Quasi un editoriale

Un editoriale cattivo

di Antonio La Monica

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    Data pubblicazione: 14 settembre 2018

 

Secondo alcune scuole di pensiero al fondo della cattiveria si trova una grande tristezza. Ed è senza dubbio vero. Chi è cattivo non potrà mai essere davvero felice. Tuttavia mi chiedo come mai il modello della “cattiveria” sia ad oggi vincente e considerato da larga parte degli uomini come apprezzabile, conveniente e persino saggio. Come se la veste di chi compie azioni malvagie possa in qualche modo trovare giustificazione nelle regole cosmiche. Nel sentire comune resta un fondo di apprezzamento e persino di simpatia per certi “cattivi” considerati come esseri capaci di stare al mondo. Non mi riferisco, è ovvio, ai cattivi che ammazzano i figli, le fidanzate, i coniugi o altro. Ma penso ai cattivi che approfittano del loro potere per truffare, per arricchirsi a discapito di altri. Penso ai cattivi che si limitano, facendo comunque danni enormi, a pensare male. Oggi l’abito di chi non ha pietà è senza dubbio di moda. Non c’è umanità che tenga.. anche se a pagare il prezzo della nostra mancanza di pietà sono come sempre i più deboli.

Guai a parlare di ascolto, guai a parlare di accoglienza. Mai mostrarsi teneri con chi è in difficoltà. Questo il breviario laico e laido del nostro presente. Altrimenti? Il rischio è quello di essere bollati come “buonisti”, come “radical chic”, “ingenui” e via discorrendo….

Sono lontani i i tempi in cui Fabrizio De Andrè poteva cantare del suo eroe intento a camminare sulla “cattiva strada”. Allora c’era il senso di una disobbedienza civile, di una volontà di infrangere regole vuote. Oggi quella strada è affollata di iene, di politici, di corrotti, di esseri umani infelici e fragili per i quali, personalmente, non riesco a provare alcuna simpatia…. Sto diventando anche io cattivo!