Anno 2032: fuga dal virtuale

Mortimer The Costumer - Capitolo Tre

di Alessandro Manuguerra

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    Data pubblicazione: 14 marzo 2019

 

Si guardò intorno nervosamente. Tutto sembrava diverso da quello che conosceva, che aveva sempre immaginato, da quanto presumeva di sapere. Appena fuori dal portone del proprio palazzo vide una realtà stravolta rispetto a quello che considerava reale. È vero che non usciva dal proprio appartamento da più di un anno – non gli serviva uscire, riceveva il Reddito di cittadinanza in Bitcoin che poteva spendere tranquillamente online presso le società accreditate, quelle considerate “morali” dal Buongoverno. Inoltre le consegne arrivavano a domicilio puntualmente grazie ai Robo-merci, cosicché lui poteva dedicarsi ai giochi online e all'informazione 1=1 (uno vale uno, quella cioè dei Social) dal proprio divano sulla SmartTV9.0, visto anche che l'accesso alla Rete era gratuito per tutti i Cittadini.
Non usciva neanche per incontrare altre persone a fini sessuali: in quanto a sesso non era particolarmente esigente, pochi minuti di online gli bastavano per una settimana. E tra l'altro stava anche cercando di smettere del tutto, alcune teorie infatti sostenevano che l’astinenza sessuale sollecitava la capacità di concentrazione e rinforzava l'intuizione. Così l'ultima volta che era uscito risaliva a più di un anno prima, in occasione di un comizio del Movimento, di cui era uno dei sostenitori della prima ora.
Ora vi era costretto a causa della punizione subita: quella cioè di essere stato disconnesso per 24 ore dalla Rete. Era punito non per colpa sua, ma a causa di un like avventato. Così si era avventurato fuori per procurarsi del cibo.
Ma ciò che conosceva, di cui si riteneva super informato, tutte le proprie certezze, furono improvvisamente sconvolte da ciò che lo aspettava in strada. Intanto c'erano certamente troppi individui dalla pelle scura (i clandestini erano stati eliminati già da anni, o almeno così si diceva), troppi indigenti anche bianchi (ma la povertà non era stata abolita?), poi un'aria di abbandono e di rovina preoccupante, negozi chiusi, in tutto l’isolato solo un paio di alimentari indiani e un trovatutto cinese. Che cosa stava succedendo nell'Italia del Buongoverno?
Si avviò camminando sul proprio lato del marciapiede verso il Quadrivio, il fulcro del Quartiere Nuovo 9.0, dove arrivava la metropolitana di superficie. Là sicuramente avrebbe trovato una situazione più normale. Si guardò intorno preoccupato di non attirare l'attenzione dei neri africani che popolavano la strada, avvolgendo la sciarpa attorno al mento. Per poco non inciampò in un ammasso di rottami rivelatosi ad un secondo sguardo un Robo-merci smontato, con la testa-cassa aperta e l’hard-disk divelto. Aveva lamentato un paio di ritardi nelle consegne dell'ultimo mese, ma non immaginava che i piccoli Robot potessero essere assaliti in strada. Il paese stava andando alla deriva e i Cittadini in Rete non ne avevano idea.
Il Quadrivio però non rivelò nulla di diverso, strani soggetti in strada, perfino un paio di venditori ambulanti - ufficialmente vietatissimi nell’era del Buongoverno - dai quali provenivano musiche mediorientali, un paio di negozi indiani. Sembrava di essere in piazza Jamaa el Fna a Marrakech. La fermata della metropolitana affollata da soggetti equivoci, desueti, dei ragazzi africani sorridenti, addirittura famiglie italiane con bambini, come non se ne vedevano da tempo - il miraggio del Reddito aveva per un lungo periodo convinto gli italiani dell'opportunità di rimanere single.
Decise di tornare rapidamente sui propri passi mantenendosi sul suo stesso lato del marciapiede, tirava un'aria decisamente preoccupante da paese del terzo mondo.
Arrivò rapido un furgone blindato che si fermò quasi alla sua altezza. Si aprì uno sportello laterale dal quale scese un Robo-merci che si infilò subito nel palazzo di fronte. Ah, è così, riflettè, adesso sono costretti a circolare in questo modo.
Una realtà di cui non aveva idea, che gli faceva paura e di cui non si era reso conto, anche perché dalle finestre del suo settimo piano, unica prospettiva dalla quale aveva guardato la realtà esterna nel corso dell’ultimo anno, aveva continuato a veder brillare le insegne luminose del palazzo di fronte, mentre la smogghia gli aveva impedito di distinguere i cambiamenti avvenuti giù in strada.
Emilio continuava regolarmente il suo impegno di 8 ore settimanali sulla Rete da svolgere come lavoro per la comunità, indispensabili per ottenere il Reddito di cittadinanza. La sua esperienza come hater di lungo corso in favore del Movimento lo qualificava, dandogli l'opportunità di rimanere a lavorare da casa. Da qualche tempo il lavoro istituzionale, cioè quello commissionato dal Ministero della Propaganda, il suo e quello di qualche migliaio di altri attivisti, si concentrava su una campagna denigratoria per l’Europa con la funzione di disincentivare la motivazione dei migranti.
