La favola della Virtus Eirene

Il sogno fiabesco della Passalacqua, la pallacanestro femminile ragusana

di Meno Occhipinti

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    Data pubblicazione: 14 marzo 2019


C’era una volta la Virtus Eirene. Anzi, no! All’epoca, era il 1995, c’erano soltanto un gruppo di ragazzine che volevano giocare a basket e i loro genitori che, per renderlo possibile, avevano creato dal niente una società sportiva.
Per poterla costituire bisognava trovare dei soci e un nome. Per i primi fu facile; non bisognò nemmeno cercarli: diventarono soci i genitori di tutte le ragazzine. Anche la questione “nome della società” fu risolta in fretta: un socio propose di battezzarla “Virtus Eirene”, Virtus come la virtù, necessaria per avviare un tale progetto, ed Eirene, come la dea della pace, perché per mandare avanti un tale progetto occorre farlo in pace con tutti. Proposta approvata all’unanimità!
Le giocatrici erano tutte poco più che bambine, così i primi campionati che disputarono furono quelli giovanili.
Col passare degli anni, quelle che prima erano bambine e poi erano diventate ragazze, si erano fatte donne e la dirigenza si trovò nella situazione di dover decidere se dire alle loro figlie di trovarsi un altro passatempo o permettere loro di fare il “grande salto”: iscrivere la squadra, per la prima volta nella sua storia, a un campionato senior.
Esiste un genitore che abbia di dire alla propria figlia «adesso che sei maggiorenne devi trovarti un altro modo per trascorrere i pomeriggi e le domeniche»? No! Non “in natura”, almeno.

 

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E poi, loro, i genitori, fino a quel momento si erano divertiti un sacco a fare i soci/dirigenti di quella società, ci avevano preso gusto a praticare quell’hobby. Inoltre era anche piacevole ritrovarsi tutti assieme, in palestra, nei pomeriggi di allenamento e la domenica per le partite.
Se è stato bello e divertente nelle categorie giovanili, si saranno detti, perché non dovrebbe esserlo anche nei campionati senior?
Così, nel 1998, la Virtus Eirene Ragusa venne iscritta al campionato siciliano di serie C.
Dopo una prima stagione senza infamia né lode, già alla seconda erano riuscite a raggiungere la semifinale dei play off per la promozione nella serie C regionale.
Perché le ragazze erano parecchio brave. Forse quello che mancava loro era un po’ di esperienza. E quella si acquisisce giocando. Al “sogno” furono quindi altre due stagioni di “pratica”; al quinto tentativo si piazzarono seconde e in estate vennero ripescate in serie B.
Sì, lo so cosa state pensando… che in fondo una promozione in B (per di più la serie B regionale, nemmeno quella “vera”) non sarebbe tutto ‘sto gran successo.
È vero, non si era vinto il campionato NBA, ma in B era stata promossa una società al suo quinto anno di vita, gestita da un gruppo di genitori senza quasi nessuna esperienza sportiva, e composta da tutte giocatrici locali. Non sarà l’NBA ma non è nemmeno un successo da poco.
E così, nella stagione 2003/2004, la Virtus Eirene fa il suo debutto in B. E che debutto! Al termine del campionato le ragusane arrivano ottave; nei due successivi bissano i successi del primo; il seguente, siamo nella stagione 2006/2007, la Virtus Eirene, roster interamente ragusano, vince il campionato e conquista la promozione nella serie B nazionale.
E qui le cose si complicano. Giocare un torneo impegnativo come quello cadetto con solo giocatrici indigene si può fare, ma il rischio di un’immediata retrocessione è molto alto.
Allora i nuovi genitori/dirigenti, perché nel frattempo i “vecchi” avevano poco alla volta passato la mano, vanno alla ricerca di quelle due o tre giocatrici che possano garantire un tranquillo campionato e, prima dell’inizio del torneo, non senza difficoltà, riescono a tesserare delle giocatrici che, per una ragione o un’altra, decidono di sposare la causa delle ragusane.
Ed è durante quell’estate che arriva anche il principe azzurro, Gianstefano Passalacqua.
E, si sa, quando il principe bacia una principessa, questa si sveglia dal sonno e diventa una regina: in 10 anni la società nata per far giocare a basket le proprie figlie ha finora disputato tre finali scudetto e vinto due coppe Italia. Se questa non è una favola…
A questo punto, per chiudere questa favola con il classico “e vissero felici e contenti”, bisognerebbe solo cucire il tricolore sulle maglie biancoverdi. Si potrà fare a maggio?