza ricordare da quale parte della memoria gli venisse. Di certo erano stati gli ultimi ad accoglierlo, e in quel mattino di terribile acume delle sensazioni, mentre tutto gli appariva sospeso, capiva che in qualche modo i ragazzi che dormivano vicino a lui (neri, bianchi, arabi? sembrava non importare più), rappresentavano le persone reali che da tanti anni aveva avuto più vicine.
Finalmente si decise a riattivare lo Smartwatch9.0 che aveva al polso. Niente. Rimaneva ancora disconnesso. Probabilmente mancava poco alla  scadenza della condanna che prevedeva 24 ore di disconnessione. Non sapeva il momento esatto in cui era scattata, avrebbe riprovato più tardi.
Intanto alcuni dei ragazzi intorno a lui si erano svegliati e si apprestavano a preparare quella che sembrava una grande moka - erano anni che non ne vedeva… anzi quando mai ne aveva vista una? Ne riconosceva però la forma, rimasta simbolica nell’immaginario collettivo -. Gli fecero cenno di avvicinarsi alla zona più prossima al pilone del ponte stradale, dove, si rese conto, c'era una vera e propria zona cucina, con alcuni mobili che fungevano da dispensa appoggiati al pilastro in cemento armato. Diede un'occhiata a Jean-Baptiste che dormiva ancora accanto a sé, poi decise di accettare l'invito dei suoi nuovi amici.
La sera prima aveva contribuito, con i contanti datigli da Mortimer, agli acquisti di alcuni generi di prima necessità, il riso, fagioli e chili in scatola, ananas fresco. Dai negozi indiani pagando in contanti avevano potuto prendere tutto senza IVA, altrimenti probabilmente sarebbero rimasti pressoché a digiuno; tutto costava tantissimo da quando era stata imposta un’IVA progressiva altissima soprattutto sui prodotti che venivano dall'estero (la contraddizione di una flat tax come imposta sul reddito e dell’IVA fortemente progressiva sui prodotti non lo aveva mai colpito come adesso). Poi aveva seguito Jean-Baptiste verso il suo rifugio notturno, senza capire bene di che si trattasse a parte che si sarebbero rifugiati sotto un ponte. Altri ragazzi si erano incaricati di cucinare mentre lui organizzava il proprio giaciglio per la notte.
Mentre si riscaldava con una grande tazza di caffè e del pane confezionato, ascoltava un po’ in disparte le discussioni dei ragazzi sulle possibilità lavorative del giorno, alcuni preferivano cercare di impiegarsi presso un cantiere edile poco distante, un nero che si era presentato come Johnny e un altro volevano arrivare fino ai campi fuori città. Anche se c’era più strada da fare, il lavoro era meno rischioso che essere mandati sulle impalcature a diverse decine di metri di altezza senza protezione.

«Sentite qua!» - li interruppe improvvisamente una voce dietro di lui che Emilio riconobbe come quella di Jean-Baptiste.

 

Camicie Verdi, Italiani e Italiane!
Dopo una lunga notte, sono costretto a parlarvi in diretta Social per spiegare cosa è successo e perché molti di voi sono stati disconnessi nelle ultime 24 ore: ancora una volta mi appello direttamente a voi chiamandovi a raccolta in questo momento difficile per ripristinare l’ordine e tornare presto a celebrare con voi le giornate trionfali della Patria.

 

«Sta andando in diretta Facebook il Ministro Salvinius» - esclamò un ragazzo.

«In contemporanea anche su Instagram» - si sorprese Johnny guardando incredulo il cellulare -«Mai vista una cosa simile!»

«Silenzio, fatemi capire!» - li calmava Emilio, l’unico a non avere connessione e quindi cercava di sentire attraverso i dispositivi degli altri.

