Assonanza tra Eros e Thanatos

Tradimento, gelosia e follia dalla mitologia greca alla letteratura

di Marinella Tumino

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Il termine gelosia, da un punto di vista etimologico, deriva dal Latino “zelus” che significa, appunto, zelo, ovvero cura scrupolosa che può manifestarsi nei confronti della persona amata, tra fratelli, verso un collega o verso un vicino di casa benestante.
Questo sentimento che suscita emozioni, talvolta indescrivibili, può rivelarsi sotto varie forme. Per ricercarne le origini è necessario tornare indietro nel tempo. Pensate, anche gli Dei greci erano gelosi!
Era, per esempio, la dea della fedeltà coniugale e del matrimonio, era spesso alle prese con i tradimenti del marito Zeus e passò presto alla storia come la dea più vendicativa!
Tra gli esempi di donne gelose della classicità greca e latina non possiamo non citare Fedra, moglie del re di Atene, Teseo. Si innamorò del figlio del marito, Ippolito, ma venne rifiutata e a quel punto si vendicò accusandolo ingiustamente di essere stata violentata inducendo il padre a uccidere il figlio. In seguito, Fedra, confesserà, dopo essersi avvelenata con un filtro che poi la porterà alla morte.
Altra donna mortalmente gelosa del marito è Medea. Anche lei si vendicherà crudelmente del tradimento del marito Giasone, che, non solo la ripudierà ma si innamorerà di un’altra donna giovane e bella; allora Medea, tormentata dal dolore, preparerà la sua vendetta fingendo una pacificazione: tesserà per la nuova moglie il vestito di nozze, impregnato dei più mortali veleni. La malcapitata, tra le più acutissime grida, morirà appena indossato l’abito. La vendetta di Medea non si arresterà, infatti lacerata da un odio crescente ucciderà i propri figli, pur di infiggere dolore e punire Giasone.     
Come sostiene il professore di Psichiatria e Psicologia medica, Willy Pasini, che ha scritto un interessante saggio su tale argomento (“Gelosia- L’altra faccia dell’amore”, Best Sellers Mondadori, 2004), la gelosia non nasce da un gesto sospetto della persona amata o da un comportamento, ma è un impulso arcaico che ogni essere umano sperimenta fin dalla prima infanzia.
La paura dell’abbandono, l’insicurezza e la mancanza di autostima, come sostiene lo psicanalista Sigmund Freud, è alla base del delirio d’ira, della gelosia patologica che sfocia, a volte, in delitti d’onore o delitti passionali.
Parlare d’amore, in taluni casi, significa parlare di gelosia, di possessività. Un dualismo che ha radici profonde e di cui anche la letteratura è molto ricca.
Nella Letteratura inglese, per esempio, spicca la figura di Otello per il quale la gelosia è sinonimo di possessività. Vedere disonorata la sua figura di uomo fiero e impassibile è per il fiero condottiero inaccettabile tanto che, colpito da tormenti interiori, uccide la bella Desdemona e quando si renderà conto di essere stato ingannato e di aver commesso un errore, si toglierà la vita. Otello è così diventato modello della passione amorosa che, deviata dalla gelosia, conduce all’autodistruzione, alla morte. Potremmo in questo caso dire che Amore e Gelosia sono Eros e Thanatos! Anche nella Letteratura italiana la potenza della gelosia è descritta perfettamente da Ariosto nella sua opera “L’Orlando furioso”. La gelosia è la vera e perfida vincitrice. L’autore trasmette al lettore la sofferenza psicologica determinata dalla gelosia attraverso immagini metaforiche di dolore fisico, ad esempio descrivendo le lettere dei messaggi d’amore di Angelica e Medoro come “chiodi che trafiggono il cuore dell’eroe amante”, Orlando, che non è ricambiato e che presto impazzirà. Ecco! I due protagonisti, Otello di Shakespeare e Orlando di Ariosto, sono entrambi deviati da quel "mostro dagli occhi verdi che si diletta col cibo di cui si nutre".
Recitava Francois de La Rochefoucauld: “La gelosia nasce sempre con l’amore, ma non sempre muore con lui”. Tuttavia, è necessario fermarci un attimo e chiederci se la gelosia è davvero solo un sentimento negativo. Per fortuna non sempre conduce alla morte o alla follia! Essa offre anche risvolti positivi: in un rapporto di coppia, per esempio, la rivalità di un corteggiatore può accendere la miccia della passione o, ancora, nella competizione lavorativa, un pizzico di gelosia può essere da sprone per far crescere professionalmente. Il senso del possesso (non certo di natura patologica!) può essere di certo la prova dell’autenticità del sentimento.