Cane quotidiano

Riflessioni di un peloso essere senziente pieno di dignità

di Laura Ciancio

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Proprio non li capisco questi umani. Stanno in piedi su due zampe e, se io mi ci metto, mi sgridano. Si alzano la mattina e correndo vanno al bagno, si lavano, si profumano e si adornano come alberi di natale. Poi mi portano in fretta a fare i bisogni, mi rimproverano se mi attardo a odorare gli schizzetti dei miei amici, mi lasciano in terrazza e scappano via. Li rivedo la sera, con le occhiaie, di malumore, mi salutano distrattamente, si infilano dei buffi piedi che somigliano al mio pelo e si mettono a maneggiare su dei piccoli fuochi, aprono e chiudono sportelli, mischiano sapori e odori diversi e si preparano pappe che devono essere buonissime. Ogni tanto me le fanno assaggiare e, vi assicuro, non si trattano per niente male.
A volte litigano, parlano a voce alta, sbattono le porte e spariscono. Poi si rappacificano e hanno un modo di gesticolare molto particolare, articolano la voce e si mostrano i denti senza cattiveria, anzi, lo fanno in modo giocoso e allegro. A volte si riuniscono in branco con altri umani, parlano e si divertono. Qualche sera, dopo aver mangiato, si siedono su grandi cucce alte (le chiamano ‘poltrone’ e sono comodissime per rilassarsi, io lo so bene) e fissano imbambolati un quadro luminoso dove scorrono immagini e fuoriescono richiami e suoni. Io invece osservo le loro strambe facce e poi prendo sonno nelle posizioni più assurde, come fossi una pelle d’orso davanti al camino, ma rigirata al contrario. Si, insomma, una specie di cadavere. A volte li trovo tutti intorno a me spaventati che controllano se respiro ancora. E poi, chissà perché, mi mandano a quel paese!
Quando loro escono, mi rannicchio e dormo. Ma quando avverto un cane in lontananza che vuole dirmi qualcosa e non sento bene, abbaio forte, poi più forte ancora perché si accorga di me: “Io sono qui! Questa è casa mia!” Poi mi rimetto a dormire… Se non ci fosse quel gatto nel giardino dei vicini che mi sfida, facendo il fanatico in equilibrio sul davanzale… Allora mi arrabbio parecchio, tanto non c’è nessuno, sono usciti tutti, pure i vicini. Ma lui insiste, anzi poi fa i salti tra il cornicione e il tavolo, tra il tavolo e lo stendibiancheria, che puntualmente fa cadere in terra per allungarsi sulle lenzuola profumate e lisciarsi il pelo. È un provocatore, quel gatto. Ma io sono superiore. Non vale la pena neanche abbaiargli contro. Poi mi distendo al sole, quando c’è. E non c’è cosa più deliziosa che sentire il calore accarezzarti il pelo, dopo un lungo inverno. L’inverno non è molto piacevole, fuori. I miei umani escono quasi tutti i giorni al mattino presto e tornano nel pomeriggio. Io rimango rannicchiato nella mia casetta di legno, al riparo, soprattutto quando piove. Non sopporto i tuoni e mi nascondo, così mi fanno meno paura. Per fortuna ho una bella pelliccia addosso, che mi protegge dalle intemperie. È piena di nodi e matasse impossibili da sbrogliare e quando esco coi miei umani ci si attacca di tutto, palline che cadono dagli alberi, aghi di pino, foglie secche. Loro dicono che sono fatto con il velcro, ma io mi piaccio così.
Da quando è arrivato il mio compagno sono più felice. Anche lui viene dalla strada. Confesso che inizialmente ero molto geloso. E ancora adesso, quando loro gli fanno una carezza, la chiedo pure io, e che diavolo! C’ero prima io, avrò pure maturato dei diritti, no? Quando lui va lì da loro, seduti in poltrona, e fa lo svenevole, io mi precipito, sgomito, salto e alla fine carezzano anche me. Sono geloso ma solo un pochino. Però con lui sto bene. Beh, quando mettono qualcosa nella sua ciotola vado a vedere cos’è. Anch’io la reclamo. E infatti arriva anche nella mia. E vorrei ben vedere! Io sono un po’ grassottello e ho sempre fame. Alle sette di sera mi piazzo davanti al frigorifero e aspetto fiducioso. Faccio la faccia del povero cane. Funziona, eh! Quando mi hanno trovato per strada le mie ossa si potevano contare a occhio nudo. Ma ora che posso mangiare, mi tuffo nella mia pappa. Qualsiasi sia. Mica sono schizzinoso! Invece lui è un po’ aristocratico, mangia poco e lascia i bocconi nella ciotola. Io li vedo quando, di nascosto da me, gli danno qualche leccornia per farlo mangiare… E chiudo un occhio, anzi tutti e due. Mica sono geloso, solo un pochino.
Per farli divertire, poi, faccio il pagliaccio. Scivolo sul pavimento esterno bagnato, corro per arrivare prima  e sbatto contro la ringhiera. Per avere il biscotto in premio (“biscotto” è una parola magica), precipito dalle scale, cappottandomi. Non sono goffo, non sono un cartone animato, come dicono. Sono tutte finzioni. In realtà lo faccio per loro. Per farli divertire. E un po’ anche per lui, che è così serio.
Io, se mi dicono di stare seduto, mi ci metto. Il mio amico non è capace. Non si applica. È svogliato. Ma sa scovare le lucertole meglio di me e, quando arrivo io, loro sono già scappate sul muretto di sopra e mi fanno ciao con la zampina.
Lo ammetto, lui è un grande cacciatore, ma io sono più saggio. E non sono geloso, no, solo un pochino.