Sapevamo tutto

Prendersela con la politica per ciò che sta accadendo è riduttivo e sbagliato

di Carlo Poerio

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Confesso di aver dimostrato parecchia ingenuità. Ho provato una discreta soddisfazione quando il segretario reggente del Partito Democratico, alla fine dello scorso mese e dopo l'ennesima sortita televisiva del suo predecessore, piuttosto irritato ha affermato che il partito [...] rischia l'estinzione e un distacco sempre più marcano con i cittadini e la società [...]. I fatti sono noti: poche ore prima l'ex segretario, di fatto ancora capo indiscusso del partito, ospite in una trasmissione televisiva di prima serata, aveva dettato ancora una volta la linea politica del partito, riassumibile con un sostanziale "mai accordi di governo con il Movimento 5 Stelle". Aveva anche straparlato di riforme necessarie all'Italia, di semipresidenzialismo come soluzione ai nostri problemi di governabilità, di doppio turno elettorale con salto carpiato triplo e di altre bizzarrie varie ed eventuali, segnale piuttosto evidente che l'ex vive una realtà che è parecchio lontana da quella del Paese. Dicevo della soddisfazione. Avrei voluto replicare: e bravo il nostro reggente che ha capito. Meglio tardi che mai. Che quello sia un partito che già da tempo sta cercando di suicidarsi, lo pensano quasi tutti gli elettori che in passato hanno riposto fiducia nello stesso. Oggi ne sono rimasti ben pochi e gli ultimi appuntamenti elettorali lo hanno dimostrato. Le qualità naturali dell’ex segretario, la sua personalità che a volte sconfina nel bullismo, l'arroganza con cui impone la sua visione del mondo sono parte di un copione che è sempre lo stesso, quindi ben noto agli elettori. Dicevo dell’ingenuità dimostrata dopo aver ascoltato il reggente. Prima di sentirmi soddisfatto avrei dovuto ricordare che lo stesso, per ben altre e note qualità, rappresenta alla perfezione le minoranze che in quel partito si sono nel tempo manifestate. Chi ha seguito i fatti che sto commentando, saprà anche com'è andata a finire la riunione della direzione del partito che pochi giorni dopo, nelle intenzioni, avrebbe dovuto censurare il comportamento dell'ex e consolidare la fiducia nella linea politica del reggente, moderatamente favorevole ad accordi di governo con i pentastellati. Invece, ancora una volta, le così dette minoranze hanno dimostrato la completa incapacità di perorare una visione strategica del partito diversa da quella sostenuta dalla maggioranza, prendendosi la responsabilità di difenderla nei luoghi decisionali. Dimostrando ancora una volta che nel partito dei “progressisti e riformisti” ci si vanta delle differenti posizioni salvo poi procedere, tranne rarissimi casi, tutti ben allineati e coperti. Sostanzialmente il reggente ha dimostrato di essere l'esecutore della linea politica dell'ex, chiudendo a qualunque accordo con il M5S e dando, lui che ne aveva paventato il pericolo, un notevole contributo a quel [...] distacco sempre più marcato con i cittadini e la società [...] ed allo sfascio del Pd, obiettivo ultimo perseguito dal segretario ombra. Il quale, compiuta l'opera, fonderà un nuovo partito, più vicino a quella parte di società che ha ben rappresentato e tutelato mentre governava il Paese e che sicuramente non è composta di disoccupati, precari, pensionati e lavoratori sfruttati e senza tutele. La realtà, mentre scrivo questa breve riflessione, è che a due mesi dalle elezioni ancora non abbiamo un governo. Nessun governo a guida 5 Stelle, nonostante il risultato elettorale ottenuto dal Movimento ed i continui appelli del suo leader politico, rivolti alternativamente alla Lega ed al Pd, per accordarsi su un programma di governo. Nessun governo di centrodestra, nonostante un leader della Lega che dopo aver indossato i panni di statista, soprattutto grazie ai renziani che si rifiutano di fare accordi con i grillini, ed aver manifestato qualche segno di insofferenza nei confronti della stessa coalizione cui appartiene, è comunque tornato diligentemente all'ovile di Arcore ed alla guida della solita pala meccanica, ben cosciente che colui che ancora detiene il potere decisionale nel centrodestra, nonostante una condanna e l’interdizione dai pubblici uffici, nonostante una sentenza sulla trattativa Stato-mafia e nonostante dica tutto e il contrario di tutto, non è lui ma l'ex cavaliere di Arcore, monarca a vita del centrodestra. Artefici di questo avvilente spettacolo, ripeto, i renziani con il loro mantra declamato in ogni occasione dopo la sconfitta elettorale del 4 marzo [...] gli elettori hanno deciso che noi stiamo all'opposizione, adesso agli altri onori e oneri [...]. Affermazione che nasconde un'autentica ipocrisia politica perché con un sistema elettorale come quello da loro fortemente voluto se nessun partito prende il 51% dei voti non ci sono vincitori e che dimostra non solo la mancanza di una visione di governo del Paese ma anche di continuare a considerare la politica come il perseguimento di interessi personali e di partito. Credo che mai come in questa epoca strana che stiamo vivendo, si sia avvertita la drammatica assenza di politici capaci di nobilitare ed illuminare la politica. Una classe politica che tuttavia rappresenta al meglio una parte considerevole di questo nostro Paese. Prendersela solo con la politica per ciò che sta accadendo, infatti, è fortemente riduttivo e sbagliato. C’è una parte dell’elettorato, infatti, che con il proprio voto ha deciso di tenere in vita un sistema politico marcio, interessato solo alla ricerca del potere per il potere. Sappiamo tutti chi è il pregiudicato di Arcore, conosciamo alcuni aspetti dei suoi rapporti con la mafia, sappiamo di quali disastri siano disseminati i suoi governi, sappiamo benissimo che piuttosto che pensare all’interesse generale pensa alle sue aziende e vive di conflitti d’interesse, eppure quasi il 15% degli elettori ha votato il suo partito azienda. Sappiamo tutti che la Lega è un partito vecchio spacciato per nuovo e che il suo leader non esiste senza il consenso del pregiudicato di cui sopra, eppure quasi il 17% degli italiani lo ha votato. Ed infine, sappiamo tutti chi è l’ex rottamatore della vecchia politica, colui che ha sostanzialmente dato vita ad un sistema politico ben peggiore del precedente berlusconismo. Eppure, il 18% degli elettori ha votato il suo partito. Accertato che è questa la zavorra che sta facendo affondare il Paese, è questo l’oceano di indifferenza in cui stiamo annegando, di cosa ci lamentiamo?