Privato e pubblico

Buono e cattivo

di Ciccio Schembari

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    Data pubblicazione: 14 settembre 2018

 

Ci fu un periodo, qualche decennio fa, in cui era di moda "il privato". Il privato funziona, il pubblico è inefficiente. Nel privato chi non rende viene licenziato. Nel pubblico i dipendenti battono la fiacca, sono assenteisti, lavorano senza stimolo.
Nel privato si fa carriera col merito [o col lecchinaggio]. Nel pubblico si fa carriera con le raccomandazioni politiche e gli incapaci diventano dirigenti.
Il privato era il buono. L’uocciu rô patruni ncrassa u cavadhu! Il pubblico era il cattivo. Il pubblico è robba senza patruni!
Io avevo studiato management [l'insieme delle azioni da porre in essere affinché un'organizzazione (ad esempio un'azienda) possa perseguire gli obiettivi prefissati nella pianificazione aziendale e compiere scelte riguardanti le relazioni tra i suoi elementi costitutivi (persone e tecnologie)], i sistemi di qualità, l’ISO 9000, l’EFQM, e avevo imparato che le regole di buona gestione prescindono dalla proprietà, pubblica o privata, e sono applicabili in qualsiasi tipo di organizzazione.
Qualche volta cercavo di dire qualcosa in proposito ma la convinzione che privato è buono e pubblico no, era granitica.
Alle 11,36 del 14 agosto 2018 è crollato il ponte Morandi di Genova dato in concessione alla azienda privata Autostrade. Oltre quaranta le vittime. Crollato perché si è risparmiato più del giusto nella manutenzione al fine di avere profitti più alti. Più del giusto. 
Così non si sente più dire "il privato è buono" e il Ministro competente afferma di avere avviato la procedura per togliere alla società Autostrade la concessione affermando di voler cambiare tutto. Adotterà una gestione pubblica? Gestirà direttamente il Ministero?
Ora il privato è il cattivo e il pubblico è il buono.
Io continuo ad insistere: la buona gestione va e può essere praticata sia nel privato, sia nel pubblico.