Infatti il Buongoverno aveva deciso di affiancare all'impegno militare in Africa, che impediva fisicamente agli abitanti di uscire dai confini dei propri paesi, un impegno propagandistico. Erano migliaia gli attivisti impegnati nel creare notizie (per lo più false) di disastri navali, morti in mare, campi di concentramento, deportazioni di chi provava ad arrivare in Europa. Luogo comunque descritto come inquinato, invivibile, popolato di razzisti e privo del welfare di una volta. Gli immigrati residenti erano descritti come chiusi in ghetti e schiavizzati. Tutto questo passava sui socialmedia africani, tenuti sotto stretto controllo dai governanti che avevano firmato precisi accordi con i governi sovranisti europei. Certo, alcune di quelle informazioni non erano del tutto inventate. Il nuovo corso UE a trazione sovranista aveva davvero ghettizzato migranti e fuoriusciti, nonché dovuto fare i conti con bu dget ridotti per il welfare riservato ormai soltanto a favore dei cittadini europei.
Arrivò al portone del proprio palazzo e provò la sua key digitale, rendendosi finalmente conto dell’errore madornale commesso: senza connessione aveva perso la sua identità digitale, almeno temporaneamente. Nessun apparecchio era in grado di rilevare la sua identità, dunque non poteva rientrare nell’appartamento. Tutto fu improvvisamente chiaro e traumatico, non possedeva neanche dei contanti! Era stato un terribile sciocco, era fuori casa e senza un soldo. Le gambe improvvisamente non lo ressero e per un istante barcollò quasi rovinando per terra. Disconnesso, senza soldi e chiuso fuori casa: la notte che lo aspettava sarebbe stata terribile.
Si accoccolò vicino al portone nella speranza che qualcuno del palazzo lo facesse entrare per passare la notte nell’androne, anche se sapeva che non era legale fare entrare qualcuno senza identità digitale. Così passò del tempo e lo prese lo sconforto, acuito dalla fame. Si decise ad avvicinarsi al negozietto indiano sull'altro lato della strada, magari sarebbe riuscito a convincere il venditore a dargli del cibo in cambio di qualcosa, una promessa o un pegno.
C'erano dei ragazzi africani, forse gli stessi che aveva notato al Quadrivio, che scherzavano all'entrata del negozio. Li squadrò con aria infastidita perché gli ostacolavano il passo, ma all'uscita dopo il diniego del commerciante indiano, gli rimaneva solo un'aria da bambino smarrito.
Tutto ok, amico? Gli domandò uno dei neri.
No, sono rimasto fuori casa e senza il mio Smartphone, rispose Emilio mentre dai suoi occhi senza volerlo avevano preso a scorrere lungo le gote lente lacrime.
Hai bisogno d'aiuto, di mangiare? Incalzava quello, lungo, magro, apparentemente inoffensivo.
Sì, almeno per stasera, poi domani potrò rientrare a casa.
Non ti preoccupare, io mi chiamo Jean-Baptiste, posso aiutarti. Senti, hai qualcosa da barattare?
Da barattare? Ripeté meditabondo Emilio. Non granché. Il giubbotto, la sciarpa, lo Smartwatch.
Va bè, ti porto da Mortimer the Costumer; lui qualcosa ci ricava da te e ti darà dei contanti.
Mortimer?
Sì, è conosciuto così. Dice di raccogliere qualsiasi cosa, è un Cliente, compra oggetti, documenti, informazioni e paga subito.
A Emilio non rimaneva che seguire Jean-Baptiste, in parte rassicurato dal fatto che l'africano salutò gli amici e lo accompagnò da solo. Quello continuava a parlare e raccontare di sé mentre si dirigevano ad Ovest, verso l'inizio di un tramonto fucsia smogghia, lontano dal Quadrivio.
Poteva vedere la fine del quartiere, con un orizzonte più aperto per l’interruzione dei nuovi palazzi di edilizia pubblica voluti dal Buongoverno. L’orizzonte quasi piatto dimostrava l’esattezza delle nuove teorie supportate dalla Maggioranza. Su questo c’era stato persino un voto sulla Piattaforma, per stabilire una volta per tutte chi avesse ragione, se i Terrapiattisti o i Terrapallisti. Lui si era astenuto, perchè l’argomento non lo appassionava più di tanto, ma aveva seguito gli appelli di scienziati, astronomi e presunti astronauti (a cui però nessuno aveva creduto, ormai la gente sapeva che nessuno era mai stato sulla Luna). Ma siccome 1=1 la votazione avrebbe definito la linea del Buongoverno sulla questione. Così era stato. La teoria della Terra piatta era ufficialmente appoggiata dallo Stato Italiano e sinceramente guardando il tramonto sentiva che questa spiegazione gli era più congeniale.
Intanto l'ivoriano parlava della sua vita in Italia, del fatto che adesso i controlli si erano allentati, così che era riuscito a tornare nel posto dove era nato e dal quale era stato costretto a fuggire qualche anno prima. Emilio lo ascoltava appena, con la parte più superficiale del cervello, quanto bastava per accennare di sì con la testa quando occorreva. Al contempo pensava a tutt’altro: stupidamente sentiva più di tutte la mancanza di poter accedere a Instagram per controllare il numero dei “mi piace” al suo ultimo post, per il quale gli era venuto in mente un nuovo #hashtag. Era stupido, lo sapeva, nella sua situazione, diretto verso l'ignoto, condotto da uno sconosciuto.
Invece le più banali azioni che fanno parte del quotidiano, le più semplici, sono quelle che ci mancano di più nel momento che ci rendiamo conto che ripetere quel gesto meccanicamente è divenuto senza significato. Quando automaticamente cerchiamo sul display la notifica dell’icona col cerchio dentro un quadrato su sfondo rosso che certifica la nostra stessa esistenza in vita per il mondo esterno e invece lo schermo dello Smartwatch9.0 rimane stupidamente nero, con la scritta “Disconnesso” che lampeggia sopra, allora torniamo alla triste realtà.