Scala, la Reggina e la serie A

La storia di Nevio Scala, della mancata promozione in serie A della Reggina e dei successi del Parma

di Meno Occhipinti

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    Data pubblicazione: 14 aprile 2019


Il mio amico Peppe Quattrone, originario del quartiere Archi di Reggio Calabria, me lo diceva spesso: «Ma ci pensi, Meno? Se non avessimo perso ai rigori lo spareggio con la Cremonese, lui non se ne sarebbe andato e a quest’ora la Coppa delle Coppe l’avremmo vinta noi!».
Con il “noi” Peppe intendeva la Reggina Calcio, il “lui” invece era l’allenatore dei calabresi, Nevio Scala.
Scala, dopo un ventennio da calciatore, nella sua bacheca c’erano uno scudetto, una Coppa delle Coppe e una Coppa dei Campioni, nel 1985 iniziò la sua carriera da allenatore sedendosi sulla panchina della formazione giovanile del Lanerossi Vicenza. Si mise subito in evidenza e due stagioni dopo venne chiamato dalla Reggina per guidare, in serie C1, la prima squadra. La formazione dello Stretto concluse al terzo posto quella stagione e disputò, vincendolo, lo spareggio con la Virescit di Bergamo per la promozione in serie B.
La stagione successiva (1988/1989) la Reggina arrivò quarta a pari punti con il Cosenza e la Cremonese e con quest’ultima si giocò l’ultimo posto utile per la promozione in serie A. I tempi regolamentari si chiusero in parità, e i lombardi conquistarono la massima serie grazie ai calci di rigore.
Quella sconfitta segnò la fine dell’esperienza reggina per Scala che, durante l’estate, si accasò al Parma, che all’epoca giocava ancora in serie B. Per l’allenatore patavino è l’inizio della sua sfolgorante carriera.
Già al primo anno alla guida dei ducali Scala conquistò quella promozione in A che aveva mancato per poco la stagione precedente. Fino a quel momento il presidente del Parma era stato l’imprenditore Ernesto Ceresini, che purtroppo era venuto improvvisamente a mancare proprio durante quella stagione. Con la promozione nel massimo campionato italiano è la Parmalat e il suo presidente Callisto Tanzi ha prendere in mano le redini della società.
Al primo anno di A i crociati arrivano quinti, un ottimo risultato per una neopromossa; la stagione successiva invece ottengono un “solo” buon sesto posto ma arriva anche il primo importante trofeo: il 14 maggio 1992 i gialloblu, dopo aver battuto nella doppia finale la Juventus, alzano al cielo la Coppa Italia.
Quella conquista permette alla squadra di Scala di disputare, l’anno successivo, la Coppa delle Coppe, competizione riservata alle squadre europee che avevano vinto l’anno precedente la coppa nazionale. Sorprendentemente, ma mica tanto se consideriamo i nomi che facevano parte di quel gruppo (Ballotta, Benarrivo, Di Chiara, Minotti, Apolloni, Melli, Brolin, Asprilla) a trionfare è proprio il Parma che batte per 3 a 1 l’Anversa nella finale di Wembley. Si tratta della prima vittoria di un trofeo continentale per una “provinciale”.
I successi per Nevio Scala e, di conseguenza, del Parma non finiscono qui. Negli anni a seguire arriva una Supercoppa europea e una Coppa Uefa.
Nel 1996 Scala lascia la squadra emiliana e, dopo un breve passaggio al Perugia, inizia la sua avventura all’estero: in Germani con il Borussia Dortmund, in Turchia con il Beşiktaş, in Ucraina con lo Šachtar Donec'k, e in Russia con lo Spartak Mosca.
Proprio a Mosca, nel 2004, Nevio Scala chiude la sua carriera da allenatore e inizia quella, ancora attuale, di viticultore.
Ma a noi piace ricordarlo sulla panchina della Reggina, quando ha sfiorato la promozione in serie A con la squadra dello stretto, e con le parole del mio amico Peppe: «Ma ci pensi, Meno? Se non avessimo perso ai rigori lo spareggio con la Cremonese, lui non se ne sarebbe andato e a quest’ora la Coppa delle Coppe l’avremmo vinta noi!».
È difficile pensare che, se la Reggina quell’anno fosse approdata in serie A, tre stagioni dopo gli amaranto avrebbero potuto alzare al cielo la Coppa delle Coppe perché, senza la forza economica di Callisto Tanzi, probabilmente neanche il Parma ce l’avrebbe fatta. Anche Peppe ne era cosciente. Ma perché precludersi il sogno? Perché non immaginare che quel 12 maggio del 1993 ad alzare quella coppa, se il reggino Pietro Armenise non si fosse fatto parare il rigore e invece a sbagliarlo fosse stato il cremonese Attilio Lombardo, ci sarebbe potuto essere capitan Rosario Sasso?
PS: la Reggina, 10 anni dopo quel rigore sbagliato, è poi riuscita a conquistare la sua prima promozione in serie A, Peppe Quattrone purtroppo non ha potuto fare festa perché a metà degli anni novanta ci ha prematuramente lasciati, vittima di un brutto incidente stradale.