Quasi un editoriale

Odio gli indifferenti...

di Antonio La Monica

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    Gli ignavi, Divina Commedia, Canto III, vv. 22-69

 

Una parola per molte chiavi di lettura. Cosa sia peggio non so… se l’indifferenza verso tutto e tutti o l’indignazione mordi e fuggi di questi tempi veloci.
“Non ragioniam di loro ma guarda e passa”, ricorda Virgilio a Dante allorquando in un girone infernale si trovano dinanzi a qualcuno che non merita attenzione alcuna. I così detti “ignavi”; persone incapaci di prendere una posizione netta, di assumere una responsabilità e viverla fino in fondo. Costi quel che costi.
Adesso, dopo svariati secoli dal consiglio virgiliano la situazione sembra quasi essersi capovolta. Si ragiona, si parla e si discute di cose che meriterebbero non più che una alzata di spalle mentre si tace, si glissa e si voltano le spalle dinanzi a fenomeni di assoluto rilievo.
L’indifferenza, così come ogni forma di attenzione morbosa e superficiale, rappresenta una arma terribile per distruggere la nostra stessa coscienza e, dunque, per non essere di aiuto alcuno per gli altri e per noi stessi. Non è un caso se tale atteggiamento venga spesso indicato come vendetta ben più temibile dello stesso odio.
Eppure ci sono lati davvero edificanti in questa parola. Restare calmi, indifferenti, nei tumulti della vita può essere un valore se ci consente di restare lucidi, giustamente distaccati. Lo sanno molto bene alcuni filosofi ed intellettuali, ma anche certi mistici che affidavano a Dio la loro vita nell’assoluta indifferenza rispetto alle sorti materiali dell’esistenza. Da Schopenhauer a Sartre, passando per Kierkegaard e attraversando gli angusti passaggi della filosofia stoica, il concetto di indifferenza ha percorso pagine di illustri riflessioni.
Ma, volendo tornare alla domanda iniziale aggiungerei che mi pare essere in voga una forma di indifferenza molto subdola. Appunto quella dettata da una mole di informazioni tale da ottundere la capacità critica di molti tra noi e spingerci in una sorta di pensiero confuso, indifferenziato più che indifferente. E soprattutto una riflessione che, se tutto va bene, ha solo il tempo di un amen. Una idea che sorge da un link e scompare nel tintinnio dell’ennesimo messaggio whatsapp.
Infine vorrei rubare un pensiero molto bello di Antonio Gramsci. Valga da buon augurio… e da guida in questi tempi vili.
"L'indifferenza è il peso morto della storia. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.... Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti".

Evviva!