L'alzata d'ingegno

La scalinata della Chiesa di S. Bartolomeo a Spaccaforno

di Salvatore Leopaldi

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    S. Bartolomeo a Ispica (RG) con la scalinata ottocentesca


    Data pubblicazione: 14 aprile 2019

 

A vederla, la Chiesa madre di Ispica dedicata a S. Bartolomeo, induce a pensare che qualcosa durante la fase costruttiva del progetto sia andato storto. Anch’essa riedificata dopo il terremoto del 1693, come quasi tutte le chiese della provincia, ha visto succedersi varie fasi costruttive e più di un progetto architettonico: la pianta a croce latina e le tre navate che la compongono, progettate sul finire del settecento; la facciata e la scalinata antistante, edificate nell’ottocento.
Che le scalinate facciano parte integrante delle facciate delle più importanti chiese del Val di Noto non vale la pena ribadirlo. San Giorgio a Ragusa, San Giorgio a Modica, San Nicolò a Noto e via di questo passo. Ma perché proprio San Bartolomeo a Ispica abbia una scalinata tanto tozza, poco armoniosa e per nulla scenografica proprio non riuscivo a capirlo.

In Italia, però, c’è stato un periodo in cui il genio civile, militare, artistico e letterario ha trovato il modo di concretizzarsi e di assumere una forma tanto netta e definita che non solo ha finito con il caratterizzare un’intera epoca ma ha persino cambiato il volto delle tracce delle epoche precedenti. Poco importa che si trattasse della prospettiva del colonnato del Bernini a San Pietro, progettato in quella maniera perché vi si accedeva da due vie laterali con in mezzo la cosiddetta “spina di Borgo”, o l’armoniosa facciata della Chiesa madre di un paesino di provincia, a cui si era persino cambiato il nome da Spaccaforno a Ispica, perché quelli, si sa, erano tempi di menti raffinate.
Una foto d’epoca ci mostra la “semplice e modesta” scala ottocentesca costruita dal capomastro Gaspare Capasso su progetto dell’architetto Antonio Cerruto che armonizzava la piazza antistante e la facciata della chiesa in un paesaggio felicemente noto alla nostra terra. Non era una scala grandiosa come tante altre del Val di Noto, non aveva particolari pregi artistici o architettonici ma svolgeva egregiamente la sua funzione. Nel 1934, però, si pensò di modificare quel progetto, di distruggere la precedente scalinata e di edificarne una nuova. Si era nel pieno dello splendore di quei tempi noti per la ricchezza d’ingegno di capi e sottoposti, un’epoca della quale, ancora oggi, si fatica a trovare una qualche ombra.

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S. Bartolomeo a Ispica (RG) con l'attuale


La Chiesa madre di Ispica rimane così ingiustamente inaccessibile, quantomeno allo sguardo, schiacciata prospetticamente da quel muro frontale che ne rovina il prospetto e impedisce l’originale e felice continuità tra la facciata e la piazza. Ma di questo, allora come oggi, sono in pochi a farsene cruccio.