Di male in peggio

Se il governo nazionale ha raggiunto un preoccupante livello di degrado politico e istituzionale, la situazione degli altri governi europei non è migliore

di Carlo Poerio

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    Data pubblicazione: 14 settembre 2018

Non era mai accaduto che arrivassi all'appuntamento mensile con Operaincerta talmente disgustato dalla cronaca politica da rimandare, di giorno in giorno, la stesura di un articolo. Quello appena trascorso dopo l’uscita del precedente numero di questo mensile, è stato un altro mese dominato dal "Putin de' noantri", il ministro dal pugno di ferro ma solo con chi dice lui: migranti e profughi. Un altro mese passato a cazzeggiare sui social, intento a sollecitare gli istinti peggiori di quel popolino meschino e volgare che lo sostiene, aizzando lo stesso contro il diverso, lo straniero, il migrante. I sudditi, sempre pronti a contendersi la sfida del giorno, sia essa un ponte crollato o un barcone bloccato in mezzo al mare, hanno soprannominato lo stesso il "Capitano". Nel frattempo ci copriamo di ridicolo agli occhi del mondo intero, negando l'approdo in un porto italiano ad una nave. E non mi riferisco alle imbarcazioni delle Organizzazioni non governative che hanno operato nel Mediterraneo per soccorrere i barconi dei disperati, criminalizzate e messe al bando dal “Capitano”. Sto parlando di una nave della Guardia Costiera italiana con a bordo 177 persone tra migranti e richiedenti asilo, alla quale inizialmente è stato impedito per più giorni di entrare in un porto italiano e poi, una volta approdata, di sbarcare gli stessi. Sorvolo sul resto di questa patetica storia tutta italiana. Va però evidenziato che la stessa è stata concepita dal ministro in questione al solo scopo di soddisfare i disegni politici dello stesso, da sei mesi in perenne campagna elettorale. E purtroppo non è l’unica. Tutte le iniziative fino ad oggi perseguite dal ducetto verde, servono unicamente a consolidare l’immagine dello stesso nella parte più rozza dell'opinione pubblica italiana. Le elezioni europee si avvicinano e se andasse in crisi anche questo governo bizzarro, pure le elezioni politiche nazionali. A dar retta ai sondaggi sembra stia riuscendo nell'intento di attrarre la maggioranza dei voti degli italiani, sottraendoli ai suoi alleati di governo. Naturalmente l'opinione pubblica ha già dimenticato il passato non proprio esemplare dello stesso ed il sostegno offerto alle varie cricche che hanno lucrato e intendono continuare a lucrare con le così dette grandi opere e con il saccheggio di un territorio già da tempo in precario equilibrio ambientale. E se le decisioni prese dal così detto ministro sono talmente discutibili da convincere qualche Magistrato ad intervenire, ritenendo le stesse stiano stravolgendo, in un sol colpo, vari articoli della nostra Costituzione e di convenzioni europee e internazionali, ecco levarsi preoccupanti minacce all'indirizzo dello stesso, formulate sui soliti social da qualche sbruffone che campa di politica o dai sudditi, per loro natura deferenti verso l'autorità politica. Con la strumentalizzazione dei migranti come mezzo di pressione politica, allo scopo di costringere l'Unione europea a rivedere alcune regole comunitarie sulla gestione dei flussi migratori, tutto l'attuale governo si è macchiato di inaccettabili delitti verso principi come la centralità, la salute e la dignità della persona, pilastri della nostra Carta costituzionale. E se il governo nazionale ha raggiunto un preoccupante livello di degrado politico e istituzionale, la situazione degli altri governi europei non è migliore.

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Non solo l'Unione europea non ha cambiato di una virgola le regole che si è data per fronteggiare il fenomeno dei migranti ma, nella stessa, paiono dettar legge governanti come Orban o come quelli dei paesi del cosiddetto blocco di Visegrad (Cecoslovacchia, Ungheria e Polonia), naturalmente tutti affezionati amici del “Capitano”. E’ una storia orrenda e infame quella che stiamo vivendo. E la sinistra, nel frattempo, che fa? Semplice, continua a fare una figura assurda e penosa. Non mi dilungherò in riflessioni sul così detto "Decreto dignità", insieme di provvedimenti fortemente voluti dal Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio. Voglio però segnalare alcuni passaggi della discussione parlamentare necessaria per convertire lo stesso in legge. Danno la misura, secondo me, della profonda crisi vissuta non solo dal Partito Democratico ma anche da ciò che rimane della sinistra italiana e dalle principali organizzazioni sindacali. Il decreto in questione, seppur perfettibile in talune sue parti, contiene due elementi di rilevante importanza: il tentativo di ridurre la precarietà del lavoro e quello di difendere la società dal gioco d'azzardo, vero dramma del nostro tempo. Io credo che chiunque si dichiari di sinistra dovrebbe accogliere favorevolmente il tentativo di ridurre la precarietà nel mondo del lavoro. Mi riferisco a quella insicurezza lavorativa che tutte le precedenti riforme del centrodestra e, per ultimo, il Jobs Act renziano (dettato da Confindustria), ha aumentato a livelli drammatici. Chi dice di essere di sinistra, dovrebbe essere d'accordo su un provvedimento che pone alcuni vincoli alle imprese che decidono di delocalizzare o che vogliono licenziare i lavoratori. Chiunque, di sinistra, dovrebbe essere d'accordo che provare ad incrementare le assunzioni a tempo indeterminato, è un bene per i lavoratori e per la società tutta. E chi è di sinistra, infine, non dovrebbe aver dubbio alcuno sul fatto che chi lucra sul gioco d'azzardo, non dovrebbe ricorrere alla pubblicità per promuovere lo stesso. Invece, cosa è accaduto. E' successo che il segretario del Partito Democratico si è scagliato contro il "Decreto dignità" che, secondo lui, farà fuggire le imprese dal nostro Paese. Considerato che quel partito è affetto da una forma incurabile di renzismo che lo porterà ben presto all’estinzione, è tuttavia comprensibile. Meno giustificabile è stato il silenzio degli esponenti delle varie sinistre, quelli che ieri si dichiaravano anti-renziani. Quale sarà stato il problema? Forse constatare che non sono stati loro a difendere i lavoratori ed i ceti più deboli, dallo sfruttamento e dal gioco d'azzardo? Forse il prendere atto di un fallimento politico e culturale? I sindacati confederali non sono stati da meno. Dalla Cisl, propaggine del partito renziano, aspre critiche. Dalla Uil, assordante silenzio alternato a chiacchiere senza senso. La Cgil, infine, merita una menzione speciale. Doveva scegliere tra il tornare alle proprie radici, difendendo le ragioni dei lavoratori, oppure restare fedele all’Europa dell’euro, quella che ha ispirato le riforme renziane e del centrodestra. Ha scelto la seconda strada, perfettamente in linea con i socialisti europei. I quali, tuttavia e non è caso, stanno perdendo consensi ovunque. Poi si meravigliano se lo scorso 4 marzo milioni di lavoratori italiani che si professavano di sinistra hanno votato per i perfetti sconosciuti, inesperti, ingenui ed a volte assurdi candidati del Movimento 5 Stelle.

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