Anno 2032: fuga dal virtuale

Disconnesso - Capitolo Uno

di Alessandro Manuguerra

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    Data pubblicazione: 14 gennaio 2019

 

Il giorno della punizione arrivò prima di quanto si aspettasse. Sapeva di avere trasgredito alle Regole di condivisione ma tendeva a pensare che in fondo si trattava di una sciocchezza, che alla fine ci sarebbero passati sopra. Certo, aveva ricevuto la notifica sul suo smartwatch9.0 che aveva lampeggiato per ben due volte prima di lasciargli la notifica rossa in primo piano sul desk.
Aveva avuto un attimo di sbigottimento; come, proprio lui, Emilio Rappisi, un attivista convinto del Movimento, perché quella sanzione che lo puniva? Vero che lui si riteneva un libero pensatore, ma nel tempo aveva capito che le sue idee coincidevano sempre con le idee politiche del Buongoverno, almeno dopo che i Leader avevano spiegato dettagliatamente le loro scelte. E del resto stava molto attento a non prendere decisioni avventate, dare dei Like o condividere qualcosa, non prima che il Movimento avesse dettato la propria linea, già discussa con i Leader sulla Piattaforma online.
Eppure qualcosa doveva aver sbagliato, non c'era dubbio, la Notifica parlava chiaro. In questi casi la punizione arrivava all'improvviso, dopo qualche tempo, cosicché il trasgressore venisse colpito in modo inatteso e non si potesse preparare, nemmeno mentalmente.
Se ne accorse appena sveglio. Con un breve gesto dell'avambraccio portò come suo solito lo smartwatch9.0 al viso toccando contemporaneamente con le dita più lunghe, medio e anulare, il palmo della mano. Ma lo schermo questa volta non si accese. Istintivamente riprovò subito con un colpetto più deciso, ma di nuovo il display restò nero e il suo polso silenzioso. Forse la sera prima aveva, non certamente spento, ma messo in stand-by il dispositivo? Oppure poteva esserci un guasto tecnico? In quel caso glielo avrebbero subito sostituito, internet e dispositivi erano gratis per tutti negli anni della Rivoluzione del Popolo.
Poi si ricordò della notifica. Così, in preda al panico, diede un doppio click direttamente sul piccolo monitor che si illuminò solo per mostrare una scritta rossa con la sanzione - “Disconnesso dalla Rete per 24h”.
La scoperta lo raggelò. Balzò a sedere sul letto. Sentiva una linea di sudore gelido partire da dietro la nuca per percorrergli lentamente la schiena mentre cercava di concentrarsi su cosa fare. Intanto doveva cercare di capire il perché della sanzione e se poteva rimediare in qualche modo. Si alzò infilando le pantofole sui piedi nudi e si spostò alla scrivania, dove c'era posizionato ancora aperto il Tablet9.0. Intendeva scoprire quale fosse la mancanza che aveva causato il provvedimento nei suoi confronti. Fece un doppio click per riattivare il monitor da 15” pollici, ma anche lì campeggiava la scritta rossa con la sua condanna. “Disconnesso...” biascicò tra sé come se non fosse possibile. Riuscì con un piccolo trucco ad aggirare il blocco del desk, riducendo la notifica ad un quadratino rosso in un angolo – quasi inoffensivo, ma solo alla vista. Provò ad aprire in serie le sue App preferite, prima quella di Google Italia per ricercare le ragioni del provvedimento, se esisteva una lista dei reati o dei colpevoli. Ma dava sempre “impossibile da raggiungere”. Poi provò con i suoi Social preferiti, nell'ordine Twitter, Instagram, Facebook, poi quelli dei giochi online; infine anche con altri nei quali raramente si avventurava, sperando che almeno quei suoi profili non fossero bloccati. Niente. “Disconnesso...” si ripeteva, ora più avvilito.
Cosa poteva fare? Lanciò uno sguardo attorno a sé, al piccolo bilocale al settimo piano con una bella vetrata che arrivava quasi a terra, vista teorica sui palazzi di fronte e con uno scorcio sulla lontana campagna. Ma in pratica non si vedeva quasi nulla a causa della smogghia che spesso al mattino imperversava sulla strada. In alto il chiarore del sole non bucava la foschia, ma disegnava un pallido cerchio attraversato da lenti strati di umidità.
