L’uomu gghilusu mori curnutu!

Note a margine

di Ciccio Schembari

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    Ernest Hemingway


L’uomu gghilusu mori curnutu! L’uomo geloso muore cornuto! Dice la saggezza popolare.
Geloso non solo della moglie ma anche di altro. Geloso è chi ha qualcosa verso cui ha un riguardo così tanto scrupoloso al punto da non goderne.
Ho conosciuto un tale così tanto geloso della sua macchina al punto da usarla raramente per paura di qualche graffio.
L’uomo geloso è avaro verso gli altri e verso se stesso. Non vive per non sciupare quello che ha e finisce per sciupare la sua vita. Cornuto, appunto. Chi non è geloso invece vive. Magari sperpera quello che ha, ma vive.
Col seguente monologo ho raccontato, in un laboratorio di recitazione, la vita di un signorotto di un piccolo paese che aveva dilapidato il cospicuo patrimonio ereditato.
«Dottoressa cara, lo so che mi vuoi bene. E la cosa mi fa piacere.
Però mi vuoi proibire l’alcool. Dici che mi fa male, mi accorcia la vita. . .
Dottoressa mia: meglio vivere un giorno da leone che una vita da miserabile.
Tutta la mia vita l’ho vissuta da leone, mia cara, e voglio vivere da leone anche questi pochi anni che mi restano.
Lo so cosa dicono di me. Ha dilapidato il grosso patrimonio ereditato. . . .
Lasciali dire. Miserabili sono!
Che dovevo fare? Metterlo a frutto, accumulare altro capitale e fare il Paperon dei Paperoni, miserabile in mezzo all’oro?
Oppure dovevo conservarlo e vivere da verme? Per cosa? Perché lo dilapidassero i miei eredi? Ma ti pare?!
Ho vissuto alla grande. Loro non sanno cosa vuol dire vivere alla grande. Non sanno cos’è la vita. Parigi, le belle donne, i viaggi, Vienna, Praga, Madrid . . . il mangiar bene, gli alberghi di lusso, le lenzuola di seta, i vestiti di lana inglese, le avventure, la caccia grossa, i safari. . .
Qual è la loro vita? Formiche avanti e indietro tutto il giorno a raccattare briciole. E la chiamano vita!
Amica mia, mi vuoi ridurre a questo? Ma ti pare?!
Lo so, lo so. . . non ho più i soldi che avevo prima. . . lo so, lo so. . . non posso più avere le donne, non posso più viaggiare. . . lo so. Ma il fuoco dentro, quello, c’è l’ho ancora e posso sognare. E l’alcool mi aiuta a sognare.
Amica mia, se mi togli l’alcool mi togli il fuoco che ancora mi riscalda, mi spegni la vita.
Lo so cosa dicono quei miserabili che si ritengono raffinati, capaci di pensare. Dicono che sono un povero illuso, un fallito che non possiede più nulla e vive di sogni, di contemplazioni. . . E ti pare poco? Notre Dame di Parigi non la puoi possedere ma la contempli e godi.
Io bevo e sogno, bevo e ricordo, bevo e contemplo, bevo e godo. Godo come godevo allora. Io posso, perché io ho vissuto e so. E loro no.
Perché io sono io, e loro non sono un cazzo!»