Anno 2032: fuga dal virtuale

Informazioni - Capitolo Quattro

di Alessandro Manuguerra

    img

    Data pubblicazione: 14 aprile 2019

 

Seguiva come un automa un ragazzo afroitaliano, ancora scioccato dalla scoperta di essere rimasto, privo della sua ID - identità digitale -, tagliato fuori persino da casa propria. I passi del suo accompagnatore lo portavano verso l'estrema periferia del quartiere, dalla quale si poteva ammirare l'enorme ponte a quadrifoglio della vicina uscita autostradale percorso da sue fiumi opposti di veicoli inquinanti. Sulla destra incombeva il profilo massiccio di un parcheggio multipiano che serviva il vicino aeroporto del quale si distingueva solo l'antenna posta sopra la torre di controllo.
Il tutto prendeva forma a partire da una certa altezza, mentre il verde di cespugli ed alberi rimaneva ovattato, catturato dalla smogghia strisciante nel paesaggio.
La smogghia, come tutti sanno, è il prodotto della mistura tra lo smog cittadino e la nebbia. Le auto che circolavano nell’Italia del Buongoverno andavano ancora a diesel e a benzina perchè il governo aveva deciso di ipertassare le auto elettriche provenienti dagli altri paesi al grido di “Prima l’Italia!”. Ma dato che le fabbriche automobilistiche italiane continuavano a produrre vetture con il motore a scoppio consumando combustibili fossili, il protezionismo nei confronti dei prodotti nazionali aveva determinato la prosecuzione nell’utilizzo di auto inquinanti.

Quand'era piccolo il mondo gli sembrava diverso. Forse era diverso, anche se sul punto di cambiare. C'era stato un momento preciso nel quale si era persa l'identità di esseri umani? Da quando non si parlava più con i vicini di casa, si aveva paura dell'altro, si era persa la voglia di aiutarci, era spento il senso di appartenenza ad una comunità, ad un quartiere?
Davvero una volta tutto era diverso o era una visione ottimistica della sua immaginazione di fanciullo?

L'ivoriano gli fece cenno di seguirlo verso uno scivolo che portava ad un cancello che sembrò aprirsi magicamente prima che loro fossero arrivati. Si trattava dell'accesso ai garage di un palazzo che Emilio trovava singolarmente pulito rispetto ai marciapiedi percorsi. Si rese conto che non erano più soli, che c’era qualcuno che li osservava dall'altra parte della strada, un tizio apparentemente impegnato con il suo smartwatch, mentre una camera all'ingresso del tunnel che andava sottoterra li inquadrava.
“Non t’innervosire” lo sostenne Jean Baptiste avendo notato la sua esitazione. “Scendiamo da Mortimer” poi ripeté a voce alta come ad ostentare sicurezza.
Il tunnel inclinato in cemento terminava perpendicolarmente ad un corridoio illuminato dietro l'angolo del quale un individuo di origine araba fece loro cenno di seguirlo. Emilio continuava a guardarsi intorno perché aveva la spiacevole sensazione di essere spiato da altri occhi. Ciò insieme al disagio di non sapere bene cosa ci facesse in quel luogo, lo proiettava in una dimensione quasi di sogno, come se non fosse possibile che stesse davvero accadendo a lui, una sensazione di estraneità, come se vedesse le cose dall'esterno. Finalmente alla terza o quarta apertura sulla destra, l'arabo si fece da parte con un leggero inchino (ironico?) e loro entrarono attraverso un portone nello studio del padrone di casa.
Mortimer li accolse con un accenno di sorriso, un’incurvatura delle labbra all'insù nel viso liscio dal colorito pallido e leggermente olivastro.
“Cosa potete fare per me?” chiese facendo cenno di sedere ai due ospiti.
Emilio percepiva un leggero aroma dolciastro nell'aria deumidificata che lo stordiva piacevolmente. Lo studio aveva un'illuminazione sicuramente artificiale ma così curata che pareva ci fosse il sole a battere dietro i pannelli del soffitto. Un quadro dai colori tenui, il mobilio di legno naturale, tutto era chiaro e come levigato.
“Il mio amico non ha denaro, ha bisogno di aiuto” esordì Jean-Baptiste un po’ impacciato.
“Naturale, se vi siete rivolti a me” ribatté con tono gentile Mortimer. “Ma il punto è: cosa potete vendere?”
“Io ho la giacca, la sciarpa…” cercava di fare un inventario Emilio. “Ho anche lo Smartwatch, però vorrei tenerlo, domani riavró la connessione”.
“Di oggetti ho pieni parecchi garage, è non è un modo di dire” sostenne il padrone di casa. “Ci possono essere altre cose interessanti, informazioni ad esempio…” Fece una pausa significativa, poi attaccò: “Tu che lavoro fai?”
“Beh, presto servizio di 8 ore settimanali al Ministero della Propaganda, scrivo stati sui social, commento, influenzo per come mi viene indicato”.
“Ah, bene. E come funziona, davvero ciò che viene stabilito dalla Piattaforma, votato dagli attivisti, si attua in Rete? Oppure c’è un passaggio attraverso il Consiglio Direttivo?”
“Mah, a noi vengono date indicazioni sempre dal Direttivo”
“Certamente...” sembrò meditare tra sé the Custumer. “Senti, se mi rispondi su questo ti darò del denaro contante. È vero che in realtà Beppe Trillo è morto?”
“No, questo non credo, non mi risulta. Però so che l'attentato preparato contro Salvinius il mese scorso era tutta una messinscena preparata ad arte”.
“Uhm, questo lo sospettavo. Ma hai le prove?”
“Esiste un video, poi fatto sparire, dei preparativi. Io ho il link del video criptato, ma sono in grado di procurarmi la chiave. Naturalmente domani, quando potrò riaccedere alla Rete con il mio account” aggiunse Emilio.
“Okay, per ora mi bastano queste informazioni per darti qualcosa perché ti compri del cibo” stabilì Mortimer. “Se ti occorreranno dei soldi veri sai che devi procurarmi quel video”. Poi si alzò dalla poltrona: “Signori” concluse con un cenno della mano verso la porta.
Jean-Baptiste si avviò ed Emilio lo seguì riluttante perché sperava di avere del contante, che però comparve sulla mano dell’ arabo che li attendeva dietro la porta. Pochi spiccioli che sarebbero bastati solo a mettere qualcosa sotto i denti. Forse anche a pagarsi un albergo, certo qualcosa di molto economico. Ma da quelle parti non esisteva nulla del genere. Anzi lui non conosceva da nessuna parte un posto dove andare a dormire a poco prezzo. Si sarebbe affidato volentieri al suo cellulare, alla rete, ma questa - come non faceva altro che ripetersi ormai continuamente nelle ultime ore - gli era preclusa. Disconnesso per 24 ore. Niente di più stupido e inaspettato. Stupido era stato senz'altro il suo comportamento, ma oramai era inutile continuare a piangersi addosso.
“Jean-Baptiste, ma tu, dove dormi?”