C'era una volta... ma non è una fiaba

Siamo un Paese che sta allegramente distruggendo la sua stessa natura di Stato unitario, repubblicano e democratico

di Carlo Poerio

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    Data pubblicazione: 14 marzo 2019

 

Se il progetto non verrà fermato o profondamente corretto, sui futuri libri di storia la narrazione della vita di questo nostro Paese potrebbe iniziare con il più classico dei "C'era una volta". Purtroppo non sarà un racconto di lotta patriottica, di eroismo o di sacrificio come lo furono alcune battaglie del nostro passato. Cosa sta succedendo? Accade che non si fa in tempo a smaltire l'indignazione ed il disgusto per l'ultima delle tante sconcezze di una classe politica pessima che si scopre un suo nuovo e famigerato progetto, concepito per ridisegnare l'Italia di domani. In fase piuttosto avanzata e tra silenzi e menzogne, si sta sviluppando grazie ad una sorta di trattativa privata tra politici. Alcuni quotidiani l'hanno definita la "secessione dei ricchi" e trae ispirazione e impulso, manco a dirlo, dall'ideale secessionista dei leghisti. Si tratta di una profonda trasformazione dell'architettura dello Stato, partita nel lontano 2001 con la pessima riforma del Titolo V della Costituzione. Ha tuttavia avuto un'accelerazione a febbraio dello scorso anno, grazie ad una sorta di accordo firmato tra l'allora Capo del Governo ed i Governatori di tre regioni: Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. E' per questo che è stata definita "secessione dei ricchi". Le tre regioni, da sole producono più del 40% del prodotto interno lordo nazionale. A pochi giorni dalle elezioni nazionali dello scorso anno, un Governo che dovremmo definire di centrosinistra e che doveva limitarsi a gestire gli affari correnti, diede il via ad una sorta di trattativa privata, fino ad ora rimasta parecchio segreta, tra i tre governatori e lo Stato, quest’ultimo rappresentato da un ministro veneto e per giunta leghista. Come lo abbiamo scoperto? Dopo le recenti elezioni regionali nelle Marche, vinte dal centrodestra, il vicepremier in perenne campagna elettorale e ministro tuttofare purché non si lavori, piuttosto eccitato dal successo elettorale, annunciò che era giunta l'ora di concludere quella che eufemisticamente è stata definita "autonomia differenziata". In pratica e volendo essere ottimisti, se quel progetto autonomista andrà in porto, alla differenziata ci finiranno le regioni povere del nostro Paese, come la Campania o la Calabria. Le quali, ironia di un Paese sempre meno comprensibile, pur appartenendo a quella parte geografica dell’Italia definita dai leghisti "terronia", in quanto abitata da quel popolo di "terroni lavativi e parassiti che vivono di sussidi dello Stato", oggi scopriamo essere convintamente leghiste e tifose del suddetto vicepremier e ministro etc. etc. etc.. Come vogliono l'Italia di domani questi tre governatori di cui uno, è bene ricordarlo, è pure un rappresentante del Partito Democratico? Ho accennato alla trattativa riservata, durante la quale i tre Governatori hanno fatto delle richieste. Fino ad ora l'opinione pubblica non ne conosceva la natura e neanche i contenuti.

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Ancora oggi la maggioranza della stessa continua a disinteressarsene, grazie alla disinformazione praticata dai media asserviti a questo o quel partito ed alla propaganda adottata dal sopra menzionato vicepremier il quale, per distrarre le masse, non passa giorno che non ci ricordi che "il nostro problema sono i migranti" sporchi, brutti ma soprattutto cattivi. Le richieste dei tre governatori sembra siano state sostanzialmente recepite, tutte. Tra le altre, la pretesa che le stesse vengano ratificate in Consiglio dei Ministri e tradotte in un disegno di legge governativo che il Parlamento dovrà solo approvare o respingere, senza possibilità di modificare o correggere. Insomma, al Parlamento sarà concesso di fare da passacarte, dimenticando che lo stesso rappresenta tutti i cittadini italiani e non i politici ed i loro interessi. I punti dell'accordo per ora conosciuti, rappresentano sostanzialmente il preludio di uno Stato che si dissolve. Nel dettaglio, sappiamo che hanno chiesto di trasferite alle regioni materie di potestà legislativa di principio. Significa che lo Stato si priva della prerogativa di fissare gli obiettivi generali delle politiche che devono essere perseguite a livello nazionale. Tutto questo, in settori cruciali come l'istruzione, la sanità pubblica o i beni culturali, solo per citare quelli più importanti per il nostro quotidiano vivere. Faccio solo qualche esempio, semplice e spero comprensibile, di cosa potrebbe significare questa "autonomia differenziata" se dovesse andare in porto. Fondamentalmente tutto ruota intorno ai soldi. Il ricco nord vuole trasferire meno risorse fiscali allo Stato e gestire direttamente altri tributi che oggi sono di competenza del Ministero dell'Economia. Tutto questo si trasformerà in meno risorse economiche che lo Stato potrà trasferire alle altre regioni. Ovviamente, ne risentiranno maggiormente quelle più deboli del nostro Paese. Però significa anche tanti saluti ai vincoli solidaristici sanciti nella nostra Costituzione. Non contenti, chiedono di poter gestire direttamente il sistema di incentivi alle imprese e le politiche attive del lavoro, oggi in capo al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Già che ci sono, vogliono anche la competenza sui fondi nazionali destinati alle infrastrutture come strade ed autostrade, oggi gestiti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Soldi, soldi e ancora soldi. Ma c'è anche dell'altro. I tre governatori hanno chiesto di decidere per tutto ciò che riguarda la scuola pubblica, come la gestione degli insegnanti, la programmazione dell'offerta formativa o delle finalità della stessa, il rapporto con le scuole private e, ovviamente, i fondi. Ancora: chiedono pieni poteri sulla sanità pubblica. In pratica vogliono gestire direttamente il sistema tariffario e quello dei fondi per personale, beni e servizi. Di fatto un'uscita dal Sistema Sanitario Nazionale. Vogliono potere assoluto sulla gestione dell'ambiente e sui sistemi di riciclaggio dei rifiuti, trattando direttamente con l'Unione europea se proprio non se ne potesse fare a meno. Vogliono gestire direttamente il patrimonio culturale come i musei, le biblioteche ed i monumenti e vogliono gestire tutte le funzioni tecniche oggi in capo alle Soprintendenze. Ovviamente con le annesse e irrinunciabili risorse economiche. Interrompo questo riassunto incompleto di cosa contiene questo progetto di "autonomia differenziata", sperando di aver dato un'idea di quanto devastante potrebbe essere lo stesso, per il futuro nel nostro Paese. Non si tratta solamente di trasferire alle regioni qualche funzione amministrativa in chiave di efficienza. Gli effetti di questa riforma andranno ad incidere su principi costituzionali come l'uguaglianza ed i diritti fondamentali di tutti i cittadini italiani. Se, come sembra, altre regioni si uniranno all'orgia di soldi e potere, assisteremo alla distruzione del sistema paese, suddiviso in tanti piccoli staterelli in competizione tra loro. Questa è l’Italia che alcuni politici vorrebbero per il nostro futuro. Mi fa sorridere chi è preoccupato per la tenuta dell’Unione europea, quando siamo un Paese che sta allegramente distruggendo la sua stessa natura di Stato unitario, repubblicano e democratico. Saremo in grado di respingere questo progetto, come fu per la riforma della Costituzione di stampo renziano? Questa volta purtroppo non è previsto un referendum.

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