Cronaca di un rapimento

Racconto

di Nick Neim

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    Data pubblicazione: 14 gennaio 2019

Lo squillo del telefono mi prende di sorpresa, chi sa a cosa stavo pensando. Alzo la cornetta .
  • - Pronto, - all’altro capo silenzio. Soltanto un ronzio come di sabbia che scivola.
  • - Pronto, - ripeto. Ancora un silenzio ronzato che mi mette in allarme. Poi una voce appena percepita, distante. È come venisse dal passato.
  • - Sì. pronto, - finalmente. La voce non è chiara, intuisco che chi parla all’altro capo è agitato, - sto telefonando per denunciare un rapimento.
  • - Un rapimento? Ha telefonato alla polizia?
  • - Niente polizia, ve ne dovete occupare voi.
  • - Chi è il rapito.
  • - Una giovinetta, mia figlia Europa.
  • - E lei chi è, scusi.
  • - Sono Agenore, il re di Sidone.
Conosco Agenore, il sovrano della Fenicia, certo non è uno qualsiasi. ‘Chi si è potuto azzardare a rapirgli la figlia?’ mi viene da pensare immediatamente. Avverto ansia e preoccupazione nella sua voce ma quando dice ‘Sono Agenore, il re di Sidone’ mi sembra di vedergli rizzare la schiena in segno di regalità.
  • - Mi racconti quello che è successo.
  • - Non so molto. Soltanto che un toro, un grosso toro bianco, si è caricato la mia vergine figlia sul dorso ed è scomparso veloce nel mare come fosse un veliero.
  • - Chi c’era in quel momento con la ragazza? Lei era presente?
  • - Le sue ancelle, una diecina. Tutte giovani e vergini come lei.
- Vorrei chiedere come faccia ad asserire della loro verginità, ma mi limito a dire:
  • - Sa dove è andato il toro?
  • - Non saprei. Mi hanno riferito che è andato dritto al largo.
  • - Cosa sa ancora?
  • - Questa mattina, quando è avvenuto il fatto, noi eravamo alla reggia. Le ancelle ci hanno riferito che il toro era molto grande, di colore bianco, sembrava mansueto e amichevole, - sbotta in un’imprecazione, - ma perché proprio mia figlia? Perché non si è presa una delle ancelle?
- Non ho una risposta.
  • - Ha qualche sospetto? Qualcuno che la vuole ricattare? Ha ricevuto minacce?
  • - No. Assolutamente niente di quello che dice.
  • - Mi può dire qualcosa d’altro? Niente? Va bene, da questo momento ce ne occupiamo noi. Se sa qualcosa mi chiami.
  • Ci risiamo, penso, è successo di nuovo, questi rapimenti non finiscono più, e poi si scopre che dietro c’è quasi sempre un personaggio importante. Bene, meglio partire subito e andare a vedere di persona cosa è successo. Devo raggiungere Sidone, la capitale della Fenicia dove vivono il re Agenore e la moglie Telefassa, è lì che si è consumato il rapimento e lì devo indagare. Quando arrivo decido che per prima cosa devo sentire le ancelle che erano con la fanciulla quella mattina. Le ritrovo in riva al mare, nel punto dove è scomparsa  la loro amica e regina. Sono una diecina e tutte vogliono parlare, si accalorano nell’esporre i fatti che le hanno coinvolte e sconvolte. Mi raccontano quello che è successo nei minimi dettagli.
    Le lascio, mi dispiace andar via, la loro freschezza mi stava conquistando. Dalle loro testimonianze riesco ad avere una ricostruzione abbastanza certa di ciò che avvenuto in riva al mare e così mi posso fare una prima idea: dopo una notte agitata da sonni premonitori, la giovane Europa, nella prima mattina, ancora tutta scombussolata, era venuta per svegliarle, aveva voglia di andare nei prati, in riva al mare, a raccogliere fiori, svagarsi. È bella Europa, fresca, appena uscita dall’infanzia, ricca di una grazia da fare invidia a Venere. Ha in mano un canestro d’oro che le ha regalato la madre; il canestro è opera di Efesto, che lo aveva regalato a Posidone che a sua volta l’aveva regalato a Telefassa, madre di Europa. Dentro quel canestro Europa depone i fiori. L’atmosfera è idilliaca: il tiepido sole di primavera, l’aria profumata, i colori che esaltano la bellezza delle ragazze, soprattutto quella della giovane Europa. Quel gruppo giocoso ricorda Afrodite circondata dalle grazie.