Accese la luce nel suo appartamento per avere una maggiore sensazione di calore, di casa. Si avviò verso la piccola cucina soggiorno, elegantemente arredata in grigio perla e bianco, separata dalla camera da letto con un muro divisorio grande la metà della parete e senza porta. Mise su un caffè in capsula, notando che doveva ordinare la nuova fornitura. Lo avrebbe fatto presto tramite il sito fornitore. Poi si rese conto che non avrebbe potuto fare neanche quello senza Rete! Fu quasi preso dal panico rendendosi conto che la maggior parte delle sue attività quotidiane gli erano interdette. Senza Social non avrebbe seguito le ultime notizie, gli avvenimenti di cronaca, di politica, gli spettacoli, lo sport che di solito occupavano gran parte della sua mattinata. Non avrebbe retwittato, condiviso, emoticato. Cioè non avrebbe potuto esprimere se stesso, esternare le proprie convinzioni, i propri commenti, la propria personalità. Come se non avesse più un'identità! Senza ID, l'identità digitale, anche solo per un giorno, non si era più nessuno.
E che dire di tutti gli amici che quella mattina attendevano le sue scherzose condivisioni mattutine su Whatsapp? Avrebbero pensato che gli era successa qualcosa di grave o, peggio, avrebbero forse indovinato che era stato destinatario di un grave provvedimento disciplinare. Chissà cosa avevano già scritto su tutti i gruppi a quest'ora, chissà se parlavano di lui, della sua assenza, o se avevano chiesto direttamente il suo parere e erano convinti che lui li stesse snobbando!
Tra l'altro non poteva nemmeno controllare il suo conto, aggiornato in tempo reale dalla sua App finanziaria, che gli accreditava il Reddito di Cittadinanza ogni mese e stabiliva le condizioni di acquisto morale previste. Condizioni soggette a variazioni di giorno in giorno a seconda che un'azienda fornitrice si fosse fatta accreditare moralmente presso la piattaforma o un gruppo di Cittadini avesse scoperto qualche pratica immorale da parte di un'altra azienda che, a quel punto, veniva bandita dagli acquisti.
La sua condizione gli appariva sempre più drammatica man mano che pensava a tutte le implicazioni.
Cosa poteva fare? Non aveva nemmeno molto da mangiare a casa, se non dei biscotti nell'armadietto della cucina. Sarebbe dovuto uscire? No, non se la sentiva. Normalmente bastava un click perché gli fosse consegnato il pranzo da uno qualunque dei ristoranti accreditati presenti in città, ogni giorno una specialità diversa. Come avrebbe fatto? Ci avrebbe pensato più tardi, si disse. Ora era più urgente sapere cosa stava succedendo nel mondo di fuori senza di lui.
Prese il telecomando della smartTV, normalmente in stand-by nell'attesa che dallo smartwatch9.0 o dal tablet lui lanciasse un filmato o una diretta FB da vedere su uno schermo più grande, poi attivò Youtube. Niente. “Disconnesso...” ripeté stupidamente a se stesso. Provò diverse App, ottenendo sempre lo stesso risultato. Quindi si ricordò dell'opzione TV.
Cercò i canali, che non erano istallati. Dopo diversi minuti di attesa, alla fine apparve un segnale, “Raiuno” diceva una scritta in alto a destra del monitor.
Il Ministro della Sicurezza, Salvinius, in una elegante uniforme mimetica color sabbia, spiegava degli interventi in Africa che i nostri soldati avevano fatto nella notte. Il presidio delle frontiere, spiegava, deve essere fatto a casa loro, se no poi ce li ritroviamo tutti a pressare le nostre, di frontiere. Invece i nostri militari piazzati al confine meridionale del Sudan bloccano Eritrei, Somali ed Etiopi nei loro paesi, dove saremo noi ad aiutarli, grazie alle garanzie concesse alle nostre imprese negli accordi con i loro governi. Lo stesso si sta facendo in Nigeria.
Ah, ecco, già poteva sapere qualcosa di quanto stava avvenendo nel mondo. Almeno non si sentiva tagliato fuori, anche se non poteva esprimere la sua opinione attraverso i Social.
Dopo, partì uno speciale TG sulle zone colpite dal maltempo che nei giorni precedenti aveva imperversato con venti di burrasca e piogge torrenziali nel Nord del paese. Interi boschi erano andati distrutti, frane e inondazioni di fiumi, con la conseguente distruzione di case sugli argini e ponti di paesini pedemontani. Il Ministro Salvinius apparve vestito da guardia forestale mentre passava con l'elicottero sopra i boschi abbattuti e poi col giubbotto e l'elmetto della protezione civile tra gli abitanti che spalavano fango dalle loro case.
