Tu ragazzo dell'Europa

Integrazione contro i nuovi nazionalismi

di Laura Ciancio

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    Data pubblicazione: 14 gennaio 2019

 

Video On: osservate la grande finestra sul retro di una vecchia casa a tre piani nel centro storico, il tavolo circondato da sei sedie diverse per dimensione e stile neanche le avesse progettate un archi-designer, i piatti sporchi impilati nel lavello e il via vai continuo di ragazzi e ragazze che scherzano in lingue diverse. – Hi Jordan! - Qualcuno parla ad alta voce come fosse sul palcoscenico di un teatro parrocchiale, la ragazza finlandese fissa una pagina del libro di chimica da dieci minuti mangiando una mela – Hi Anja -. Attenzione… Ora si balla. Il berlinese ha messo su un pezzo di reggae e tutti mollano seduta stante oggetti, libri e ammennicoli vari per scatenarsi in un ballo pazzo nell’angusto spazio del corridoio. Anche Pilar si unisce a loro abbandonando sul lavello un pezzo di formaggio stantio che stava accuratamente vivisezionando per poterne ricavare qualcosa di commestibile.
Dove siamo? In una splendida, caotica e vivace città europea. Contrariamente alle dicerie, qui si studia e molto. - Morning! How are you? What are you going to do today?-  ogni mattina ci si scambia il buongiorno e si chiede cosa si ha in programma per la giornata. Si corre via a lezione o a studiare in biblioteca e ci si rivede in serata per condividere gli episodi più salienti, le impressioni sulla città e sulla gente del posto. E poi si discute di come organizzare, per la domenica successiva, un mini picnic sul fiume con prosciutto noccioline e tanta birra.
Appena ho il tempo vado a correre sulla ciclabile per diversi chilometri. Lì costeggio le mura, i campanili, le torri, i palazzi, lasciandomeli alle spalle e immergendomi tra alberi e prati ventosi fino a che ho fiato e gambe. Videata sul giardinetto e sulla strada bagnata da una pioggia finissima, sfumando su un cielo uniforme color polvere.
Con i miei compagni ci scambiamo tradizioni culinarie e sperimentiamo ricette con gli ingredienti più impensabili, essendo spesso il frigorifero quasi disabitato. ‘The real british boy’ espone come un trofeo la pizza carbonizzata appena sfornata, provocando un attacco di risa generalizzate e propone in alternativa di cucinare una deliziosa pasta col ketchup. Nulla a che fare con la carbonara che ho preparato sere fa per tutti e che ho dovuto ripetere la sera dopo. – Right, guys? -
Non sono tutte rose e fiori. A volte c’è chi alza la voce per un suo malumore o per un esame andato male. Ma poi ognuno fa la sua parte e dà il meglio di sé. Non conta la location, credetemi, contano solo i protagonisti. Ognuno recita sé stesso nella versione più genuina ed è questa la vera scuola di vita. – Smile for the camera, please! – Video Off.

E’ difficile ora riabituarmi all’idea che non incontrerò ogni giorno i miei amici.
Quando sono partito avevo paura di lasciare dietro di me le mie abitudini, la mia casa, la mia città. Paura di non essere in grado di comunicare in una lingua che non fosse la mia. Paura di non essere accettato o di incontrare persone sgradevoli. In Italia siamo abituati ai luoghi comuni negativi su altre nazionalità.  E’ stato un po’ un salto nel vuoto.
Invece mi sono riscoperto come persona completamente nuova e ho imparato ad essere più leggero e autonomo e a conoscere meglio i miei limiti.
Ho imparato a stare da solo con me stesso e a prendermi le responsabilità di ogni mia azione.
Mi sono sentito più forte, attivo, curioso, aperto verso nuove amicizie. Mi sono sforzato di parlare lingue che non mi appartenevano per la voglia di comunicare con persone diverse da me, negli usi, nel carattere, nei modi di essere. Questa esperienza mi ha lasciato gli odori e i sapori di tante culture.
Se prima guardando verso il mio futuro vedevo solo l’Italia, ora vedo l’Europa e il mondo. Ho conosciuto persone provenienti da ogni continente. Con loro ho scoperto e assorbito espressioni, usanze, mentalità.
Il rientro a casa è stato traumatico, mi manca la solidarietà con gli altri studenti, gli schiamazzi allegri degli incontri, le pacche sulle spalle e i silenzi condivisi nello studio, ma ho acquisito una sconosciuta carica di positività. Ho capito che questa avventura mi ha travolto facendomi vivere una vita piena, di cui ora ho una grande malinconia e necessità. I miei coinquilini, prima perfetti sconosciuti, col tempo sono diventati per me una vera e propria famiglia.
L’Erasmus è una gran figata.”                                                         

Raffaele, studente laureando in Farmacia all’Università degli Studi la Sapienza di Roma      

 

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Sofia Corradi, fino al 2004 professore di educazione permanente all’Università Roma Tre, è la persona che per prima, nel 1969, ha ipotizzato nero su bianco un programma di mobilità tra gli atenei europei. Per ben diciotto anni si è attivamente impegnata in attività di ricerca e di promozione affinché la sua idea innovativa diventasse realtà. Il programma Erasmus è stato istituito nel 1987 come programma di scambio per studenti dell'istruzione superiore. Sin dal primo anno, quando vi parteciparono 3.200 studenti provenienti da 11 paesi europei (Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito e Spagna), il programma è stato in costante evoluzione. Durante i 30 anni di realizzazione, il programma ha dato a 9 milioni di persone la possibilità di studiare, formarsi, fare volontariato o acquisire competenza professionale in Europa.