    Intanto che le ascolto mi viene da pensare al rapimento di Proserpina da parte di Ade, il fratello di Zeus, (pericolosi questi due fratelli) che era avvenuto qualche tempo prima nei prati della Sicilia: stesse condizioni ma luoghi molto distanti.
    Ma continuiamo con il racconto delle vergini fanciulle. Mentre giocano spensierate, una mandria di giovenche si avvicina pascolando, appresso viene un possente toro tutto bianco, dalle corte corna lucenti come diamanti. È apparso da dietro un cespuglio ma stranamente non ne hanno paura, si dirige verso la giovane regina e la lecca lievemente. Europa è curiosa di quel toro bianco dall’alito profumato, mansueto e affabile; non fugge, ne è come incantata, gli offre fiori ed erba fresca, intreccia corone per ornare le corna; il toro si accoscia ai suoi piedi come ad invitarla a giocare e a salire sulla robusta groppa. La fanciulla si fa ardita, sale sul dorso sostenendosi alle corna, gli carezza la fronte. Una delle ancelle mi riferisce che proprio in quel momento le abbia sentito dire: “Gli manca proprio la parola, sembra umano.” Il toro è deliziato, si alza, si avvicina al mare, entra in acqua come a voler giocare con le piccole onde che giungono, si addentra sempre più e sempre più la ragazza è eccitata da quel gioco, alza la lieve veste per non farla bagnare e con quel gesto scopre le caviglie esili, nervose, seducenti. A questo punto il toro possente si dirige verso il largo correndo sulle acque intanto che Nereidi Tritoni e delfini li accompagnano festanti. Una delle ancelle crede di aver visto Poseidone in persona – fratello di Zeus –spianare le acque per il passaggio del toro e della graziosa regina. Si consuma così il rapimento.  
    Con le fanciulle ho finito, posso andare alla reggia. Trovo i genitori affranti, non sanno spiegarsi quel vile rapimento. Non so se dire loro del dubbio che già mi frulla in testa. Penso che sia meglio non dire ancora niente. La regina madre mi conferma del cesto d’oro che non è stato ritrovato nel prato; evidentemente la figlia lo ha portato con sé. Nel canestro è raffigurata la lunga peregrinazione di Io, figlia di Inaco, sotto forma di vacca, che tenta di sottrarsi all’ira di Era, moglie di Zeus: la divinità celeste aveva sospettato che il divino marito stesse amoreggiando con Io e aveva tentato di sorprenderli, il re degli Dei per salvarla dalla collera della moglie, la trasforma in vacca, ma Era scopre l’inganno e la imprigiona. Zeus la fa liberare ma alla fine è costretta a fuggire tormentata da un tafano mandato dalla gelosa dea. Attraversa il Bosforo e raggiunge l’Egitto dove il padre degli Dei le ridà le sembianze di donna. Prima di lasciarsi si congiungono ancora una volta procreando un figlio. Ma questa è una storia vecchia. Sembra tuttavia la predizione di ciò che è accaduto nei giorni passati. Sempre di vacche e di tori si tratta, però.
    Li lascio distrutti dal dolore. Esco dal palazzo e mi infilo per le strade di Sidone. Sono sicuro che la notizia ha fatto il giro del mondo. Mi siedo all’ombra di una pergola, mi faccio portare un bicchiere di idromele, tiro fuori il mio cellulare  e comincio a chiamare chi penso possa sapere veramente come stanno le cose. Per noi investigatori è importante avere una serie di contatti in tutto il mondo conosciuto, per quello sconosciuto ci stiamo dando da fare. Penso che un prossimo incarico possa essere dato a un certo Ulisse e molto più in là ad uno sconosciuto Cristoforo. Ma non divaghiamo,
    Il primo che chiamo è il poeta greco Omero, di sicuro si trova in Phrygia dove sta seguendo lo svolgersi della guerra di Troia. Mi conferma per sommi capi quello che mi hanno raccontato le ragazze. Aggiunge che sotto le sembianze del bianco toro ci possa essere l’altissimo Zeus. La considerazione che faccio non è favorevole al divino Giove-Zeus: un mandrillo infoiato che perde la testa dietro a ogni vergine. Fa bene la moglie Era a controllarlo da vicino, e malgrado ciò …
    La seconda telefonata è per  Achille Tazio scrittore alessandrino. Alle mie precise domande risponde di non saper molto ma riferisce di avere avuto come una rivelazione in anteprima di ciò che sarebbe accaduto: qualche tempo fa aveva avuto modo di osservare un quadro raffigurante un toro che solcava il mare portando sul dorso una fanciulla. La scena gli sembrò singolare ma allora non gli dette importanza. Adesso si rende conto che era una premonizione. Riferisce alcuni particolari del dipinto che coincidono con quanto detto dalle compagne di Europa.
