Indifferenti in materia di società

La lezione nel pamphlet del filosofo Manlio Sgalambro

di Luca Farruggio

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    Manlio Sgalambro

 

A Ragusa è iniziata da un po’ di tempo la campagna elettorale. Ricevo molti “santini”, ormai quasi tutti tramite social. Guardo e sto zitto. Ma a tutti vorrei rispondere con la vera Indifferenza, cioè con questa frase di Manlio Sgalambro: “Che io debba essere governato: ecco da dove comincia lo scandalo della politica”. E poi continuerei: “Solo per canaglie e miserabili, incapaci di autogovernarsi e decidere, c’è la politica come unica via di scampo”.

È l’incipit del pamphlet “Dell’indifferenza in materia di società”, pubblicato da Adelphi nel1994. E resta ancora (e forse lo sarà per molto tempo) attuale nel suo essere provocatorio. In questo libro il filosofo di Lentini prende sul serio il suo Pensiero, che si è sempre dissociato dalla communis opinio, quindi anche dalla società e dalla politica.

Davvero spetta al politico e alla società decidere quali sono le cose più importanti per ogni singolo individuo? Non sarà che la società è solo un idolo pieno di convenzioni? Eppure l’uomo ne sente il bisogno, la sente imprescindibile (come pensare altrimenti?). Questo perché più che filosofi siamo persone con poche idee e preferiamo delegare il miglioramento ad altri. Proprio agli stessi che poi, necessariamente, critichiamo aspramente. In questo infinito circolo vizioso sta l’essenza della disonestà della politica.

Per Sgalambro la politica appare dove sorge un poveraccio. Di fronte ai problemi c’è sempre un attore che promette il miglioramento. Non solo, promette anche la salvezza. E in questo si fa simile a un dio-salvatore. Appare così un salvatore dell’Essere. Ma cos’è l’Essere? Cos’è Dio? In Sgalambro tutto è, scientificamente, destinato alla dissoluzione, alla morte del sole. Dio ed Essere coincidono nell’essere “pesanti”, nell’essere “contro”. Nessuna salvezza può esser data all’uomo. Perciò il massimo che un individuo può fare è governare se stesso attraversando la vita e la morte. Solo sprazzi di Bellezza possono dare qualche sublime attimo di pace e consolazione. Niente di sociale deve toccare temi cruciali come la felicità e l’infelicità, il bene e il male. Perché nel fare ciò ogni politica non può che dimostrarsi perdente e illusoria. E proprio su questo inganno si basano le Istituzioni e i suoi attori.

La prospettiva di Sgalambro è durissima. Ma come si può essere indifferenti verso qualcosa che sembra sostenerci quotidianamente? Come possiamo non prenderci cura di qualcosa di indispensabile? Uno potrebbe anche obiettare: “Ogni sforzo – anche quello giusto e buono - conduce al Peggio?”. E lui ci direbbe che perfino una rivoluzione – in quanto azione politica – vivrebbe all’interno dell’inganno. Pertanto – ma di Sgalambro ne nasce uno ogni secolo - l’unica arma che si può avere è l’Indifferenza. La società non si può e non si deve distruggere, ma si può essere indifferenti e fedeli alla propria “filosofia solitaria”.

Altra obiezione (ma ce ne potrebbero essere migliaia): “E se tutti gli uomini deludono, da un punto di vista cristiano, non potrebbe essere Dio a salvare gli uomini?”. Qui tacerebbe Sgalambro e comincerei io con il mio “Del pessimismo teologico” (che da Sgalambro prende alcuni aspetti catastrofici e apocalittici). Ma è meglio rinviare… l’unica cosa che ora importa è essere consapevoli che ci possiamo autogovernare e che possiamo essere Indifferenti nei confronti della società e dei politici. In qualche modo camperemo e creperemo… ma purtroppo anche sulla nostra morte la società avrà la sua vittoria… Tuttavia, anche se la fortuna non sarà dalla nostra parte e se qualche politico non ci dedicherà una via, arriverà per tutti il Giorno del Signore in cui ogni cosa sarà scritta nell’Eterno e nell’Immutabile.

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