Bastano quattro note...

Europa, un pezzo indimenticabile di Carlos Santana

di Saro Distefano

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    Data pubblicazione: 14 gennaio 2019

 

Tutto il mondo conosce quella canzone. Col titolo noto: Europa. In realtà il celeberrimo brano strumentale di Carlos Santana, pubblicato nel 1976 nell’album “Amigos”, ha quale titolo completo “Europa, (Earth’s Crym Heaven’s Smile)” ovvero “il grido della Terra e il sorriso del Cielo (o del Paradiso)”.
Il brano contenuto nell’album dura 5 minuti e spiccioli secondi. Ed è un assoluto capolavoro. Dal vivo, nelle centinaia di concerti il tutto il mondo, il chitarrista messicano-statunitense può farlo durare anche più del triplo. Capolavoro ancora più apprezzabile ed apprezzato.
Si racconta che l’artista messicano abbia tratto spunto da una sua vecchia e mai completata canzone che era stata a sua volta ispirata dalle sofferenze di una sua amica, consumata da alcol e droghe.
Come che sia (se fosse questa la genesi di Europa, varrebbe ancora di più) la Yamaha SG 2000 (ovviamente superpersonalizzata) di Carlos Santana in quel brano è superba, eccezionale, bellissima, coinvolgente. Non esiste al mondo chitarrista amatoriale che non si sia cimentato con quegli assoli alle sei corde. Qualcuno arriva a un passo da Santana (del resto, lo canta anche un altro grande musicista, quel padano Guccini che nel suo “Canzone di notte” (che nella versione numero 2 – delle tre incise – è stata pubblicata nello stesso 1976 di Europa) suona e rima “La ragione diamo e il vincere ai coglioni, oppure ai bari, resteremo sempre a un punto dai campioni (tredici è pari) ma si perda perché siam tre volte buoni”…) ma la gran parte non riesce a dare la stessa intensità, anche senza sbagliare una sola nota.
Quando partono le prime quattro note di Europa, chiunque la riconosce. E aspetta che la radio, o Youtube, o Spotify o la TV continui a donare quel sorriso del Cielo che parte spontaneo sul volto di chiunque abbia ascoltato almeno una volta quella schitarrata fenomenale. Santana ha fatto anche altro, e secondo alcuni critici anche meglio, ma i cinque minuti di Europa che da ormai quarantatré anni sono nell’empireo della musica popolare mondiale sono e rimarranno una sorta di manifesto, di dichiarazione dei diritti degli ascoltatori che, come me, non sanno cosa sia uno spartito, né il significato della parola “accordi” e tanto meno la differenza tra melodia e armonizzazione. Epperò la Yamaha del messicano fa davvero stare meglio.

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