Non ti curar di loro

L'indifferenza al tempo dell'iperconnettività

di Loretta Dalola

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Viviamo nell’epoca più “collegata” della storia, dove la tecnologia ci consente l’interazione umana e l’informazione più alta eppure, è sconcertante constatare l’atteggiamento di indifferenza generale. Guardiamo ai problemi degli altri con sufficienza, limitando il nostro coinvolgimento a semplici risposte. Abbiamo rotto il meccanismo della coscienza? Oppure c’è davvero un persistente e, neppure così lento, peggioramento della società?
Tuttavia le battaglie per la sensibilizzazione alle problematiche razziste, omofobe, discriminazione sessuale, civili, oramai dovrebbero aver aperto la mente alle differenze, alla tolleranza e alla condivisione. In realtà la partecipazione sociale e politica non è equivalente a quella che spirava una trentina di anni fa.  In molti ragazzi la passione si è spenta, attenuata da un senso opprimente di corruzione e di immobilità. Il nuovo millennio, insieme a tante novità, sembra aver portato con sé il fallimento di molti ideali unitamente alla decadenza di una società che ha perso le proprie certezze, e il disastro delle teorie di una generazione, quella dei nostri padri, a cui il futuro è sfuggito di mano. La contestazione sessantottina è un ricordo e la rivoluzione del cambiamento ad essa collegata ha lasciato il posto alla disillusione e all’apatia. Non esiste più la prima linea attiva che lotta per guadagnare diritti per il progresso sociale. Abbiamo alle spalle una storia di rabbia contro soprusi, fascismo, terrorismo di stato, politica, che portava alla ribellione in grado di modificare situazioni drammatiche, di vincere guerre e battaglie sociali e ora sonnolenti, apatici e distaccati a quello che ci circonda incanaliamo il nostro odio soltanto verso i più miserabili. Riusciamo a trovare la forza per odiare qualcuno che sta peggio di noi e che disperato trova una via di fuga, alquanto incerta, in mare, per sfuggire a guerra, fame, torture e schiavitù.
Il grande sogno di riforme e aperture verso una vita migliore per tutti si sta inesorabilmente estinguendo e quello che abbiamo lo teniamo stretto, incapaci di rievocare empaticamente il nostro star peggio. Chiudiamo occhi e cuore affinché il benessere raggiunto non venga intaccato. La cultura del benessere ci ha reso insensibili. La globalizzazione ci ha regalato la globalizzazione dell’indifferenza. Pieni di insoddisfazioni e frustrazioni non riusciamo a individuare le radici del problema della società iniqua nella sua interezza. Teniamo saldamente chiuse le frontiere mentre sfruttiamo le loro terre e rincorriamo il business mentre spolpiamo natura e ecosistema. Desideriamo capi firmati, ci agitiamo a ritmo di rap inseguendo facili illusori successi, tifiamo per moderni eroi che i reality sfornano continuamente e avanziamo verso l’incertezza, incapaci di godere dei ricchi frutti delle conquiste sociali e del progresso. Consumismo, inflazione, immigrazione, crisi energetica, inquinamento, sono argomenti continuamente collegati all'influsso di una legge economica e tecnologica che diamo per irreversibile, obbligata e soprattutto autonoma da un discorso generale sull'uomo e sulla società.
La storia ci ha tirato proprio un brutto scherzo… Una concezione della vita che ci assorbe nella sua totalità, così, camminiamo sempre più spesso con un android in mano, in metropolitana e in strada, gli occhi puntati sullo schermo di un qualsiasi cellulare che connette alla rete, il wifi è ovunque e virtualmente ci rende vivi!