    L’altro contatto, anzi due, li trovo in Grecia: Esiodo e il suo corregionale Bacchilide, in questo momento sono entrambi nel Peloponneso. Le notizie che ottengo da loro si completano a vicenda, riguardano soprattutto i particolari su ciò che è avvenuto dopo che il toro-Zeus e la giovane Europa sono scomparsi in alto mare. Mi assicurano che dopo il rapimento, Zeus si dirige a Creta dove, appena giunto, si rivela per quello che è: il padre Giove, re degli Dei, che in quell’occasione ha dovuto adottare una delle sue molteplici trasformazioni per sfuggire al controllo della gelosa Era. Lo scopo del suo camuffamento era quello di rapirla e di amarla e congiungersi con lei. Mandrillo di un Dio, la matura moglie non gli basta più!  
    Altre notizie le scovo in Sicilia da parte del poeta Mosco che mi racconta come, durante la traversata, la giovane e spaventata Europa invochi il Dio del mare perché le sia benigno; in qualche modo lei aveva capito che a rapirla non poteva essere un semplice toro, pensava che sotto quelle sembianze si nascondesse Nettuno. È sconcertata e nello stesso tempo eccitata, mi dice Mosco. Però giunti a Creta Zeus si rivela e la rasserena e le predice il glorioso destino che le ha riservato nella sua divina benevolenza: è stata prescelta per dare il nome a una grande porzione di terre a occidente dell’Asia: Europa, appunto. È allora che Zeus assume le sembianze di aquila regale e la fanciulla s’innamora. Finalmente si possono congiungere. Qualcuno dice in una grotta, qualcun altro sotto un albero, mi confida l’amico prima di chiudere la comunicazione.
    Il poeta Ovidio lo rintraccio dalle parti di Padova, gli riassumo quello che so già e lui  aggiunge altri particolari. Soprattutto mi riferisce  il dialogo fra Zeus ed il fratello Ermes: il re degli Dei, per quell’occasione, aveva incaricato il divino messaggero di condurre gli armenti del re Agenore in riva al mare nei pressi delle fanciulle, in modo che lui, Giove, si potesse tramutare in toro bianco e confondersi nella mandria. Riferisce anche che, intanto che fugge verso il largo alla volta di Creta, il toro-Giove si diverte a immergersi nelle onde costringendo così la giovane ad aggrapparsi sempre più stretta al suo collo. Marpione di un Dio, cosa non farebbe per un abbraccio!
    Altre notizie le ottengo dal poeta Luciano di Samosata. Mi parla del corteo che accompagna la coppia, mi descrive il mare calmo, privo di onde, con gli Amorini che volano cantando l’imeneo e le Nereidi seminude cavalcanti i delfini, mentre il fratello di Zeus, Posidone, assieme ad Anfitrite, precede la coppia. Per concludere è presente anche la figlia di Zeus, Afrodite che, portata a dorso da due Tritoni, sparge fiori sulla ragazza. Non so quanto credito dare a quello che dice Luciano tenendo conto che in un recente libro ha descritto un viaggio sulla luna. Figurarsi, sulla luna! Comunque alcune situazioni e diversi particolari coincidono. Sentiamo altri. Contatto il poeta Orazio che credo mi stia rispondendo da Roma, non glielo chiedo né lui me lo dice. A differenza degli altri dichiara di conoscere il drammatico monologo della principessa fenicia:
  • - Per me sono importanti drammaticità della situazione e il patos in cui si viene a trovare la giovane rapita.
Ecco il suo racconto. La coppia è appena giunta a Creta, Zeus non si è ancora rivelato, ed è allora che la casta fanciulla invoca il padre lontano che comunque non può aiutarla, è combattuta da desideri di morte, vorrebbe suicidarsi per aver abbandonato la casa del padre e per essersi invaghita di quello strano essere; nel contempo desidera la morte dell’«infame giovenco» che sgozzerebbe con le sue mani se avesse un coltello. Si augura addirittura di essere data in pasto a bestie feroci invece che giacere con quello. Orazio dimostra di essere bene informato, evidentemente ha trovato una linea di comunicazione speciale con Sidone, perché riferisce le parole del padre impietoso ma determinato il quale augura alla figlia, ormai in esilio e destinata a divenire schiava o concubina, il suicidio in qualsiasi forma. Per fortuna, riferisce ancora Orazio, prima che la situazione precipiti Venere-Afrodite si presenta al cospetto della sconcertata ragazza rivelandole quale destino glorioso l’attende: è stata prescelta da Giove-Zeus per dare il suo nome alla parte delle terre che si trovano ad Occidente. Solo in questo modo la ragazza si rinfranca.