Ricostruiremo ogni cosa, tutto in cemento armato, stava dicendo il Ministro, colpa dei vecchi partiti che hanno fatto costruire senza le corrette Norme Antinubifragio. “Ma questi paesi risalgono a diversi secoli fa”, cercò di interloquire un giornalista presente. Fu subito portato via dal servizio d'ordine. Ruspe per abbattere le vecchie case di pietra, concludeva il Ministro, cemento armato e un nuovo super-inceneritore che darà lavoro a tutti. Poi il servizio raccoglieva anche la dichiarazione del Leader del Movimento. “I vecchi partiti hanno rovinato il paese” sosteneva il Leader Giambattista.
Emilio rimase sorpreso. La linea del Movimento a quanto constava a lui sosteneva che la causa dei fenomeni meteorologici estremi fosse il surriscaldamento del pianeta dovuto allo sfruttamento delle risorse e all'inquinamento causato dall'uomo. Una delle teorie iniziali, che lui aveva sempre condiviso, recitava che solo una decrescita felice avrebbe potuto salvare l'ambiente. Inoltre lui pensava che si dovesse passare a una produzione di energia sostenibile, rallentando fino ad eliminare la produzione da combustibili fossili, riconvertendo le fabbriche esistenti. Certo poi il Buongoverno si doveva confrontare con la realtà, e forse non bisognava essere così intransigenti. I combustibili fossili erano ancora importanti e anche per le automobili bisognava andarci piano nel passaggio per giungere ad una minore produzione di energia da inquinanti...
La tivù inquadrò improvvisamente un Espulso inseguito da cameraman e giornalisti e una piccola folla di cittadini che lo insultava. Il perseguitato cercava di nascondere il volto alle telecamere ma un faro gli venne giustamente puntato contro per esporlo al pubblico ludibrio e ai gruppi heaters che lo avrebbero rimbalzato su tutta la Rete. Emilio ebbe un sobbalzo nel riconoscere Tornado, un attivista che aveva seguito su Facebook.
Ecco cosa è successo! Si ricordò improvvisamente di un Like che aveva dato ad un post dell'Espulso che parlava di salvaguardare l'ambiente marino contro nuove esplorazioni alla ricerca del petrolio e la realizzazione di ulteriori impianti di rigassificazione su tutte le coste italiane. Il Movimento aveva sempre parlato dell'opportunità di diminuire la produzione di impianti di energia a combustibile fossile, gli sembrava ampiamente acquisito. Così, istintivamente, aveva dato il Like al post dell'attivista.
La linea assunta dal Buongoverno però era stata un'altra. Erano state liberalizzate le licenze di ricerca di petrolio e gas su tutti i fondali del mare territoriale italiano, attirando così l'attenzione delle più grandi compagnie internazionali, al grido di “Prima l'Italia” e “Viva il petrolio italiano”. Il Movimento aveva discusso sulla piattaforma e concluso che si trattava del male minore per l'ambiente marino, che sarebbe stato comunque tutelato e vigilato da attivisti e cittadini con presidi e ronde marittimi. Il popolo avrebbe avuto grandi benefici sia dalla nuova produzione petrolifera che dagli investimenti stranieri, tanto che si ipotizzava in futuro anche un aumento del Reddito.
A quel punto il post dell'attivista era diventato inopportuno e molesto. Ma a differenza di quanto avveniva solitamente, non era stato ritirato come prescriveva la Regola. Si trattava di situazioni che potevano accadere ma usualmente rientravano subito e proteggevano l'intero gruppo attivista. Il post veniva ritirato e così tutti i Like e le condivisioni venivano annullate automaticamente da un apposito programmino elaborato dalla piattaforma.
Stavolta quel vile Espulso aveva insistito a lasciare il post contro le trivellazioni sui Social, trascinando con sé tutti quelli che non avevano controllato per tempo la cancellazione. Così Emilio era stato trascinato nel fango per colpa di quel maledetto Tornado, che poi era solo il nickname del tizio. Non si era ricordato di controllare che il post fosse stato eliminato, questa era la sua colpa. E ora per una semplice dimenticanza sarebbe stato costretto persino a uscire di casa per procurarsi del cibo.