Nascosta dalle gelosie

Un racconto

di Patrizia Vindigni

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Dietro la gelosia, lei viveva le sue giornate. In quel modo guardava la vita scorrere lungo la strada, in tanti corpi diversi, di gente, a volte, conosciuta. La casa era di un colore chiaro, con fiori colorati alle finestre, rossi e arancioni su alcune, azzurri e bianchi su altre. Le imposte chiudevano lo sguardo a chi, per caso, si trovava a passare. Non era possibile vedere niente all’interno.
Lei invece da dentro casa, attraverso gli spazi delle verdi gelosie, poteva scrutare il mondo all’esterno. Era un continuo immaginare, creare legami, entrare nella vita altrui, silenziosamente, per riempire gli spazi vuoti della propria.
Non sorrideva spesso. Lì dentro la teneva reclusa non la sua volontà, non una scelta di vita. Era il suo sposo che, divorato dalla paura di perderla, da anni la teneva in casa, con la proibizione assoluta di uscire senza di lui.
Una galera, una prigione a vita.
Le finestre le avevano scelte insieme, prima di sposarsi. Le erano piaciute quelle decorate con delle roselline, negli incroci dei ferri, che scendevano a formare una curva elegante, nella quale, poi, avevano trovato posto i fiori dai mille colori. All’inizio aveva amato quel particolare della casa, quel ferro lavorato, che ricordava i balconi, che sembrava un ricamo leggero con quelle sue trame che, se illuminate dal sole, formavano disegni d’ombra sui pavimenti.
Aveva amato la casa e il suo giovane sposo.
Poi il desiderio di uscire, di fare una passeggiata, di incontrarsi con la sua più cara amica, Luisa, poi … quella prigionia senza fine. Non esisteva niente che potesse compensarla della perdita della sua libertà. Chiusa dietro quelle che ormai le apparivano come grate, soffriva e perdeva il suo sorriso, ogni giorno di più. Aveva provato a parlarne all’amato sposo, ma lui si rabbuiava, le proponeva il suo amore come compensazione, ma la perdita della libertà era diventata un incubo, un peso sul cuore di cui avrebbe voluto disfarsi.
Non poteva comunicare con nessuno, a parte i parenti stretti. La colpivano sempre le storie da loro raccontate del mondo a cui non poteva accedere. Quando lui rientrava, all’inizio, lei avrebbe voluto chiedergli mille cose, sapere cosa aveva fatto nella sua giornata, chi aveva incontrato, avrebbe voluto nutrirsi dei suoi racconti.
Il tempo, però, aveva reso di poco interesse anche il desiderio di quelle informazioni. Avrebbe voluto vivere lei FUORI dalle verdi gelosie ma un falso senso dell’amore non le permetteva neanche di poterlo sperare.
Quel ferro battuto, con le sue roselline, le aveva chiuso la vita in un tempo che le poteva regalare solo un senso di claustrofobia, in una vita non vissuta, ma spiata dagli spazi di luce.