Mi sembra che la storia sia stata ricostruita quasi per intero. Non mi resta che contattare Nonno Panopolitano, poeta bizantino. Egli mi riferisce un particolare curioso, sa di un marinaio acheo che scorge una nave a forma di toro solcare le acque; si meraviglia il marinaio, il mondo gli sembra andare alla rovescia. La sua considerazione stupefatta è che a questo punto ci manca soltanto che Posidone, re del mare, si mettesse ad arare le acque e che le divinità marine Glauco e Proteo diventassero giardinieri o contadini; il mondo sta proprio andando alla rovescia se i tori si mettono a rapire le fanciulle. Lo scrittore mi parla del lamento di Europa ormai consapevole di essere fra poco posseduta dal toro, riporta le sue preghiere rivolte al toro perché la risparmi e infine affida un messaggio al marinaio per informare il padre del tragico destino. Riferisce inoltre dei particolari, anche un poco scabrosi, sulla congiunzione fra Zeus ed Europa, avvenuta nell’antro di Dicte.
A questo punto il mistero del rapimento è svelato. Per ultimo consulto un giornale di solito bene informato: Vita degli Dei, e Umane Opereincerte edito nella Sicilia Sudorientale. Nell’editoriale il direttore dà tutta una serie di notizie che completano il quadro dell’accaduto: assicura che il luogo del rapporto amoroso fra i due, a questo punto ormai amanti, sia l’isola di Creta, nei pressi della città di Gortinia, vicino ad una fonte, sotto un platano. Per avere assistito e coperto l’atto amoroso fra Zeus e Europa, da quel giorno il platano non perderà le foglie neanche in inverno. Il direttore dice di avere ricevuto un’aspra telefonata dallo scrittore romano Plinio il Vecchio che sarcasticamente commenta: per giustificare il fatto che il platano non perde le foglie in inverno, i greci si sono inventati questo amorazzo del re dell’Olimpo con la giovane regina; le architettano tutte, questi boriosi di elleni. Inaffidabili. Il direttore chiude l’editoriale con la seguente battuta: anche loro comunque, in fatto di ratti e rapimenti, non scherzano.
Bene. Le notizie sul rapimento ci sono tutte e niente sembra ci sia ancora da scoprire, non resta che aspettare gli sviluppi. Ma per quelli c’è tempo. Mi dirigo al palazzo del re Agenore per riferire ai genitori tutto quanto ho appreso. Il re e la regina ascoltano con attenzione, quando sentono che sotto il mascheramento del toro c’è Giove-Zeus, hanno un moto di stizza e la regina Telefassa esclama:
  • - Sono sicura che se Europa si fosse trovato un coltello fra le mani in quei momenti, lo avrebbe castrato. Ma qualcuno, prima o poi lo farà, forse anche la divina Era.
  • Non mi lascio coinvolgere nella polemica e continuo. Quando apprendono il destino che attende la loro regale figlia il padre gonfia il petto e declama:
  • - Soltanto una figlia della mia nobile casata era adatta a tanto.
  • - Sì. Mia figlia ne è degna. EUROPA, solo il nome di mia figlia può nobilitare un pezzo di terra sconosciuto.
Fa la madre. Chiudo qui la conversazione con i due regnanti e mi avvio per tornare a casa ripromettendomi di seguire gli sviluppi della vicenda anche se il re non me ne ha dato committenza. Subito dopo la mia partenza Agenore, per salvare la faccia, spedisce i suoi tre figli maschi alla ricerca della sorella. Il primo, Fenice, dopo molto girovagare darà origine alla stirpe dei Fenici; il secondo, Cilice, si ferma al nord di Cipro e diventerà il capostipite dei Cilici; il terzo, Cadmo arriva in Samotracia, si sposa con Arminia e in seguito fonda Tebe. Hanno proprio fatto fortuna. Come è facile immaginare, la storia non finisce qui, anzi è solo all’inizio. Questa che vi ho appena riferito è la vera storia d’Europa, le altre storie che circolano sono soltanto leggenda, mitologia.