Il potere che frena la Cattiveria

Come un cristiano può porsi in relazione al Maligno e a “ciò/colui che lo trattiene"?

di Luca Farruggio

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    Il libro di Massimo Cacciari


    Data pubblicazione: 14 settembre 2018

Ne Il potere che frena (Adelphi 2013) il filosofo Massimo Cacciari interroga il mistero cristiano contenuto nella Seconda lettera ai Tessalonicesi. Un testo che contiene sia il mistero del male, sia il mistero di “ciò/colui che lo trattiene” (katechon). Ma è bene precisare che più del mistero del male, è meglio dire del Maligno o del Cattivo. Infatti, nel cristianesimo, il male non ha uno status ontologico (come nel manicheismo e in alcune correnti gnostiche) ma è sempre una decisione personale. Il male sorge con colui che si distacca dal Bene con una decisione personale; il male è il Maligno, il Cattivo.
Cacciari, con il suo solito stile raffinato, discute “il problema” confrontandosi con autori fondamentali: ad esempio Schmitt, Dostoevskij, Agostino e Dante. Dalla lettera attribuita a San Paolo emerge l’enigma del rapporto tra il cristiano e il Maligno. Infatti la Cattiveria, che opera nel mondo a causa del Principe delle Tenebre (l’Anticristo), si dovrà affermare con grande potenza prima della manifestazione del glorioso e luminoso giorno del Signore (la seconda e definitiva venuta del Figlio di Dio). L’itinerario percorso dal filosofo veneziano è molto significativo e, più che fornire semplici risposte, è un continuo “procedere interrogando”. Nel libro emergono le tante domande e le possibili configurazioni che la tradizione filosofica-politica ha dato di questo tremendo enigma. In più, in appendice, compare anche una preziosa sezione antologica – che analizza i passi e le visioni che nel tempo grandi filosofi e teologi hanno dato del katechon - a cura del giovane filosofo Vito Limone.
Dopo aver letto il libro, proviamo a chiederci come un cristiano si può porre in relazione al Maligno e a “ciò/colui che lo trattiene”. La Cattiveria è nel disegno del progetto del Dio cristiano? Se la Gloria avverrà solo quando il Maligno avrà trionfato, come vivere questo mistero cristianamente?
In un certo senso – proviamo a rispondere - il cristiano può essere egli stesso katechon, cioè quella forza-preghiera che trattiene la potenza dell’Anticristo. Così, imitando il Cristo, egli è testimonianza assoluta della follia di Dio, dello scandalo della Croce. Come Cristo affronta e vive la Croce, testimonia con le azioni l’Amore agapico e, tolto ogni velo, sarà eternamente salvo e faccia a faccia con il Padre.
Ma proviamo a porre altri quesiti. E se “ciò-colui che lo trattiene” fosse lo stesso Anticristo? Se il Principe delle Tenebre, caduto in contraddizione con se stesso, non facesse altro che rallentare la sua totale affermazione perché questa coinciderebbe con la sua sconfitta eterna? Se operasse tale inganno proprio attraverso i poteri (Chiesa, Stato, Denaro) e ai suoi uomini? In tal caso al cristiano non si aprirebbe anche il varco di una disperata richiesta della dissoluzione del Maligno attraverso il ritorno imminente del Figlio? Certo, però questo lo immetterebbe subito nel “peccato di impazienza”.

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Luca Farruggio con Massimo Cacciari


È evidente che il katechon resta sempre un mistero, anche per l’uomo cristiano. Un grande teologo come Sergio Quinzio ne ha mostrato tutte le aporie.
Perciò, o imitando il Cristo per trattenere il Maligno e salvaguardare il creato, o sapendo che “ciò che lo trattiene” non è opera di Dio ma di Satana, al cristiano forse resta solo una sorta di “resistenza mistica”; cioè il suo resistere e persistere nel Bene, in paziente attesa e nella testimonianza della fede. Il mistero così viene riconsegnato al Padre e alla sua imperscrutabile opera di salvezza. La Cattiveria avanza, e con essa il mistero cresce sempre di più.
Un giorno, forse, lo capiremo! Al momento, mentre “il Signore fa sorgere il suo sole sui malvagi e sui buoni”, per dirla proprio alla maniera di San Paolo: “ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco in parte; ma allora conoscerò pienamente, come anche sono stato perfettamente conosciuto”.