Le scale

Quasi un editoriale

di Antonio La Monica

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    Santa Maria delle Scale a Ragusa


    Data pubblicazione: 14 aprile 2019

 

Negli incomprensibili telegiornali sorbiti da me bambino, inizi anni Ottanta, ritornava spesso un dibattito tra favorevoli e contrari alla “scala mobile”. Io proprio non capivo come qualcuno potesse essere sfavorevole ad una idea tanto bella, così innovativa da essere stata da me vista solo in un mega supermercato di Milano, occasionalmente visitato nell’unica sortita dell’infanzia oltre Ragusa.

Quella scala mobile era bellissima, divertente, faceva risparmiare un sacco di fatica. Viva la scala mobile!

Ne avremmo viste di altre, cose assurde e scale capaci di portarci davvero in alto come in basso. Le scale sociali immobili in Italia quasi come lo sono le caste in India. Le scale appese nei balconi con l’indomito pupazzetto di Babbo Natale a ricordarci la festività imminente. La scala per misurare un terremoto e quella per organizzare in armonia le mille note musicali. La scala è il simbolo di una città del Veneto, è un cognome piuttosto diffuso in Italia, è un elemento architettonico con il quale si sono confrontati architetti e geni di tutto il Pianeta.

Le scale raccontano molto delle nostre vite. Quelle ampie che conducono all’ingresso di una chiesa o di un nobile palazzo. Le chiocciole per risparmiare spazio e dove inerpicarsi in un senso di vertigine. Le scalette che servono solo per raggiungere il ripiano più alto di un armadio. Quelle che si allungano all’inverosimile per raggiungere un tetto, un gatto intrappolato tra i rami di un albero. Le scale che disegnano il legame tra la parte antica e moderna della mia città, Ragusa. Queste ultime sono numerosissime, affascinanti e meritano davvero di essere visitiate e percorse almeno una volta. Le scale dei condomini, quelle delle scuole, degli uffici pubblici….

Ecco, il punto essenziale è accorgersi delle scale, delle salite e delle discese. Della necessità, per tutti, di dovere affrontare il primo gradino senza poi fermarsi. Ma c’è anche un altro aspetto che vorrei sottolineare riguardo all’idea delle scale e dei gradini…. Un nostro detto popolare ricorre all’immagine del “gradino rotto” per indicare una sorte di offesa irreparabile. “Quella persona è molto arrabbiata con me, neanche gli avessi rotto il gradino di casa”, si dice. Rompere una scala è mancare di rispetto alla soglia verso cui quella scala conduce. Sia essa di una casa ricca o povera, reale o metaforica. Dunque attenzione alle scale, ai gradini, alle soglie. Passo passo ci conducono lontano.