Signori si replica

Ancora una volta, il teatrino della politica propone il solito spettacolo

di Carlo Poerio

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    Data pubblicazione: 14 gennaio 2019

 

Stiamo assistendo ad uno spettacolo già visto, interpretato da tutti i politici che si sono avvicendati al governo del Paese da almeno un paio di decenni. E' recitato seguendo due copioni ben riconoscibili. Il primo è quello a cui assistiamo quando il politico declama l'assunto qualunquista "destra e sinistra non esistono più, sono distinzioni superate". Invece esistono e come. Semmai, mentre l’ideologia di destra in questo nostro Paese è viva e vegeta, già da tempo si registra l’assenza di una personalità capace di rappresentare il pensiero tipico dell'ideologia della sinistra, contrario alla prevaricazione dell'uomo sull'uomo e consacrato ai valori dell'uguaglianza e della libertà tra gli esseri umani. Ma torniamo a coloro che nel tempo hanno annunciato la fine delle ideologie. Subito dopo gli stessi si presentano all'elettore come promotori di un non meglio definito "nuovo che avanza". Il patriarca di questo inganno fu Berlusconi. Nel 1994 "scese in campo", disse lui per salvare il Paese dai comunisti. Sancì la fine dei partiti che avevano animato la scena politica della prima Repubblica e si definì l’immancabile nuovo che avanza, proponendo agli elettori quello che poi sarà il suo partito azienda: Forza Italia. Da allora e per quasi due decenni, Berlusconi ebbe il sostegno di folle deliranti sia nelle piazze sia in rete. Fu un grande venditore di promesse rimaste tali e venne invidiato per il successo economico e le chiacchierate gesta erotiche di cui era protagonista. Era una tifoseria talmente fanatica da non vedere, negare o peggio ancora giustificare il marcio che ruotava intorno allo stesso. Sappiamo bene come andò a finire quella pessima pagina della storia della nostra Repubblica. Decaduto lo stesso si replicò con il centrosinistra al governo ed un giovane premier. Lo stesso, cresciuto politicamente in pieno berlusconismo, annunciò l'avvento di "una nuova epoca" per il Paese. Infatti promise riforme dallo stesso definite epocali e la rottamazione della vecchia politica perché, diceva, era giunto il momento di lasciare spazio all’inarrestabile nuovo che avanzava. In pratica i suoi amici e sodali, giovani pseudo promesse della politica e dell’imprenditoria italiana. Anche questo giovanotto e tutta la sua corte, poi dimostratisi piuttosto presuntuosi e sovente arroganti, ebbe il sostegno di folle entusiaste. Fa nulla se poi, tra le tante pessime cose fatte, diede la mazzata finale allo Statuto dei Lavoratori, negando tutele e garanzie in esso contenute alle nuove generazioni di lavoratori e minò la stabilità di tutto il centrosinistra e del Partito Democratico. Anche questa esperienza sappiamo come andò a finire. Fortunatamente, a differenza di quanto avvenne con Berlusconi, gli italiani impiegarono meno tempo per comprendere la "bufala" e lo rimandarono a casa nel giro di 2 anni, 9 mesi e 20 giorni, dopo aver bocciato la più criminale delle riforme affrontate dallo stesso, quella della nostra Costituzione. Gli elettori, a stragrande maggioranza, la respinsero al mittente, il quale si dimise anche se non lasciò la politica come aveva promesso. A parte le pessime riforme attuate, personalmente ritengo che il fatto che il suo fosse un governo di centrosinistra, almeno nelle intenzioni, non depose a suo favore. In fondo, alcune delle riforme del Governo Renzi le aveva annunciate e perseguite anche Berlusconi quando governava, eppure da destra non si udirono mai parole scandalizzate o propositi di sommossa, come fu per la riforma costituzionale poi bocciata nelle urne. Oggi, ed ancora una volta, lo spettacolo si sta replicando con il Movimento 5 Stelle. Dello slogan "né di destra, né di sinistra" hanno fatto una bandiera e si sono sempre definiti un movimento di popolo. In pochi anni sono riusciti a conquistare la maggioranza dell'elettorato italiano, sempre molto sensibile alle promesse del così detto nuovo che avanza. Sfortunatamente, dopo aver vinto le elezioni nazionali dello scorso anno e pur di governare con una maggioranza parlamentare in grado di sostenerli, complice l'inettitudine di sigle e siglette di sinistra e di un Partito Democratico votato all'estinzione, hanno sottoscritto un sorta di contratto di governo con il peggior rappresentante della vecchia politica di centrodestra, ovviamente salito sul palco della politica con un nuovo vestito. L'inossidabile e classico "nuovo che avanza" è oggi tra noi. E’ al supermercato, in ufficio, per strada, sul treno, ai semafori, in chiesa, nei paesi terremotati, al nord, al sud, nelle fabbriche, nelle industrie e pure in cucina o sotto la doccia. Il nuovo che avanza grida, insulta e minaccia dalle piazze del paese e sui social. Da marzo dello scorso anno, abbiamo iniziato ad assistere anche all’interpretazione del secondo copione cui avevo precedentemente accennato. Quotidianamente, giorni festivi inclusi, l’attore che recita questo copione si impegna in una particolare attività tipica della destra: alimentare il fuoco delle fobie degli italiani. I quali, ci piaccia o no, tra le patologie di cui soffrono hanno anche quella di essere profondamente razzisti. Alcuni lo negano, altri lo nascondono, molti se ne fanno un vanto, definendosi come una sorta di “patrioti”. Non è un caso che si rivolgano al loro leader definendolo "Capitano". Ciò che di disgustoso e senza giustificazioni è accaduto in questi ultimi mesi di governo così detto “gialloverde”, non è altro che quanto già visto e vissuto quando a governare c'è stato il centrodestra. Stavolta però c'è un'aggravante. Se è pur vero che il fenomeno immigratorio è stato spesso gestito male da tutti i governi precedenti nessuno escluso e se è pur vero che è lecito evidenziare i problemi legati ad un'immigrazione incontrollata, è altrettanto vero che ciò che sta accadendo oggi si caratterizza per essere l'esercizio di un razzismo allo stato puro, dove critica ai sistemi e riflessione su possibili soluzioni c'entrano ben poco.

