C'era una volta

Quasi un editoriale

di Antonio La Monica

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    Data pubblicazione: 14 marzo 2019

 

Quando raccontate una favola ad un bambino, la reazione che dovete attendere, qualora desideriate la sua approvazione, è sempre la stessa: "raccontami di nuovo questa storia!"
Il fascino della favola è tutto qui, nella sua ripetizione, nel suo essere narrata ed ascoltata sempre allo stesso medesimo modo. Chi tra i nostri lettori è genitore o ha avuto modo di confrontarsi con il mondo dell'infanzia, avrà notato come su questo punto molti bambini siano inflessibili. La favola deve essere recitata sempre allo stesso modo; anche le minime variazioni sembrano disturbare più che affascinare i più piccoli. La favola, spesso brutale nei suoi contenuti, terribile e persino angosciante, ha un potere terapeutico enorme. Calma e guarisce, consola ed insegna.
Al colmo della disperazione per le notti insonni di mia figlia, ho provato un'esperienza esaltante (forse dovuta alla stanchezza): stufo di raccontare sempre le stesse storielle, ho patteggiato la possibilità di iniziare storie nuove ed inedite. Due, diversissime, sono state quelle prescelte. Sono partito niente meno che dalla vicenda di Gilgamesh, un poema antichissimo di origine babilonese. Ovviamente una vicenda remota e complicatissima che credevo, seppur superficialmente di conoscere. Nel tentativo di adattarla e semplificarla nei termini, ma non nel contenuto, ho scoperto aspetti di questa epopea che mi hanno dato i brividi e che mi hanno emozionato. Ogni sera, la conferma di mia figlia nel volersi sentire narrare la storia di quest'uomo "che patì sofferenze di ogni genere" mi confermava nell'idea che la favole, le narrazioni hanno un potere immenso che viaggia al di là del tempo e dello spazio.
Ma la prova del nove è stata ben più sconvolgente. Perché ormai stufo io stesso di Gilgamesh e di tutti i suoi personaggi dai nomi impronunciabili, sempre più spinto nel baratro della stanchezza notturna, ho provato a cambiare favola spingendomi in territori davvero arditi…. La favola del Mondiale di Spagna 1982 con l'Italia campione del mondo meriterebbe, modestia a parte, di essere davvero scritta in un libro per bambini. c'è tutto: la descrizione di un ambiente, il fascino del viaggio all'estero e di squadre e giocatori molto pittoreschi, la competizione sana, la delusione iniziale ed il trionfo finale. La partita tra Italia e Argentina come antefatto di un trionfo, le lotte in campo tra difensori rudi ed attaccanti dalle magliette strappate. La delusione inflitta ai campioni invincibili del Brasile per mano di un eroe ritrovato dal nome più italiano che si possa immaginare. Poi un finale in crescendo per alzare al cielo la coppa del mondo, con in alto le pipe del nostro commissario tecnico e quella del presidente della Repubblica. Ma che volete possa interessare di tutto ciò ad una bimba di nemmeno 6 o sette anni? Eppure, magia delle favole, ogni sera, la richiesta è ritornata puntuale, come i ricordi. E ogni sera siamo noi i campioni del mondo in Spagna. Davvero una favola! Buona lettura e rilettura carissimi amici.