Fate i bravi o arriva l'uomo nero

Nessuno parli di Riace

di Laura Ciancio

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    Data pubblicazione: 14 settembre 2018

 

E alla fine il tanto vituperato uomo nero è arrivato. Ma non dal canale di Sicilia, non salvato dalla Guardia costiera e costretto a stare giorni e giorni su una nave al porto di Catania.
È arrivato dal profondo nord con le sue ruspe. Scansatevi o verrete travolti. Sbaraglia, annienta, distrugge ogni fratellanza che non sia di razza bianca pura. O con me o contro di me. Il suo corteo, imbambolato dalle sue ciniche parole, lo segue ovunque dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno. E lo chiamano il capitano…
Plauso sui social quando muore un migrante, spari alla vigliacca da auto in corsa per colpire gente di colore come bersagli al poligono. Si sente solo minimizzare, dire che sono bravate, non è razzismo. Gli echi di una deriva autoritaria che viene da lontano e che ha lavorato sotterraneamente per anni si è palesata.
Ed eccomi ancora a parlare di Riace, riprendendo l’articolo apparso sul n. 145 di Opera incerta. Esperienza di integrazione dei migranti ben riuscita, come poche in Italia. Il sindaco Mimmo Lucano, visionario ma concreto, ha fatto dell’accoglienza la sua bandiera e ha utilizzato i fondi comunitari destinati ai progetti Sprar per realizzare un progetto che oggi viene indicato come esempio da molte comunità di cittadini nel territorio europeo e non.
Lo evidenzia bene la voce di Roberto Saviano nel suo accorato appello, mostrando come il sindaco abbia rigenerato un borgo che stava morendo, abbandonato dai suoi abitanti decine di anni fa proprio per emigrare in cerca di lavoro e lo sottolinea Giovanna Marini, in una commovente lettera per raccogliere fondi, con le parole “statti cu’ mia ca sinnò cadimme”.
L’uomo nero ha tuonato nelle sue arringhe di piazza e nel web contro il sindaco di Riace dichiarandolo uno zero assoluto. La colpa sarebbe quella di costituire un modello di integrazione dei migranti nella nostra terra, di aver ridato una dignità al territorio, bonificando vigneti e uliveti, di aver fatto ristrutturare case umide e fatiscenti, di aver attratto giovani italiani da tutta la penisola per lavorare in scuole, ristoranti, laboratori, negozi, di aver coinvolto gli anziani abitanti nel condividere il loro sapere?
La Locride è una regione dove la ‘ndrangheta imperversa e fa i suoi affari indisturbata. Lucano non piace alla ‘ndrangheta e ha ricevuto parecchie minacce.
Da un paio di anni l’obiettivo è quello di bloccare l’esperienza di Riace ad ogni costo. Alcuni giornali additano il sindaco come un affarista che approfitta dei fondi statali per fini personali e Riace come una culla di clandestini. L’uomo nero non si è lasciato scappare l’occasione per il suo affondo. Dopo svariate indagini in cui gli stessi ispettori prefettizi hanno indicato Riace come un microcosmo strano e composito che ha inventato un modo per accogliere e investire sul futuro, il Ministero dell’Interno ha bloccato comunque i fondi Sprar, destinati ai rifugiati, cioè a coloro che già hanno ottenuto protezione in Italia.
Risuonano indisturbati nell’etere gli slogan è finita la pacchia per i clandestini, le ong sono i veri “vicescafisti”, prima gli italiani, vengono qui e ci rubano il lavoro e, come ai vecchi tempi, la magistratura fa politica.
Si mescolano in un bel calderone la criminalità e l’accoglienza, la difficoltà dei ragazzi italiani nella ricerca di un lavoro e i disperati che si adattano a qualsiasi forma di sfruttamento pur di non tornare nei loro Paesi.
Non si alza invece la voce sui migranti che continuamente subiscono aggressioni fisiche, che vengono sfruttati e uccisi nonostante il loro duro lavoro nei campi di raccolta dei pomodori. E quando sul web appare la frase “uno di meno” compaiono decine di migliaia di like…
Questa è la faccia attuale dell’Italia. Bisogna proprio farsene una ragione?
Facciamoci una domanda e diamoci una risposta. Sensata, però.

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