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Chi frequenta i social network si sarà reso conto che gli stessi sono letteralmente inondati da messaggi con i quali il così detto Capitano, forte della sua carica istituzionale e delle divise che indossa, dipinge l'immigrazione solo in termini negativi e diffonde solamente notizie di crimini commessi da immigrati. Chi non è complice di questa caccia all'immigrato si sarà reso conto che questo modo di agire sta fomentando un crescente clima di ostilità nei loro confronti. Ma non è solo questo il problema. Il Capitano o chi per lui, sta usando i social network anche come una sorta di gogna. Anche in questo caso, quasi quotidianamente diffonde foto di coloro che ritiene responsabili di aver messo in pericolo "la nostra civiltà, la nostra cultura e le nostre tradizioni" o semplicemente hanno espresso una critica sull’operato dello stesso, il tutto accompagnato da commento personale sprezzante e beffardo, sottoponendoli ad una sorta di processo sommario da parte dei suoi sostenitori. Senza distinzione alcuna se la prende con politici, attori, opinionisti, cantanti, sindaci, scrittori, giornalisti, preti, magistrati, associazioni o semplici cittadini. La reazione della tifoseria è un autentico tsunami di minacce e disgustosi insulti rivolti al "traditore", sui quali non viene effettua nessuna forma di moderazione o censura, a conferma che l'intento sia quello di fomentare gli animi ed esasperare le tensioni sociali. Nel nostro Paese e nel giro di pochi mesi il fenomeno immigrazione è passato da un contesto che pur presentando alcune problematiche era abbastanza accogliente verso rifugiati, migranti e richiedenti asilo, ad una realtà fatta di diffusa paura verso gli stessi che non trova alcuna giustificazione e ostilità spesso violenta. Di tutto questo dobbiamo ringraziare questo degno rappresentante della destra xenofoba e razzista italiana il quale, come ha sempre fatto la destra, anche oggi spinge sulla leva delle emozioni diffondendo allarmismo, usando termini come invasione ed emergenza o trattando in modo sprezzante gli immigrati, affermando che per gli stessi "la pacchia è finita"; che nell’affrontare la traversata del Mediterraneo "fanno una crociera"; che mantenerli “nullafacenti ci costano 35 euro". Tuttavia, sarebbe riduttivo puntare il dito accusatore solo verso il nostro Paese. Oggi i migranti sono al centro di uno scontro politico e di valori in tutta Europa, aggravato dall'assenza di soluzioni condivise a livello di Unione europea e dal caos che regna alle frontiere delle singole nazioni. Non vedo, almeno per ora, motivi per sperare che tutto ciò abbia un lieto fine. Piuttosto, più ascolto e guardo a ciò che sta accadendo, più temo il peggio.

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