Così è (se vi pare)

Storie di ordinaria gelosia (a ognuno così come gli pare)

di Fabio Pinna

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    William Faulkner

 

Il lupo perde il pelo ma non il vizio, dicono. Lo scrittore perde l’editore, la fama o una fascia di mercato ma non il suo orgoglio di scrittore, e anche questo nell’ambiente è risaputo. Come è innegabile che scrivere, con capacità e retribuzione, sia un mestiere. Anche tinteggiare abitazioni è una professione, così per dire, eppure è molto difficile venire a conoscenza di imbianchini che provino rivalità per i lavori delle ditte concorrenti (“la mia pennellata vale due delle tue”), mentre possiamo definire sistematica quella tra scrittori. Se esistono professioni che generano un più alto tasso di amor proprio rispetto ad altre può essere interessante cercare di capirne la ragione. Oppure no, non capirla. Ipotizzare, confonderci a vicenda parlandone insieme.

Sembra un discorso banale, ma facciamolo lo stesso. Ognuno ha un concetto soggettivo di ciò che è Arte (l’arte di essere invincibili a biliardino ne è un esempio), e guai a smentirlo. Nel tentativo di definire in maniera universale l’arte si potrebbe dire, ma questo lo dico io, che essa è qualunque forma di espressione sensoriale in grado di comunicare un messaggio, suscitare emozioni, soddisfare la necessità soggettiva del bello. E tutto questo contemporaneamente. Più corde che suonano insieme insomma, un accordo armonico. C’è chi lo sente e chi lo capisce.

Ipotizziamo che i mestieri interessati dall’arte diventino una specie di tutt’uno indistinguibile da essa e che tendano a creare negli uomini la convinzione assoluta (a prescindere da reali riscontri) che l’esercizio delle capacità artistiche in proprio possesso li elevi culturalmente, eticamente, socialmente, moralmente, e forse anche cognitivamente, rispetto alla massa. Un’acquisizione automatica. Potrebbe essere un’ipotesi non lontana da una diffusa realtà? Se vi pare.

Questo ci porta al nodo ingarbugliato del nostro discorso, la ragione della mancanza di gelosia tra imbianchini e la sua notevole presenza tra scrittori. O tra musicisti, pittori, attori, rispetto ad altre categorie. Inutile voler dimostrare scientificamente l’esistenza di settori ad alto rischio gelosia, è la storia stessa che ci offre innumerevoli precedenti.

Per restare nel campo dei letterati basterà una “googlata” per farci scoprire i grandi dissidi storici tra Hemingway e Faulkner che cercavano di evitare di spartire la loro grandezza davanti ai lettori americani attraverso dichiarazioni velenose. Indelebile quella di Faulkner che una volta apostrofò così il rivale:

“Niente coraggio: non ha mai usato una parola che il lettore ha dovuto cercare sul dizionario.”

Lo stesso Borges mal sopportava Hemingway, a causa di visioni politiche completamente diverse ma pure per modi di vedere, e di interpretare nella propria vita, la letteratura. Una leggenda racconta che alla morte di Hemingway il caro Borges abbia inviato in cimitero una corona di fiori con il poco simpatico messaggio:

“Hemingway, che era un esibizionista, ha deciso di suicidarsi dopo essersi reso conto di non essere poi un grande scrittore. La cosa in parte lo redime.”

Nabokov invece, trent’anni più giovane di Bunin pare lo stimasse altamente, considerandolo un maestro e condividendo con lui privatamente i suoi lavori. Tuttavia più la fama di Nabokov cresceva più Bunin ne diventò geloso finché i loro rapporti si congelarono bruscamente.

I dissapori documentati tra scrittori non si fermano qui, ma evidentemente non tutti sono attribuibili a un sentimento diretto di gelosia verso la notorietà dell’altro. Ricordiamo le dichiarazioni di Mark Twain verso Jane Austen (già deceduta da anni), le critiche più recenti tra Harold Bloom e J.K. Rowling o quelle a colpi di tweet, oggi si critica in tempo reale mica con le missive come una volta, tra Bret Easton Ellis and David Foster Wallace.

La lista è lunga, ho avuto modo di leggere le dichiarazioni di una trentina di scrittori importanti, alcuni intramontabili, cercando di capire con occhio critico, se quelle esternazioni particolarmente indelicate fossero celati tentativi di dimostrazione di superiorità. Difficile dirlo, a volte la mancanza di stima può dipendere da fatti privati o da posizioni politiche e ideologiche di cui noi lettori non siamo al corrente. Ci mancano dei pezzi.

Sai, magari Stephen King organizza una splendida festa privata con amici e colleghi, si sta da Dio a bordo piscina e anche la stilografica che ha regalato a ogni invitato non è per niente male, e ha dimenticato di invitare proprio te, e tu ti chiami Dan Brown, quindi magari con disappunto non lo saluti più o se lo devi salutare in pubblico gli sussurri all’orecchio “comunque il tuo libro è pessimo”.

Oppure sei un normalissimo lettore che ha un sogno nel cassetto: scrivere un bel libro. E hai un vicino di casa che si è auto pubblicato e ti vuole a tutti i costi vendere il suo libro. Lo compri, lo leggi, hai qualche perplessità sulla concordanza di alcune frasi, sull’editing, o sulla struttura della trama. Tu non avresti mai scritto una porcheria del genere, pensi. Però non dici niente perché vuoi continuare ad avere normalissimi rapporti pacifici con il tuo dirimpettaio e un po’ anche perché non vuoi rischiare che ti righi la macchina nuova. Mai toccare l’orgoglio dello scrittore, difficile perché è grande, vero. Fai slalom.

Storie di ordinaria gelosia. Si assomigliano tutte. Non è teatro ma Così è (se vi pare).