La cattiva propaganda social

Il vero nemico per il Ministro dell’Interno è la cultura umanitaria

di Loretta Dalola

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    Data pubblicazione: 14 settembre 2018

In Italia chi usa di più le reti social per fini elettorali è la Lega e il suo più importante rappresentante, Matteo Salvini, utilizza la propria immagine come veicolo propagandistico. In tal senso hanno operato molto bene, durante l’ultima campagna elettorale si sono appoggiati alle reti social, e Salvini ha organizzato i post e i tweet che ottengono i risultati migliori. La loro strategia è quella di impiegare la propaganda, ovvero l’arte di persuadere diffondendo attraverso i mezzi di comunicazione idee e informazioni di stampo politico. Lo sa bene Salvini, è il suo tratto distintivo. Il suo pensiero viene gridato a voce sempre più alta, sempre più determinata, incessante e sempre più divisiva. In questi anni ha intercettato, alimentato e fomentato la paura. “I migranti ci tolgono il lavoro”, “un’invasione”, sono slogan atti a rafforzare il panico, non importano i dati e cosa dice la realtà dei fatti. L’importante è parlare alla “pancia” degli italiani e cioè al loro bisogno di sicurezza, cavalcare le preoccupazioni per raccogliere consenso. Proporre facili soluzioni infischiandosene se attuabili o meno.

Et voilà il gioco è fatto.

Il vero nemico per il Ministro dell’Interno è la cultura umanitaria, di conseguenza chiudere i porti è solo l’inizio. La “ruspa” di Matteo Salvini e della Lega è inarrestabile. Si muovono meglio dei partiti tradizionali, che non sono riusciti a progredire. Tutto viene analizzato e studiato per stabilire la strategia futura. Si chiama marketing politico e puntare a un nemico comune sta funzionando molto bene. Dietro lo slogan, il business elettorale. Nel nuovo Governo si sono autoconsacrati alla sicurezza e all’orgoglio nazionale. Hanno puntato diritto verso l’obiettivo simbolo della politica leghista, i migranti. Un lavoro meticoloso, capillare sull'immaginario collettivo, dove in passato l'odio era rivolto contro i "terroni", "Roma Ladrona" e rom, adesso la Lega parla un'altra lingua e scatena l’attenzione negativa contro i migranti. Tra teorie del complotto, dichiarazioni di forza, frasi ad effetto, esposizioni tossiche e fake news che fruttano milioni di like, si manipolano dati e informazioni e il risultato è garantito. Si diffondono post per affermare e rafforzare le loro idee.

Di fronte a una notizia online il cervello si avvale di metodi di giudizio molto rapidi che trovano conferma nei nostri pregiudizi, e spesso portano a risposte imprecise e irrazionali. Amplificare notizie semi-veritiere, rendendole virali e facendole diventare cultura condivisa, confermata dal numero di condivisioni, le rendono poco contestabile. Provate a convincere del contrario migliaia di utenti che hanno condiviso un post che ha occupato profili e profili di Facebook. Semplice ed efficace, il loro messaggio deve essere riconoscibile e in grado di appagare la voglia di odio che monta in Italia. Fondamentale il crescendo, ingigantire l’idea della presunta emergenza così il racconto tossico sulla rete dilaga. E lui, Salvini, è diventato il simbolo, il salvatore che traghetterà l’Italia fuori da questi “pericoli”. Un simbolo sempre pronto ad attaccare scoraggiando gli utenti standard a un confronto politico. Sotto i colpi della propaganda salviniana eventuali discrepanze o smentite in questo momento di grande successo mediatico non sono più rilevanti.

Una brutta deriva sta trasportando l’Italia verso la destra più estrema, verso quelle concezioni anti-diverso. Salvini ha ingranato la marcia accelerando le sue proposte. E non indietreggia di un millimetro: “Io non mollo e vado dritto. Prima gli italiani e la loro sicurezza. Difendo l’Italia dall’invasione. Chiudere i porti e le frontiere”. La politica dura di Salvini (ereditata dal vecchio maestro che si vantava di avercelo sempre duro) si aggiunge a un assurdo odio che viaggia sui social. E in questo clima così teso c’è chi si sente autorizzato ad alimentarlo. Una politica di slogan che ha cancellato fatti e dati statistici reali e che fomenta il risentimento contro gli “invasori” che portano via tutto agli italiani giustificando il respingimento e impedendo persino di salvare chi naufraga. Nessuna pietà.

C’è poco da fare. Siamo pedine strette nella morsa di un interesse troppo redditizio e stiamo dimenticando piano piano la consapevolezza del dolore e della pena. Poco importa se finiscono in mare, basta che non arrivino in Italia, che al massimo li vuole, lontano dagli occhi e dal cuore, nei moderni campi di concentramento circondati da odio e razzismo. E la percezione dell’invasione imperversa, frutto di una lunga e costante campagna di disinformazione che ha deformato la coscienza delle persone che oggi vaneggiano rigurgiti storici di supremazia razziale dimenticando totalmente che siamo in mano alla criminalità organizzata, che intere categorie di evasori sommergono l’economia, che il femminicidio, le violenze su bambini e animali dilagano, che la corruzione dell’amministrazione pubblica e politica è ai livelli massimi, che la disoccupazione è altissima e i giovani scappano, problematiche che non sono ragione di riflessione costruttiva. Meglio distogliere l’attenzione e aizzare la gente agli istinti peggiori. Matteo Salvini è un seminatore di odio. Un leader politico che ha la grave responsabilità di aver legittimato e normalizzato concetti storicamente associati soltanto al fascimo. È pericoloso e va fermato. L’unico antidoto è che il pubblico diventi abbastanza consapevole delle trappole della comunicazione via web, scavando sotto la facile apparenza delle notizie più clamorose per trovare un’informazione più libera da interessi e condizionamenti. Occorre usare, in conclusione, la propria intelligenza e il buon senso per non farsi manipolare dalla pervasiva bolla comunicativa.