 

Il mezzo non ammette lunghi discorsi. Senza ricordare per ora i precedenti, vengo al pomeriggio di ieri 6 Gennaio 2032, nel quale è accaduta quella che, nella mia già abbastanza avventurosa vita, è la più incredibile delle avventure.
II colloquio che io ebbi col Presidente al Quirinale durò venti minuti e forse meno. Trovai un uomo col quale ogni ragionamento era impossibile, poiché egli aveva già preso le sue decisioni. Lo scoppio della crisi era imminente.
È già accaduto, in pace e in guerra, che un ministro sia dimissionario, un comandante silurato, ma è un fatto unico nella storia che un uomo il quale, come colui che vi parla, aveva per quattordici anni servito la Repubblica con assoluta, dico assoluta, lealtà, sia fatto allontanare dalla casa privata del Presidente della Repubblica.
Ho dovuto perciò trarre le estreme conseguenze, confidando nei miei fedeli tra le Forze Armate, ho interdetto i poteri al Presidente della Repubblica confinando la sua libertà al suo appartamento privato. Il potere esecutivo e quello legislativo, il ruolo di Capo delle Forze armate e quello di Presidente del CSM sono passati ad interim sotto il mio diretto controllo.   
Necessariamente tutte le comunicazioni nel paese da questo momento passeranno al vaglio attento e puntuale delle forze di Polizia Postale e dei Servizi Segreti Italiani.   
D'ora innanzi può accadere che anche nei rapporti privati ogni italiano sia sospettato. Se tutto ciò portasse conseguenze solo per il gruppo dei responsabili, il male non sarebbe grave; ma non bisogna farsi illusioni: tutto ciò viene scontato dal popolo italiano, dal primo all'ultimo dei suoi cittadini. La colpa naturalmente è di quei traditori e dei disfattisti contro i quali la giusta collera degli Italiani troverà presto soddisfazione.
In attesa che tutto torni alla normalità affronteremo un periodo di transizione nel quale per prima cosa elimineremo i traditori e in particolar modo quelli che fino alle 18,30 del 6 gennaio militavano, talora da parecchi anni, nelle file del partito o erano fedeli al Buongoverno e sono invece passati nelle file del nemico. Chi, dunque, non farà pubblica professione di adesione al Nuovo Corso del Buongoverno sarà considerato per ciò stesso un nemico e trattato come tale. In secondo luogo al grido di ‘Prima l’Italia!’ ci allontaneremo in modo definitivo dai burocrati comunitari e dalle plutocrazie parassitarie europee che in questi anni hanno rovinato l’economia del paese e tentato di minare la base infrangibile dello Stato.
Camicie Verdi fedeli di tutta Italia!
Voi, squadristi e rondisti, ricostituite i vostri battaglioni che hanno compiuto eroiche gesta.
Voi, giovani italiani e padani, inquadratevi nelle divisioni che debbono rinnovare, sul suolo della Patria, le gloriose imprese dei vostri padri.
Voi, donne italiane, riprendete la vostra opera di assistenza morale e materiale, così necessaria al popolo. Contadini, operai e piccoli impiegati, lo Stato che uscirà dall'immane travaglio sarà il vostro e come tale lo difenderete contro chiunque sogni ritorni impossibili. La nostra volontà, il nostro coraggio e la vostra fede ridaranno all'Italia il suo volto, il suo avvenire, le sue possibilità di vita e il suo posto nel mondo. Più che una speranza, questa deve essere, per voi tutti, una suprema certezza.
Viva l'Italia! Viva il Buongoverno! Viva la Lega di tutte le Leghe!”

 

I ragazzi sotto il ponte si guardarono l’un l’altro smarriti, come se non potesse essere vero quello che avevano sentito, come se le orecchie e gli occhi li avessero traditi e cercassero conforto o conferma negli altri. Subito i Social trasmisero un inseguimento, con un tizio con gli occhiali seguito da una folla inferocita che lo insultava e minacciava. Emilio vide inquadrato sui piccoli schermi dei giovani migranti il portone del proprio palazzo, quindi guardò meglio e riconobbe gli occhiali dalla foggia antica che nella corsa ballavano sul naso del vecchio, trattenuti a stento dal cinturino di sicurezza, e i pantaloni di flanella del suo vicino del secondo piano. Telecamere e giornalisti seguivano l’evento (un classico dei video in diretta dell’ultimo decennio) intervallando a seconda del Canale Youtube suoni, visi disgustati, pernacchie, gesti dell’ombrello o, per i programmi più splatter, uccisioni, lapidazioni, impiccagioni, ferite sanguinolente vere o finte, e altre immagini tra le più truculente recuperabili in Rete. Non c’era niente di meglio dell’inseguimento di un Espulso per distrarre l’intera plebe fruitrice dei Social!