Il cammino dell'uomo

Buber, Hesse e la Comunità di Bose

di Luca Farruggio

    img

    Il libro di Martin Buber


    Data pubblicazione: 14 ottobre 2018

 

La parola “cammino”, specialmente in ambito religioso, è tra le più usate. Ci si dice “buon cammino” come se ci si dicesse, senza indicare alcun problema, “buon viaggio”. Il traguardo sembra essere sempre Dio e il suo Regno. Ma in questa operazione coraggiosa, alla fine, ci si concentra troppo sulla meta e poco sulle tappe del cammino. Così esiste un vero e proprio abuso della parola “cammino”, senza che se ne capisca bene il contenuto e il valore.
Eppure esiste un libretto di sole 60-70 pagine in cui ci si sofferma proprio sull’essenziale del cammino umano e terreno. Infatti non si cammina sulle nuvole per giungere al Regno, ma si cammina sempre coi piedi ben piantati per terra e alle proprie radici. Questo libro è “Il cammino dell’uomo” di Martin Buber. E non stiamo parlando di un libro qualunque, perché il grande scrittore Hermann Hesse, nel 1948, trovò il tempo per scrivere a Buber queste parole profonde: “Tra i suoi scritti, Il cammino dell’uomo, è indubbiamente quanto di più bello io abbia letto. La ringrazio di cuore per questo dono così prezioso e inesauribile. Lascerò che mi parli ancora molto spesso”.
È difficile parlare di un libro di poche pagine, perché ogni parola sembra essere collocata al posto giusto lasciando la sensazione che non ci sia più niente da aggiungere. Perciò dirò solamente come io venni a conoscenza di questo libro.
Presso il Monastero di Bose, tra le tante cose che non dirò, c’è un piccolo negozietto in cui i fratelli e le sorelle vendono libri, icone, cd, oggetti in ceramica, olio, vino, confetture e altre cose deliziose. Durante uno dei miei infiniti soggiorni a Bose mi trovai a curiosare tra i libri. Ed è così che conobbi il libro di Buber pubblicato da Qiqajon, la casa editrice del Monastero. La prefazione era scritta dal Priore (ormai Fondatore) Enzo Bianchi. Passai dei giorni tra preghiera, incontri, passeggiate, buone pietanze, meditazioni e spiritualità. E in questi giorni lessi tutto d’un fiato il libro di Buber.
Il libro è diviso in sei parti, ma quella che mi colpì profondamente fu la parte intitolata “Il cammino particolare”. Scrive Buber: “Ciascuno in Israele ha l’obbligo di riconoscere e considerare che lui è unico al mondo nel suo genere, e che al mondo non è mai esistito nessun uomo identico a lui: se infatti fosse già esistito al mondo un uomo identico a lui, egli non avrebbe motivo di essere al mondo. Ogni singolo uomo è cosa nuova nel mondo e deve portare a compimento la propria natura in questo mondo”.

img Enzo Bianchi e Luca Farruggio


Parole fondamentali! Ecco perché, nella prefazione, Enzo Bianchi utilizza queste parole: “non c’è una unica via, occorre invece scegliere la propria, e scegliere significa anche rinunciare. Nel mondo futuro non mi si chiederà: «Perché non sei stato Mosè?», bensì: «perché non sei stato te stesso?». Ognuno ha una sua via e, sceltala, deve perseguirla con risolutezza, abbandonando la concezione della vita come accumulo di esperienze diverse”.

In un tempo in cui l’uomo, affascinato da idoli e da miti, tende a conformarsi a dei modelli prestabiliti, Buber qui - con la saggezza tipica del chassidismo - invita l’uomo a cercare se stesso in profondità. E, a mio avviso, non importa se il mito sia il Papa, un attore o qualche cantante. Ciò che importa è dialogare con tutti cercando se stessi, perché è solo così che si può usare la parola “cammino” in maniera significativa. Perciò il cammino è sempre un viaggio verso se stessi che, dal punto di vista cristiano, ricorda sicuramente le parole di Gesù: “il Regno di Dio è dentro di voi”.